Anche Hitler era favorevole all’armonizzazione

GIOVANNI BIRINDELLI (22.2.2018)

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

In fondo anche Hitler voleva l'”armonizzazione” delle sue regole in Europa. Anche lui (dall’estate del 1941 in poi) si sarebbe seccato se le persone da lui perseguitate avessero potuto “delocalizzare”: cioè andare dove “loro conveniva”; dove le condizioni erano meno difficili di quelle prodotte dal nazismo ad Auschwitz per esempio (cosa che dopo l’ufficializzazione della “soluzione finale” in effetti non poterono più fare). Continue reading

Buone elezioni a tutti

GIOVANNI BIRINDELLI (6.2.2108)

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Il professor Theodor Maunz, uno dei maggiori esperti di diritto costituzionale di cui disponeva Hitler, affermò che “Il comando del Führer è il centro assoluto dell’attuale ordinamento giuridico”.

Poi, dopo che la Germania nazista perse la guerra e fu instaurata la democrazia, egli “approdò a idee diverse” e divenne ministro della pubblica istruzione in Baviera.

Maunz si sbagliava. Non nel senso che, nella Germania di Hitler, il comando di quest’ultimo non fosse il centro assoluto dell’ordinamento giuridico. Ma nel senso che le “idee” a cui egli (Maunz) “approdò” quando saltò sul carro dei vincitori (e su quale poltrona!) non erano “diverse” da quelle che aveva in precedenza, almeno per quanto riguarda la libertà.

In un sistema democratico, infatti, il “centro assoluto dell’ordinamento giuridico” (la ‘legge’) è, invece che il comando di un uomo, il comando di una maggioranza rappresentativa. In relazione all’esistenza di limiti non arbitrari al potere coercitivo di alcuni su altri, questa differenza è logicamente del tutto irrilevante.

Buone elezioni a tutti il 4 marzo.

Bitcoin, legislazione e processo di emancipazione dallo stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.1.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Bruno Leoni scriveva che «Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti»[1]. La ragione per cui nella lista Leoni non poteva includere “usare un tipo determinato di denaro” è che, all’epoca in cui scriveva, in questo campo lo stato non solo già da tempo interferiva nelle scelte individuali, ma già le vietava tout court.

E lo faceva senza che peraltro molti notassero che le ragioni di principio per le quali ognuno dovrebbe essere libero di usare il tipo particolare di denaro che preferisce sono esattamente le stesse di quelle per cui ognuno dovrebbe essere libero di indossare il tipo particolare di abbigliamento che preferisce. Queste ragioni hanno a che vedere col principio di autodeterminazione, che è l’altra faccia, quella positiva, del principio di non aggressione.

Tuttavia, le ragioni economiche per introdurre il libero mercato nel settore del denaro sono molto più forti rispetto a quelle per salvaguardarlo nel settore dell’abbigliamento. L’intervento statale nella produzione di vestiti produrrebbe seri danni economici settoriali. D’altro canto, la Scuola Austriaca di economia ha dimostrato col metodo adatto alla scienza economica che il monopolio legale del mezzo di scambio produce necessariamente crisi cicliche sistemiche.

Tuttavia, fino al 2009, non c’era alcuna strada realisticamente percorribile per difendere con successo il libero mercato nel settore del denaro. Nessuna delle due strade fino ad allora disponibili, infatti (e cioè la via politica e quella culturale), poteva riportare il denaro a casa.

Continue reading

Libertà e uguaglianza si escludono a vicenda

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.1.2018

Sulla strada che devo fare per andare al supermercato ci sono un paio di poster del partito “liberi e uguali”. Lo slogan del poster è: “per i molti ma non per i pochi”.

Il nome di questo partito è una contraddizione logica che sintetizza magnificamente il totalitarismo democratico in generale e della costituzione italiana in particolare. Continue reading

Obbligo di assumere disabili e società libera

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.1.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

“Assunzioni obbligatorie di disabili. Dal primo gennaio 2018 è in vigore la nuova normativa, che prevede che le aziende che hanno almeno 15 dipendenti devono assumere un disabile” (link all’articolo).

Con buona probabilità, chi ha prodotto questa “normativa” non ritiene di essere un disabile mentale.

E con ancora maggiore probabilità, ritiene che questa “normativa” sia opposta alle ‘leggi’ razziali. In questo caso, infatti, la ‘legge’ obbliga un’azienda ad assumere Tizio; in quell’altro la obbligava a licenziare Caio.

ll problema è che, in entrambi i casi, quest’ingerenza coercitiva dello stato nella vita aziendale avviene in funzione di un presunto “bene superiore”. Un “bene superiore” arbitrariamente definito e, in quanto basato sull’aggressione, necessariamente un male sia dal punto di vista etico che economico; e generalmente riconosciuto come tale solo a posteriori.

Continue reading

Il ‘ricordo’ di Giovanni Alberto Agnelli da parte di Veltroni

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.12.2017

A vent’anni dalla scomparsa di Giovanni Alberto Agnelli, Walter Vetroni ne scrive un ricordo sul Corriere della Sera. Lo definisce “il mio amico” e mette bene in evidenza il fatto che avevano un rapporto personale. Tuttavia, quel ricordo a me sembra essere un manifesto elettorale di pessimo gusto, in cui non vengono messe in risalto le qualità umane della persona ma la sua presunta mentalità collettivista; o meglio: in cui questa mentalità (desunta da frasi come «La nostra azienda ha tra i propri punti di riferimento fondamentali la responsabilità sociale») viene confusa con le qualità umane della persona.

