Bitcoin-blockchain, regolamentazione e “spiegazioni” mainstream

GIOVANNI BIRINDELLI, 4.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Milena Gabanelli: “Non avete mai capito cosa è la blockchain? Proviamo a spiegarvelo noi. È un mondo che corre veloce e che può cambiarci la vita, ma che non è ancora stato regolamentato”

Il mio consiglio da non esperto a chi volesse capire cos’è la blockchain (e perché essa non ha senso senza bitcoin) sarebbe quello di prendere con le pinze “spiegazioni” il cui titolo di apertura finisce con “ma non è stato ancora regolamentato”. Continue reading

Se lo stato non siamo “noi”, allora i suoi confini non sono casa “nostra”

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.6.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

L’immigrazione è un fenomeno creato interamente dall’esistenza dello stato. In assenza di proprietà cosiddetta ‘pubblica’, esisterebbero ospiti, imprenditori, impiegati, clienti, turisti, inquilini, ladri, ecc. Tutto, tranne che gli immigrati. Questi non potrebbero logicamente esistere.

Quando l’immigrazione verso un paese è motivata dal fatto che in quel paese l’immigrato può godere dei frutti di quelle particolari forme di saccheggio legale chiamate “politiche redistributive”, “stato sociale”, “diritto alla salute” ecc., essa è un fenomeno creato, oltre che dall’esistenza stessa della macchina statale, anche dalla sua attività predatoria ai danni di vari soggetti, per esempio nella forma di imposizione fiscale (ma non solo). Questi soggetti sono le persone e le imprese che sono stabilite nel territorio di quel paese; le persone e le imprese straniere che hanno investito in quel paese; le persone e le imprese straniere che hanno acquistato beni e servizi in quel paese; le persone e le imprese straniere che hanno detenuto beni mobili o immobili in quel paese; le future generazioni sulle quali graverà (illegittimamente) il maggior debito ‘pubblico’ di quel paese; e altro.

Buona o cattiva che sia a seconda dei singoli casi individuali e dei diversi punti di vista e/o interessi, l’immigrazione è quindi un fenomeno prodotto e alimentato dallo stato. In altre parole, un sottoprodotto di quest’ultimo. La sua soluzione di lungo periodo quindi non può logicamente essere trovata nello stato (p. es. in particolari “politiche per l’immigrazione”). Essa va ricercata, come sempre avviene in tutti i problemi di natura sociale creati dallo stato, nella difesa del principio di non aggressione e, in particolare, nella difesa della proprietà privata, senza se e senza ma. Quindi tale soluzione di lungo periodo va cercata contro lo stato, non attraverso lo stato. Continue reading

Marco Travaglio, libertà di espressione, libertà economica, denaro fiat, bitcoin, sussidi ai giornali e altro…

GIOVANNI BIRINDELLI, 15.4.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Mai avrei pensato che ci sarebbe stata un’occasione in cui sarei stato solidale con Marco Travaglio, che è stato condannato per un suo articolo dalla corte di Strasburgo, a cui si era appellato sulla base della libertà di espressione.

Al contrario di quello che in questo articolo (link) viene sostenuto e di quello che ha affermato la corte di Strasburgo, libertà di espressione vuol dire anche libertà di dire cose false, o di “sputtanare”. Ci penserà il libero mercato delle idee a selezionare la “verità” (se esiste, se è possibile conoscerla, nei limiti in cui lo è, ecc.), allo stesso modo in cui, senza l’intervento dello stato (e anzi oggi nonostante lo stato), il processo di libero mercato seleziona una buona moneta da una moneta cattiva, per esempio. Continue reading

“Il Truffone” – puntata 97 (ed errata corrige)

Terza intervista del podcast “Il Truffone” di Francesco Carbone a Giovanni Birindelli:

http://iltruffone.com/it097-i-3-privilegi-del-moderno-sistema-monetario-e-bancario-spiegati-e-messi-a-nudo-da-bitcoin/

ERRATA CORRIGE

Nel podcast faccio due volte riferimento al caso del “free-banking scozzese” citato da Murray Rothbard nel suo libro Il Mistero dell’Attività Bancaria.

