Bergoglio, i call center e la dignità della persona

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.4.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Bergoglio: “penso alla situazione precaria dei lavoratori italiani dei call center: auspico che su tutto prevalga sempre la dignità della persona umana e non gli interessi particolari”

Nei rapporti di lavoro viene rispettata la dignità di una persona solo nei limiti cui viene rispettata la libertà contrattuale. Per quanto una persona possa ritenere insoddisfacenti le proprie particolari condizioni di lavoro, la sua dignità non sarà minimamente lesa se essa ha accettato quelle condizioni volontariamente, se è libera di interrompere il lavoro in ogni momento e se nella definizione di quelle condizioni non c’è stata alcuna forma di aggressione o di intruzione coercitiva. Continue reading

La legalizzazione del furto fra privati

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.11.15

(Pubblicazione originale: Miglioverde)

… Nella società dello stato moderno ci sono due forze in gioco. Da una parte ci sono le forze che tendono a legare gli individui e, più in generale, i soggetti economici gli uni agli altri sulla base di volontari scambi di mercato regolati da liberi contratti. Queste sono forze ‘orizzontali’, costruttive, legittime e sempre di più illegali (cioè ostacolate dalla ‘legge’ intesa come strumento di potere politico arbitrario e quindi come strumento al servizio dello stato per la sua continua espansione). Dall’altra parte ci sono le forze che tendono a legare coercitivamente gli individui allo stato. Queste sono forze ‘verticali’, distruttive, illegittime e legali (cioè espressione della ‘legge’ intesa come sopra). …

L’articolo è disponibile a questo link.

 

Non è guardando alla Svizzera che riduciamo la coercizione che c’è in Italia

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.6.2014

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario)

In un interessante articolo, il bravo Guglielmo Piombini ha tessuto le lodi del sistema politico svizzero. Grazie anche alla decentralizzazione, a un ricorso ampio allo strumento referendario, alla competizione fiscale fra comuni e fra cantoni e a un’apertura resa necessaria dalle sue piccole dimensioni, in Svizzera il Leviatano è contenuto in uno spazio molto più ristretto di quanto lo sia in altri paesi europei (e in particolare nei più collettivisti fra questi come l’Italia). Di conseguenza, relativamente a questi paesi, i risultati economici della Svizzera sono naturalmente molto positivi.

Personalmente, tuttavia, pur riconoscendo tutti i vantaggi discussi da Piombini nel suo articolo, non considero la Svizzera una società libera. Nei limiti in cui l’obiettivo è ridurre il totalitarismo e avvicinarsi al proprio potenziale di crescita (e trascurando in questa sede per motivi di spazio la strategia del “votare con i piedi”), a mio parere è solo alla libertà che è necessario puntare, e a niente di meno. Questo non solo per motivi ideologici, ma anche per motivi strategici: nella loro astrattezza, gli ideali di libertà, se difesi in modo coerente, sono l’unica cosa che concretamente è in grado di contrastare la coercizione statale; e tanto maggiore è questa coercizione, tanto più fondamentale per ridurla è il ruolo giocato dagli ideali di libertà. Continue reading