Draghi e la “buona moneta”

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.2.2021 (aggiornato il 21.2.2021)

«Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta» (Mario Draghi, 17 febbraio 2021, primo discorso da Presidente del Consiglio al Senato). 

La questione ambientale, come quella monetaria, ha al centro lo stesso identico problema: l’aggressione sistematica e legale della proprietà privata da parte dello stato. Concentriamoci qui sulla questione monetaria. Approfondiamo un minimo il concetto di «buona moneta» che Draghi vuole vendere agli italiani.

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Se ci sono le banche centrali, può non esserci il Natale

GIOVANNI BIRINDELLI, 21.12.2020

Cinque giorni dopo aver detto che abolire il Natale sarebbe stato «disumano», il primo ministro inglese Boris Johnson ha di fatto abolito il Natale per un terzo delle famiglie inglesi imponendo loro il più assoluto isolamento. La sua giustificazione è stata che «stiamo sacrificando l’opportunità di incontrare i nostri cari questo Natale [dopo un anno che per molti è stato di terribile isolamento, ndr] così che avremo una maggiore opportunità di proteggere le loro vite e che potremo vederli a Natali futuri». In altri termini, assumendo ai fini del discorso (e per assurdo):

  1. che le previsioni catastrofiche sulle conseguenze cliniche di questa nuova variante del virus (fatte o avallate dagli stessi soggetti le cui previsioni sulle conseguenze cliniche della variante “classica” furono in eccesso del 200%) siano affidabili;
  2. che il lockdown sia il modo migliore per salvare vite;
  3. che il lockdown sia legittimo;

assumendo per assurdo queste tre condizioni, Johnson di fatto ha detto: “Io «so» quali sono le preferenze temporali di qualsiasi persona in qualsiasi momento, quindi mi sostituisco a tutte le persone e faccio le scelte temporali (quelle fra tempo presente e tempo futuro) al loro posto. Anzi, impongo a tutti la stessa identica scelta temporale”. Per esempio, a chi ha un tumore e non crede di arrivare al prossimo Natale (magari perché fa parte di quegli oltre tre milioni che solo nel Regno Unito a causa del lockdown – non del covid – non hanno potuto fare gli esami oncologici previsti), Johnson ha detto: “rinuncia a vedere i tuoi cari questo Natale, così potrai vederli il prossimo”. Idem per tutti coloro che per personalissime e individualissime ragioni preferiscono o possono vedere i propri cari questo Natale e non il prossimo, o quello dopo; o che hanno un rapporto con la morte (e/o con il rischio di morire) tale per cui essere con i loro amati questo Natale vale il rischio. 

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Dialogo con l’impiegato del monopolista ‘pubblico’ della nettezza urbana

GIOVANNI BIRINDELLI, 15.12.2020

Sono in ritardo per una riunione importante (face to face, per fortuna). Suona il citofono. Mi immagino che sia un corriere che porta alcuni dei regali di Natale per la mia bambina. Vado ad aprire.

«Buongiorno, siamo della nettezza urbana. Le abbiamo portato i nuovi contenitori dell’immondizia per la raccolta differenziata porta a porta» dice uno dei due impiegati col sorrisetto affabile di chi ti vuole fregare. 

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L’Unione Europea è vaccinata contro il virus (buono) della competizione istituzionale

GIOVANNI BIRINDELLI, 3.12.2020 (aggiornato 4.12.2020)

L’autorità regolamentatrice britannica ha approvato un vaccino contro il Covid prima di quella europea (EMA), che dovrebbe approvarlo il 29 dicembre. Naturalmente, essendo in ritardo, l’autorità europea ha cercato di denigrare il lavoro di quella britannica dicendo che la procedura seguita dalla prima era migliore in quanto richiedeva più dati e controlli. (Curiosa questa pretesa relazione lineare fra qualità e quantità, per cui maggiori dati e controlli comporterebbero automaticamente un vaccino migliore e, più in generale, una soluzione migliore: seguendo questa logica, se uno raccogliesse dati e facesse controlli per altri dieci anni avrebbe una soluzione migliore di quella britannica, anche se nel frattempo questa soluzione “migliore” avrebbe prodotto molti più morti da mancato vaccino di quella britannica).