Subito prima della pubblicazione del podcast, Francesco Carbone mi ha segnalato questo interessantissimo articolo di Rothbard che non avevo letto o non mi ricordavo di aver letto, dal titolo Il Mito del Free-Banking Scozzese, che Francesco ha segnalato anche nelle note della puntata.

In questo articolo, Rothbard corregge quello che lui stesso aveva scritto ne Il Mistero dell’Attività Bancaria a proposito del sistema bancario scozzese nel periodo XVIII- prima metà XIX secolo. Continue reading

Sulle presunte ‘contraddizioni’ degli anarco-capitalisti

GIOVANNI BIRINDELLI, 12.4.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

L’amico Antonino Trunfio mi ha segnalato e chiesto di rispondere al seguente commento:

Alcuni anarco-capitalisti hanno un atteggiamento contraddittorio nei confronti della realtà presente: da un lato, denunciano lo statalismo pervasivo con tono rivoluzionario, dall’altro sostengono che il capitalismo, nell’ultimo secolo, avrebbe notevolissimamente migliorato le condizioni delle popolazioni. E allora si incorre in un cortocircuito, perché se la realtà moderna è caratterizzata da pervasivo statalismo, non si comprende come il capitalismo abbia potuto fruttuosamente operare, mentre, dall’altro lato, se davvero c’è stato miglioramento delle condizioni economiche, ciò sarebbe merito dello statalismo dominante, e non di un capitalismo costretto ad arrancare… Più in generale, sorprende come una dottrina esposta con toni barricadieri possa essere utilizzata da rothbardiani a difesa dell’esistente; ma sorprende anche l’eccesso di economicismo “oggettivo” in fautori di una teoria che punta tutto sul carattere soggettivo dei giudizi di valore: insomma, troppe contraddizioni da chiarire…

 

Si tratta di due questioni distinte, a cui risponderò separatamente. Continue reading

Vittorio Feltri è un segnale di decadenza più forte di Di Maio

GIOVANNI BIRINDELLI, 6.4.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

In un articolo di ieri dedicato a Luigi Di Maio, Vittorio Feltri vede quest’ultimo come «un drammatico segnale di decadenza». Descrive il politico grillino come un «personaggetto incolore, privo di spessore, adatto si e no a guidare il tram, altro che il Paese». «Non ci rendiamo conto che il Parlamento è un luogo teoricamente importante e bisognoso di rispetto». «Pulcinella è simpatico e arguto, tuttavia non può essere uno statista. Noi siamo riusciti nell’impresa di farlo apparire un pretendente legittimo al ruolo di presidente del Consiglio». «Chi è mentalmente normale non deve accettare che la Patria sia umiliata in questa maniera». «Ricordiamoci: passare da Leonardo Da Vinci, da Guglielmo Marconi, da Enrico Fermi, da Galileo Galilei … a Di Maio è un’offesa sanguinosa e intollerabile».

Sul ritratto del soggetto («personaggetto incolore, privo di spessore» ecc.), concordo in pieno con Feltri. Il resto dell’articolo, tuttavia, esprime una struttura di pensiero che, se da un lato è identica a quella di Di Maio e a quella di coloro che lo hanno votato, dall’altro è quella di una persona colta, che ha avuto modo e tempo per studiare, per approfondire; una persona che, almeno in teoria, è stata perfino esposta a idee di libertà. Quindi il fatto che questa persona abbia quella struttura di pensiero è più grave. Continue reading

Anche Hitler era favorevole all’armonizzazione

GIOVANNI BIRINDELLI (22.2.2018)

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

In fondo anche Hitler voleva l'”armonizzazione” delle sue regole in Europa. Anche lui (dall’estate del 1941 in poi) si sarebbe seccato se le persone da lui perseguitate avessero potuto “delocalizzare”: cioè andare dove “loro conveniva”; dove le condizioni erano meno difficili di quelle prodotte dal nazismo nei territori da questo controllati (cosa che dopo l’ufficializzazione della “soluzione finale” in effetti non poterono più fare). Continue reading

Buone elezioni a tutti

GIOVANNI BIRINDELLI (6.2.2108)

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Il professor Theodor Maunz, uno dei maggiori esperti di diritto costituzionale di cui disponeva Hitler, affermò che “Il comando del Führer è il centro assoluto dell’attuale ordinamento giuridico”.

