Dalla presunzione fatale alla strada verso la schiavitù: l’euro e l’UE

FRANCESCO SIMONCELLI, 31.7.2015

(Pubblicazione originale: francescosimoncelli.blogspot.com)

Com’era prevedibile, e come avevo preannunciato in questo commento, la Grecia è stata infine salvata. Non c’è da sorprendersi. Il progetto europeo è qualcosa che riguarda fortemente una pianificazione centralizzata dell’economia su scala extra-nazionale, ed è stato impiegato troppo capitale materiale e temporale affinché venisse portato alla luce. Il progetto europeo doveva essere il fiore all’occhiello del NWO, invece si sta trasformando in un incubo per le persone sottomesse ai suoi dettami e un misero fallimento per gli eurocrati che ancora ci credono. A questo proposito, quindi, si farà di tutto per tenere in piedi questa farsa. Il prezzo non è qualcosa che preoccupa i pianificatori centrali, non saranno loro a pagarlo. Sarà, come la solito, scaricato sui contribuenti. Se volete un assaggio, vi basta guardare al Giappone. Esatto, questo è il paziente zero; se si vuole sapere dove finirà l’occidente basta guardare alla colonia di vecchi ultra-indebitata del sol levante, dove il continuo interventismo centrale sta ammazzando ciò che resta di onesto nell’economia nipponica. Continue reading

L’insostenibilità etica ed economica del cosiddetto ‘stato sociale’

FERRI, GIOVANNI BIRINDELLI, 1.8.2015

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

“Vorrei capire da assoluto profano, come si colloca la filosofia libertaria di fronte a chi non ce la fa, cioè non riesce a conquistarsi i mezzi necessari per vivere, istruirsi, curarsi. Nonostante ci provi con le sue migliori forze o perché oggettivamente svantaggiato. Nella logica statalista la comunità estesa interviene per mezzo dello stato assistenziale che impone coercitivamente un prelievo tramite la tassazione…. Ho letto i codici dei Liberi Comuni e altri articoli ma non trovo risposta…. Grazie” (Ferri). Continue reading

Expo di Milano: fiera dello statalismo. Expo di Londra: fiera della libertà

GIOVANNI BIRINDELLI, 30.4.2015

(Pubblicazione originale: Migliverde.eu)

In un articolo dal titolo “La storia di Expo in 34 edizioni, dal 1851 ad oggi” il Corriere della Sera passa brevemente in rassegna le diverse edizioni delle maggiori esposizioni internazionali. La sensazione che si ha e che senza dubbio vuole essere trasmessa dal titolo di quell’articolo è che, a partire dalla grande esposizione del Crystal Palace di Londra del 1851, è stata creata una “scatola” il cui contenuto (che dovrebbe essere il meglio e quanto di più avanzato ogni paese ha da offrire) cambia da edizione a edizione, ma la scatola rimane sostanzialmente la stessa. Expo sarebbe l’ultima edizione di un evento nato appunto nel 1851.

Figuriamoci. La grande esposizione di Londra del 1851 fu un evento interamente privato che non ricevette un solo centesimo di denaro cosiddetto “pubblico” (cioè estorto con la violenza ai legittimi proprietari mediante il prelievo fiscale). …

 

Il seguito dell’articolo qui: link

Einstein, il socialismo e la relatività dell’intelligenza

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.10.2014

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario, qui con alcune piccole aggiunte/modifiche)

Che il socialismo, in ogni sua espressione (di “destra”, di “sinistra”, “grillina”, finto-liberale, ecc.), sia relazionato a un’oggettiva e specifica deficienza di capacità intellettiva, è un fatto noto.

I socialisti sono infatti intellettivamente incapaci concepire qualcosa che sia utile all’uomo e che, a differenza di un martello o di un’organizzazione, non sia stato progettato intenzionalmente da qualcuno. In altre parole, essi sono intellettivamente incapaci di concepire un ordine spontaneo. Continue reading

Segnalazione di un bellissimo articolo

MERITO, STATOLATRIA E LA MORTE DELLA SOCIETA’ OCCIDENTALE” di Novello Papafava

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario, 6.9.2014)

La mentalità anti-scientifica

GIOVANNI BIRINDELLI, 30.8.2014

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario)

 

L’approccio anti-scientifico ha diverse caratteristiche tipiche: una di queste è quella di fare appello a (e di considerare inviolabile) il “consenso acquisito”; un “consenso acquisito” che oggi, tra l’altro, nel caso delle scienze sociali, viene fabbricato dal potere politico con una catena di montaggio di cui le università e i media mainstream sono solo alcuni degli anelli. Questa caratteristica è tipicamente anti-scientifica perché, senza mettere continuamente e coerentemente in discussione il consenso acquisito, la scienza sarebbe ancora all’età della pietra, e noi con lei. Continue reading

