Il diritto naturale dei nostri nemici

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.5.2022 (aggiornato il 2.5.2022)

Leggo di libertari che, in nome della libertà, inviano diffide ai datori di lavoro che, dopo il 1 maggio, impongono ai loro impiegati l’uso della mascherina, obbligo che dopo tale data è illegale: cioè contrario a quello che stabiliscono, ad oggi, gli ordini dell’autorità. L’invio di una tale diffida (e il procedimento legale che potrebbe seguirne), in sé, è una questione di poco interesse. Quello che invece è interessante, dal mio punto di vista, sono le implicazioni di un atteggiamento di questo tipo: in particolare, il fatto che il sentiero della libertà sembra essere sempre più perso perfino da chi, in quanto libertario, si è assunto il compito di curarlo, mantenerlo e svilupparlo.

La parola “libertà” è un’etichetta che, a differenza dell’etichetta “leone”, può essere applicata a qualsiasi sostanza e che quindi non dice nulla sulla sostanza. Perfino la schiavitù può essere chiamata (ed è stata chiamata) “libertà”. Per questo spesso è necessario, prima di usare la parola “libertà”, chiarire a quale tipo di sostanza ci si riferisce; in particolare, a quale tipo di regole coercitive ci si riferisce.

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Lettera a un amico

Caro […],

Non riesco a trovare un modo delicato di dirlo, quindi scusami se lo dirò in modo brutale.

Il Green Pass ha creato una situazione peggiore del fascismo, sotto molti aspetti.

So bene che il totalitarismo è nella struttura giuridica che sta dietro alle cose oggi più universalmente accettate, come l’imposizione fiscale, la progressività fiscale e il denaro di stato, per esempio. Sulla base di un’argomentazione razionale, ho sempre ritenuto totalitari (quindi fascisti) coloro che erano a favore di queste cose, o che le accettavano in modo indifferente. Tuttavia, al fine di avere rapporti umani, avevo imparato a compartimentalizzare la mia anima: a separare la razionalità (il mio considerarli fascisti) dalle emozioni (il mio considerarli amici, o famiglia). Il fatto di essere nato all’interno di queste forme di totalitarismo mi ha aiutato in questo.

Il Green Pass, tuttavia, è un salto di qualità nuovo di questo fascismo, molto diverso da quello in cui sono nato e che, anche se ho sempre combattuto intellettualmente, ho accettato emozionalmente.

Il Green Pass, che mette agli arresti la mia donna e madre delle mie figlie, e quindi danneggia e discrimina legalmente sia lei che loro, non solo non lo accetto razionalmente, come è ovvio, ma nemmeno emozionalmente. Il Green Pass ha fatto crollare la compartimentalizzazione: come posso essere amico di chi è a favore dell’arresto di mia moglie e del male che questi nuovi fascistelli al governo stanno facendo alla mia famiglia? Come posso sedere allo stesso tavolo, parlando del più e del meno, con chi è a favore di un male così profondamente immorale e illegittimo contro la mia donna e le mie figlie? Un male che viene fatto nel nome di un “bene pubblico” che, pur essendo sempre logicamente inesistente, in questo caso vuole perfino essere giustificato sulla base di niente di meno che la menzogna “scientifica”? Come posso mantenere i rapporti sociali con chi è a favore che la mia donna sia esclusa dalla società?

Prima del Green Pass, riuscivo (Pauline e io riuscivamo) ad avere rapporti umani con i nemici della libertà. Dopo il Green Pass, non ci riusciamo più. Non è una decisione razionale, ma un’impossibilità emozionale.

Ti auguro ogni bene e di capire un giorno l’orrore giuridico, morale e umano di cui il tuo essere a favore del Green Pass ti rende partecipe.

Giovanni

Il meraviglioso mondo di quelli che “il Green Pass è costituzionale”

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.7.2021 (corretto il 24.7.2021)

In un recente articolo su Il Sole 24 Ore, Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani sostengono che l’arbitraria limitazione della libertà di movimento di coloro che hanno scelto di non vaccinarsi contro il Covid (il cosiddetto “Green Pass”) non è in contrasto con la costituzione. L’argomentazione di fondo è che “la costituzione tutela la salute come interesse della collettività”. Secondo una sentenza della corte costituzionale del 2018, la costituzione consentirebbe “l’imposizione di un trattamento sanitario se diretto ‘non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri’”. Questo, tuttavia, continuano gli autori, ad alcune condizioni. Prima fra tutte il fatto che “la scienza garantisca, entro i confini in cui può farlo, la sicurezza dei vaccini e la loro indispensabilità per superare la pandemia”. Gli autori dell’articolo sono del parere che tale violazione della libertà (il “Green Pass”) “corrisponda a un bilanciamento fra beni giuridici ben orientato dal punto di vista costituzionale … Come si opera questo bilanciamento? In base ad alcune regole note, declinate seguendo il principio di ragionevolezza. Possiamo ricordarne alcuni: i beni collettivi possono fare premio su quelli individuali; in base al principio di solidarietà, le persone più deboli debbono essere tutelate; in base a quello di responsabilità, chi si è posto in una posizione di rischio che avrebbe potuto evitare senza difficoltà, può essere, in una certa misura, meno tutelato di chi quella stessa posizione di rischio non ha potuto evitare; infine, situazioni emergenziali possono giustificare una maggiore compressione, per il tempo strettamente necessario, di alcuni diritti fondamentali”.

I problemi con la tesi esposta nell’articolo sono di due tipi: puntuali e strutturali. Questi due tipi di problemi sono uno il riflesso dell’altro ma per semplicità espositiva è meglio discuterli separatamente.

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