Se ai britannici fosse mancata un’ennesima conferma del fatto che uscendo dall’UE hanno fatto (da un punto di vista statalista) la cosa migliore, questa è arrivata forte e chiara. I parlamentari conservatori hanno giustamente preso in giro l’Europa perdente nella corsa al vaccino ma “sniffy” (con la puzza sotto il naso).

Un portavoce della Commissione Europea ha detto: «Siamo convinti che le autorità regolamentatrici UK siano molto buone, ma sicuramente non stiamo facendo il gioco di mettere a confronto regolamentatori di diversi paesi, né stiamo giocando a stabilire quale sia il migliore. Questa non è una competizione sportiva. Stiamo parlando della vita e della salute delle persone».

Ecco, questa frase esprime non tanto il peggio dell’Europa, ma il peggio dello statalismo (e quindi riguarda anche il Regno Unito).

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Lockdown: se continui a cercare la logica dove non ce n’è alcuna, diventi matto

GIOVANNI BIRINDELLI, 27.11.2020

«Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti» (Bruno Leoni). Quando Leoni scriveva queste parole forse non immaginava che dopo appena sessant’anni gran parte di queste astensioni dall’interferenza dello stato in alcuni ambiti dell’attività individuale generalmente visti come intoccabili sarebbero venute meno. A parte la scelta del coniuge (rimpiazzata però dall’attività del respiro) oggi lo stato interferisce in tutte le attività elencate da Leoni.

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Lockdown e gold standard

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.6.2020

Mi chiedo se, sotto il gold standard, ci sarebbe stato il lockdown. O quantomeno se sarebbe stato accettato così supinamente.

Questioni di libertà a parte (che taglierebbero la testa al toro, o piuttosto al lockdown), e anche assumendo che, nel lungo periodo, il lockdown sia una misura efficace contro il coronavirus (tesi che a me sembra assurda; non sono un virologo, ma leggo idee parecchio diverse anche fra virologi statalisti a riguardo), mi sembra che tutti concordino sul fatto che, nel lungo periodo, a causa di malattie cardiache, obesità, rinvio di cure necessarie, depressione, suicidi, povertà ecc., il lockdown avrà un elevato costo in termini di anni di vita e anche di vite umane. Tuttavia, questo costo non è sostenuto oggi, ma lo sarà in futuro, nel lungo periodo.

Quindi, anche nell’ipotesi secondo me assurda di partenza, chi esercita il potere coercitivo arbitrario dello stato si è trovato di fronte a scegliere (per tutti) fra il breve periodo e il lungo periodo.

Come noto, una scelta di lungo periodo sarebbe stata incompatibile con la struttura di incentivi che sottostà a quel sistema di potere coercitivo arbitrario. Tuttavia, sarebbe stata incompatibile anche con la mentalità della stragrande maggioranza delle persone, ormai indottrinate dal sistema denaro fiat di stato + banche centrali a una mentalità di breve periodo in modo così profondo che nemmeno se ne accorgono. Continue reading

Emergenza e potere illimitato dello stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 11.3.2020

«Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti» (Bruno Leoni)

La ragione per cui Leoni non ha incluso fra queste attività individuali “uscire di casa” oppure “uscire dal proprio comune” oppure “organizzare un funerale per una persona cara” probabilmente è che un’interferenza dello stato in questi campi dell’attività individuale stava al di là della sua stessa immaginazione.

Se qualcuno aveva bisogno di un ulteriore riscontro al fatto che il potere dello stato (democratico o meno che sia) è illimitato, oggi non può non vederlo.

Il problema non è che lo stato sta chiudendo in casa le persone e, sostituendosi alle scelte degli individui, distruggendo quel poco che resta e resiste del sistema produttivo nel nome di un arbitrariamente definito “bene comune”. Il problema è che può farlo legalmente. E poteva farlo legalmente anche ieri. Il problema, in altre parole, è che (oggi come ieri) il suo potere coercitivo è appunto illimitato. Continue reading

Coronavirus: quando il “diritto alla salute” incontra l’economia (e continua a ignorarla)

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2020

Secondo i medici della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) «può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone»” (lastampa.it).