Lo stato non sente dolore

GIOVANNI BIRINDELLI, 28.8.2014

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Ministro Guidi: “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale”. Frasi come questa sono la cartina di tornasole dell’analfabetismo economico, oltre che del totalitarismo (i due vanno sempre insieme). Anche se fanno male, soprattutto a chi ne è colpito direttamente, i licenziamenti infatti sono una cosa positiva: essi sono il modo in cui il mercato cerca di auto-curarsi dall’interventismo economico e monetario. Essi sono il modo in cui il mercato parla allo stato e gli dice che deve stare fuori dalle scatole. In questo senso, essi sono come il dolore che segnala al cervello che deve togliere il dito dalla fiamma. Se lo stato ascoltasse il mercato (ma per farlo servirebbero le orecchie, cioè la padronanza della scienza economica, che coloro che controllano lo stato quasi mai hanno, altrimenti non controllerebbero lo stato); se lo stato ascoltasse il mercato, dicevo, toglierebbe il dito dalla fiamma: cioè, tanto per cominciare, abolirebbe le banche centrali, il corso forzoso, le assicurazioni di stato sui depositi bancari (se non direttamente la riserva frazionaria), ogni forma di dazio, sussidio, discriminazione fiscale, ogni forma di regolamentazione diversa dalla Legge intesa come principio (cioè come regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo) e dai provvedimenti strettamente necessari alla sua difesa, ogni forma di spesa “pubblica” che non sia immediatamente collegata e strettamente necessaria alla difesa della Legge così intesa. Se lo stato ascoltasse il mercato, chi ha perso il lavoro lo ritroverebbe dopo poco e la disoccupazione non tenderebbe a crescere nel lungo periodo e a diventare permanente. Lo stato, tuttavia, non ha orecchie: la scienza economica non abita lo stato per definizione. Lo stato non sente dolore: le conseguenze delle sue azioni ricadono su altri, non sui parassiti che le producono. Anzi, i sistemi cosiddetti “democratici”, basandosi sull’irresponsabilità individuale, sono caratterizzati da una struttura di incentivi interamente orientata a mettere parti del corpo via via sempre più estese e sempre più vitali sulla fiamma. “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale” è forse la frase che più di ogni altra esprime il collettivismo, cioè l’incapacità intellettuale di concepire qualcosa che serva gli scopi dell’uomo che non sia stato deciso e progettato da qualcuno: in altre parole, l’incapacità intellettuale di concepire un ordine spontaneo come il mercato o la Legge. “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale” vuol dire: “Impediamo al sistema di creare posti di lavoro, serve stupidità”.

Video dell’intervento a Liberi Comuni d’Italia

GIOVANNI BIRINDELLI, 4.5.2014

(Video dell’intervento tenuto a Siena il 4 maggio 2014 in occasione della costituzione di Liberi Comuni d’Italia)

Il testo può essere trovato a questa pagina: link

Intervento a Liberi Comuni d’Italia

GIOVANNI BIRINDELLI, 4.5.2014

(Testo dell’intervento tenuto a Siena il 4 maggio 2014 in occasione della costituzione di Liberi Comuni d’Italia)

La decadenza si manifesta in modo estremamente reale, concreto, tangibile: un imprenditore che si toglie la vita, un’impresa che chiude, una persona che perde il lavoro, una famiglia che non ce la fa ad arrivare a fine mese, un campo di ulivi che viene abbandonato a se stesso. È allora istintivo e perfino rassicurante cercare di contrastare la decadenza in modo altrettanto reale, concreto, “fattivo” e, contemporaneamente, evitare e perfino ridicolizzare le chiacchiere filosofiche. Tuttavia, anche se la decadenza a cui stiamo assistendo si manifesta in modo molto reale e concreto, la sua causa ultima è puramente filosofica: essa consiste nell’idea astratta di legge che è stata imposta, nel caso italiano, dalla costituzione. Continue reading

La crisi è una cosa positiva

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.8.2013

(Original publication: Movimento Libertario, L’Indipendenza)

Da anni i politici cercano di mantenere calmo il gregge sempre più affamato ripetendo in continuazione che la fine della crisi è vicina. La risposta classica a questa presa in giro dei cittadini da parte del potere politico è che tali ‘previsioni’, per quanto ‘autorevoli’ fossero, sono sempre state smentite dai fatti. Esiste una risposta diversa fornita dalla Scuola Austriaca di economia: in una situazione di interventismo economico e politico da parte dello Stato (interventismo che in Italia ha continuato a espandersi per decenni ed è oggi arrivato vicino al suo limite fisico), eventuali segnali di miglioramento economico sarebbero paradossalmente una pessima notizia per l’economia e per le prospettive economiche delle persone. Continue reading

L’interventismo politico, il preludio del declino della civiltà

ALESSANDRO VITALE, 10.5.2013

(Original publication: L’Indipendenza, Liber@mente)

Quando le persone sono state condizionate per generazioni a credere che la scelta politica (ossia di chi comanda) su tutto ciò che le riguarda sia l’unica possibile e che tutto sia “bene pubblico”, scelto collettivamente e a contribuzione obbligatoria (tassazione: generalmente scaricata solo su alcuni), è impresa vana ricordare che ci sono state epoche in cui le scelte individuali indipendenti nel loro intersecarsi e nel dar vita a organizzazioni spontanee e volontarie, dominavano e garantivano le convivenze. Affiorano subito, infatti, lo scetticismo e l’incredulità. Continue reading

Libero mercato, interventismo e legislazione privata

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.6.2013

(Original Publication: Ludwig von Mises Italia, revised edition)

1. Libero mercato e interventismo sono processi, non stati

Battersi per il libero mercato senza allo stesso tempo battersi anche per l’idea filosofica di legge sulla quale il libero mercato si regge, e quindi contro l’idea filosofica di legge che rende possibile l’interventismo, è uno sforzo in gran parte inutile. Continue reading