Poi, dopo che la Germania nazista perse la guerra e fu instaurata la democrazia, egli “approdò a idee diverse” e divenne ministro della pubblica istruzione in Baviera.

Maunz si sbagliava. Non nel senso che, nella Germania di Hitler, il comando di quest’ultimo non fosse il centro assoluto dell’ordinamento giuridico. Ma nel senso che le “idee” a cui egli (Maunz) “approdò” quando saltò sul carro dei vincitori (e su quale poltrona!) non erano “diverse” da quelle che aveva in precedenza, almeno per quanto riguarda la libertà.

In un sistema democratico, infatti, il “centro assoluto dell’ordinamento giuridico” (la ‘legge’) è, invece che il comando di un uomo, il comando di una maggioranza rappresentativa. In relazione all’esistenza di limiti non arbitrari al potere coercitivo di alcuni su altri, questa differenza è logicamente del tutto irrilevante.

Buone elezioni a tutti il 4 marzo.

Bitcoin, legislazione e processo di emancipazione dallo stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.1.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Bruno Leoni scriveva che «Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti»[1]. La ragione per cui nella lista Leoni non poteva includere “usare un tipo determinato di denaro” è che, all’epoca in cui scriveva, in questo campo lo stato non solo già da tempo interferiva nelle scelte individuali, ma già le vietava tout court.

E lo faceva senza che peraltro molti notassero che le ragioni di principio per le quali ognuno dovrebbe essere libero di usare il tipo particolare di denaro che preferisce sono esattamente le stesse di quelle per cui ognuno dovrebbe essere libero di indossare il tipo particolare di abbigliamento che preferisce. Queste ragioni hanno a che vedere col principio di autodeterminazione, che è l’altra faccia, quella positiva, del principio di non aggressione.

Tuttavia, le ragioni economiche per introdurre il libero mercato nel settore del denaro sono molto più forti rispetto a quelle per salvaguardarlo nel settore dell’abbigliamento. L’intervento statale nella produzione di vestiti produrrebbe seri danni economici settoriali. D’altro canto, la Scuola Austriaca di economia ha dimostrato col metodo adatto alla scienza economica che il monopolio legale del mezzo di scambio produce necessariamente crisi cicliche sistemiche.

Tuttavia, fino al 2009, non c’era alcuna strada realisticamente percorribile per difendere con successo il libero mercato nel settore del denaro. Nessuna delle due strade fino ad allora disponibili, infatti (e cioè la via politica e quella culturale), poteva riportare il denaro a casa.

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Libertà e uguaglianza si escludono a vicenda

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.1.2018

Sulla strada che devo fare per andare al supermercato ci sono un paio di poster del partito “liberi e uguali”. Lo slogan del poster è: “per i molti ma non per i pochi”.

Il nome di questo partito è una contraddizione logica che sintetizza magnificamente il totalitarismo democratico in generale e della costituzione italiana in particolare. Continue reading

Obbligo di assumere disabili e società libera

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.1.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

“Assunzioni obbligatorie di disabili. Dal primo gennaio 2018 è in vigore la nuova normativa, che prevede che le aziende che hanno almeno 15 dipendenti devono assumere un disabile” (link all’articolo).

Con buona probabilità, chi ha prodotto questa “normativa” non ritiene di essere un disabile mentale.

E con ancora maggiore probabilità, ritiene che questa “normativa” sia opposta alle ‘leggi’ razziali. In questo caso, infatti, la ‘legge’ obbliga un’azienda ad assumere Tizio; in quell’altro la obbligava a licenziare Caio.

ll problema è che, in entrambi i casi, quest’ingerenza coercitiva dello stato nella vita aziendale avviene in funzione di un presunto “bene superiore”. Un “bene superiore” arbitrariamente definito e, in quanto basato sull’aggressione, necessariamente un male sia dal punto di vista etico che economico; e generalmente riconosciuto come tale solo a posteriori.

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