Guai a utilizzare una tragedia come quella di un’epidemia (e delle morti che comporta) per tirare acqua al proprio mulino, anche quando è quello scientificamente corretto. Ma quando, durante un’epidemia,

  1. dei medici fanno affermazioni economiche ed etiche come se fossero mediche (cioè parlano di scienze che evidentemente non conoscono come se stessero parlando di medicina, di cui presumibilmente sanno molto); e
  2. queste affermazioni economiche ed etiche non solo sono anti-scientifiche e logicamente contraddittorie ma hanno implicazioni molto concrete sulla scelta politica (e quindi arbitraria) di chi deve vivere e di chi deve morire,

allora forse può essere utile rispondere con due parole sull’economia (sarebbe utile farlo anche con due parole sulla libertà ma qui non lo farò). Continue reading

Prescrizione, “giusto processo” e libero mercato

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.2.2020

Il “giusto processo” (e quindi anche la prescrizione) è un problema economico (non politico). Cercare una soluzione politica a un problema economico è un approccio oggettivamente sbagliato nel metodo, quindi fallimentare per definizione. Un problema economico può avere solo una soluzione economica, quindi di libero mercato senza se e senza ma. Una qualsiasi soluzione diversa da quella economica, e in particolare una soluzione politica, è necessariamente sia inefficace che ingiusta.

Limitandosi a stabilire in modo logico (quindi oggettivo) che l’aggressione è illegittima in ogni sua forma, sempre, in qualsiasi luogo, quale che sia lo status sociale di chi la compie e di chi la riceve, quale che sia il motivo per cui viene compiuta ecc., la scienza della libertà (o, il che è lo stesso, la ‘giustizia’ intesa in senso scientifico) ha poco da dire in merito al processo. Il processo sta, per così dire, al di fuori della giustizia intesa in senso scientifico.

Questo non è assolutamente un problema. Infatti, in una società libera (che in generale, ma in particolare nella catastrofe statalista attuale, ha più senso immaginare come direzione di marcia che come punto di arrivo) tutto quello che non è governato dalle leggi scientifiche (logiche) della scienza della libertà (cioè dal principio di non aggressione) è governato dalle leggi scientifiche (logiche) dell’economia, con lo spazio disponibile per la politica e le sue ‘leggi’ fiat ridotto allo zero assoluto. Continue reading

Recensione libro: “Permanent Record” di Edward Snowden

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.11.2019

(English version coming soon)

Nel leggere il libro Permanent Record di Edward Snowden sono rimasto di sasso di fronte alle qualità della sua persona che, nonostante il suo understatement, emergono dai dettagli della sua storia: il suo coraggio, prima di tutto; la sua intelligenza; le sue capacità informatiche, che a me appaiono strabilianti; la sua rettitudine; la profonda gentilezza che traspare in ogni riga del suo libro; la sua grande umanità. Sono qualità che, mentre ciascuna di esse presa singolarmente già sarebbe stata straordinaria per la sua intensità, tutte insieme contemporaneamente nella stessa persona mi hanno fatto rimettere in discussione i limiti di quello che ritenevo possibile.

In inglese esiste un termine per descrivere uno stato d’animo che la lingua italiana non credo sia in grado di esprimere con altrettanta precisione: “humbled”. “I’m humbled” significa scoprire una nuova percezione di sé più modesta e meno importante di prima a causa di un evento esterno, come appunto il venire a conoscenza di qualità straordinariamente belle di una persona. Un ridimensionamento di sé che tuttavia non è frustrazione, ma apertura all’esempio. Occasione di imparare. Di migliorare.

Ecco, io sono “humbled” dalle qualità di Edward Snowden. In questo articolo non le discuterò perché credo che l’unico modo per apprezzarle sia comprare il libro e leggerlo.