Termini come “responsabilità sociale” sono, nel migliore dei casi, dei non-sensi logici. Nel peggiore, sono un modo vile per convincere le persone più fragili a rinunciare a fette sempre maggiori della loro libertà a favore del potere politico. Il migliore dei casi è facilmente quello di un giovane capo di azienda il cui lavoro è creare valore e profitto; e che, anche se intelligente, non necessariamente ha tempo per approfondire alcune questioni teoriche in modo rigoroso. Il caso peggiore, è quello di coloro che Mises definiva «inadatti a servire i loro concittadini, e che per questo li vogliono comandare» (o li hanno comandati).

Continue reading

“Legale”, “legittimo” e altre etichette

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.10.2017

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Parole come ‘legge’, ‘legale’, ‘legittimo’ hanno un bel suono. Sono delle belle etichette. Alcuni le appiccicano sui peggiori veleni, per farli ingurgitare alle persone che sono troppo pigre, o troppo stupide, o che hanno troppo poco tempo per capire che quello che gli viene fatto ingoiare è veleno. Queste persone sono facili prede di coloro che vogliono appropriarsi del loro essere perbene, e facilmente diventano alcuni fra i peggiori nemici della libertà.

Al di là delle etichette, a me sembra possibile distinguere tre ‘cose’ oggettivamente diverse fra loro: il principio, il comando, e la coercizione “di risposta”. Continue reading

L’ultima linea di difesa

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.10.2017

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

L’ultima linea di difesa di tutti coloro che sono a favore della repressione spagnola in Catalogna (il governo spagnolo, quel passacarte del re, gli unionisti, l’UE) è una sola: la costituzione. Continue reading

La legittimità nell’illegalità è l’ambiente naturale di bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.9.2017

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

 

Jamie Dimon, l’amministratore delegato di JPMorgan (la banca che ha patteggiato 13 miliardi di dollari per lo scandalo dei subprime nel 2008), critica bitcoin e le crittomonete perché implicherebbero «la creazione di denaro e di valore dal nulla». Uno che ha le idee chiare su bitcoin, il denaro fiat, l’inflazione e la teoria del valore insomma…

Prosegue: «più grandi diventano le crittomonete [immagino intenda: “maggiore diventa il loro valore di mercato”] più i governi le faranno chiudere [immagino intenda: “più i governi le renderanno illegali”, dato che con le crittomonete non c’è nulla da chiudere]».

Bitcoin è nato per essere resistente alla censura. Cioè per resistere e anzi fiorire in una situazione in cui il suo utilizzo e possesso sono illegali. La legittimità nell’illegalità è il suo ambiente naturale. Il resto è tutto grasso che cola.

Se bitcoin non resistesse nel suo ambiente naturale, l’esperimento fallirebbe. Purtroppo, poche cose al mondo sono certe come il fatto che Dimon non conosce quello di cui parla.

Tuttavia, se guardiamo al Venezuela per esempio (ai cinesi diamogli tempo), quello che vediamo è che nei paesi dove bitcoin è illegale (che poi tendono a essere i paesi in cui il potere d’acquisto del denaro fiat diminuisce più rapidamente) il suo utilizzo è più diffuso, perché spesso è l’unico modo di difendersi dall’iperinflazione, dai prelievi forzosi, dall’ipertassazione, dalle Cipro passate e future.

Scandali inversi

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.9.2017

1. “La strada dove abita il governatore della Campania Vincenzo De Luca è un senso unico. Eppure sotto al divieto d’accesso c’è un avviso: «Eccetto forze di polizia», in virtù del quale la vettura di servizio di De Luca, condotta da un vigile urbano, può accedere evitando di fare un lungo giro dell’isolato” (Corriere della sera).

2. La regola che impedisce di rubare, derivando dal principio di non aggressione, è a senso unico. Eppure sotto al divieto di rubare c’è un avviso: «Eccetto lo stato» in virtù del quale le agenzie statali, grazie alla sostituzione della legge con la ‘legge’ positiva (il comando arbitrario di un’autorità, eventualmente rappresentativa), possono appropriarsi di risorse altrui evitando la lunga e incerta trafila del chiedere un contributo volontario (o, meglio ancora, evitando di farsi da parte). Continue reading

“La Ue prepara la web tax, stop ai vantaggi per Google e Amazon”

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.9.2017

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Solita storia: i soldi degli altri li vanno a prendere dove ce ne sono di più. E questa maggiore estorsione la giustificano con l’obiettivo di eliminare “ingiusti vantaggi” o privilegi.

1. chiamare “vantaggio” un livello proporzionalmente minore di coercizione è già di per sé curioso: un po’ come se uno stupratore che avesse sequestrato dieci ragazze e ne stuprasse una meno delle altre, dicesse che quest’ultima gode di un ingiusto “vantaggio”, e quindi decidesse che, per ragioni di “uguaglianza”, essa deve essere stuprata di più; Continue reading

Migranti, diritto di proprietà e sentimenti umanitari

GIOVANNI BIRINDELLI, 26.8.2017

Migranti: niente sgomberi dagli immobili privati occupati senza soluzioni abitative alternative garantite da regioni ed enti locali.

Come dire: se qualcuno ti ruba l’auto, l’organizzazione che detiene il monopolio legale (e illegittimo) della violenza ti nega il diritto di rientrarne in possesso finché qualcuno non offre al ladro gratuitamente (in questo caso addirittura con denaro estorto) un’altra auto. Continue reading