Sono talmente “humbeld” dalle sue qualità e da quelle del suo gesto puramente eroico che istintivamente sono spinto a censurare le mie stesse critiche ad alcuni aspetti del suo pensiero che a me sembrano essere contraddittori. In rapporto alle scelte, alle capacità, alle azioni e alle qualità di un eroe di questa grandezza, queste contraddizioni hanno un peso talmente piccolo da sembrare quasi trascurabili. Tuttavia esse riguardano le idee di fondo che stanno alla base del suo gesto: il concetto stesso di privacy e la differenza fra legale e “giusto”. Quindi forse una discussione di queste contraddizioni non è totalmente inutile. Inoltre, non credo che l’autocensura sia il modo migliore di omaggiare la persona che, inizialmente da sola, ha affrontato lo stato più potente del pianeta (e i suoi alleati) per denunciarne i sistemi di sorveglianza di massa e iniziare un dibattito aperto su questi temi.

Così, per quanto esteticamente brutto sia criticare dalla propria scrivania, su un piano teorico, alcuni aspetti delle idee di chi ha messo in gioco la sua stessa vita per difenderle (e vive in esilio per averle difese), in questo caso considero questa critica un tributo a Snowden. Un modo per riconoscere il debito che io ho, insieme alla mia famiglia, nei suoi confronti e che non riuscirò mai a estinguere. Continue reading

La moda del fuoco amico contro il principio di non aggressione

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.10.2019

 

Ciao Giovanni, ti sarei molto grato se tu potessi confutare questo articolo sul tuo blog. Leggendoti avevo creduto di trovare la stella polare per le mie idee libertarie e sono un po’ confuso per questi articoli che provengono da libertarianism.org (Alessandro)

 

Ciao Alessandro,

grazie della domanda. Tuttavia, se fossi nella posizione di darti un consiglio, ti consiglierei di cercare la stella polare per le tue idee non nel pensiero di una persona (tanto meno me) ma nella coerenza logica (che è oggettiva e trustless) e nella tua capacità di verificarla autonomamente.

Ho l’impressione che il fuoco amico contro la scienza della libertà sia abbastanza di moda, ultimamente. Anche se non mancano suoi attacchi da “destra”, cioè in difesa di forme di protezionismo diverse dalla redistribuzione coercitiva delle risorse economiche (come p. es. nel caso di Hoppe, che ho discusso in questo articolo), più spesso il fuoco amico contro la scienza della libertà viene da “sinistra”, cioè in difesa di forme di protezionismo attinenti alla redistribuzione coercitiva delle risorse economiche (come p. es. nel caso di Huemer, che ho discusso in questo articolo). Su un piano molto inferiore, il sito libertarians.org ha portato diversi attacchi alla scienza della libertà. Uno per esempio lo ho discusso recentemente in questo articolo. Un altro, che viene da “sinistra” e che ricalca quello di Huemer, è questo che tu mi segnali. Continue reading

Declino, stabilità politica e bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(English translation here: link)

In un recente articolo sul The Wall Street Journal, Gerard Baker fa un efficace (anche se un po’  banale) quadro del declino italiano (rappresentato come punta di diamante di quello occidentale) che è in contrasto con la bellezza che si trova nel paese.

Tuttavia, se vediamo il declino (italiano e occidentale) come una montagna di spazzatura che il sistema statuale (in particolare quello democratico) nel lungo periodo rende necessariamente sempre crescente, allora forse possiamo vedere bitcoin, in parte, come una tecnologia che consente di produrre energia (in modo assolutamente pulito) da quella spazzatura. In altre parole, lo stesso declino (la stessa montagna crescente di immondizia) può avere implicazioni diverse (cioè essere una risorsa o il suo contrario) a seconda che questa tecnologia sia stata inventata o meno. L’articolo tuttavia non prende in considerazione questa dimensione del problema. E non lo fa, a mio parere, perché non prende in considerazione le cause scientifiche del declino fra cui:

– la distorsione dell’idea di legge: da limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque, a strumento di potere coercitivo arbitrario da parte di alcuni su altri;

– la distorsione del concetto di denaro: da asset spontaneamente selezionato dal libero processo di mercato in quanto (fra le altre cose) scarso, a pezzi di carta (o i loro equivalenti digitali) coercitivamente imposti da una particolare organizzazione criminale in quanto infinitamente abbondanti; Continue reading