La moda del fuoco amico contro il principio di non aggressione

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.10.2019

 

Ciao Giovanni, ti sarei molto grato se tu potessi confutare questo articolo sul tuo blog. Leggendoti avevo creduto di trovare la stella polare per le mie idee libertarie e sono un po’ confuso per questi articoli che provengono da libertarianism.org (Alessandro)

 

Ciao Alessandro,

grazie della domanda. Tuttavia, se fossi nella posizione di darti un consiglio, ti consiglierei di cercare la stella polare per le tue idee non nel pensiero di una persona (tanto meno me) ma nella coerenza logica (che è oggettiva e trustless) e nella tua capacità di verificarla autonomamente.

Ho l’impressione che il fuoco amico contro la scienza della libertà sia abbastanza di moda, ultimamente. Anche se non mancano suoi attacchi da “destra”, cioè in difesa di forme di protezionismo diverse dalla redistribuzione coercitiva delle risorse economiche (come p. es. nel caso di Hoppe, che ho discusso in questo articolo), più spesso il fuoco amico contro la scienza della libertà viene da “sinistra”, cioè in difesa di forme di protezionismo attinenti alla redistribuzione coercitiva delle risorse economiche (come p. es. nel caso di Huemer, che ho discusso in questo articolo). Su un piano molto inferiore, il sito libertarians.org ha portato diversi attacchi alla scienza della libertà. Uno per esempio lo ho discusso recentemente in questo articolo. Un altro, che viene da “sinistra” e che ricalca quello di Huemer, è questo che tu mi segnali. Continue reading

I liquidi radioattivi di Fukushima riversati nell’oceano

UNA SIGNORA, ALESSIO PIANA, GIOVANNI BIRINDELLI, 12.9.2019

Ciao Giovanni,

ho creato un gruppo con 44 genitori dei miei studenti che hanno accettato di conoscere il pensiero libertario. Sono stati proposti alcuni temi di discussione. Ti chiedo un aiuto per rispondere alla domanda di una signora, per favore.

La domanda è questa. “L’acqua radioattiva di Fukushima sarà scaricata nel Pacifico. Secondo Rothbard ciò può accadere perché i fiumi, i mari, gli oceani, le foreste, le praterie ed anche il cielo non sono stati ancora privatizzati, quindi tutti si preoccupano di sfruttarli ma non di proteggerli, di conseguenza sono permessi i continui disastri ambientali che tutti conosciamo (“Per una nuova libertà” pagg. 331-350). Se tutto fosse privatizzato, come bisognerebbe smaltire tutta quell’acqua radioattiva? I libertari cosa propongono in questa circostanza?”

[…] Tu cosa proporresti di fare, da libertario?

Grazie,

Alessio

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Declino, stabilità politica e bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(English translation here: link)

In un recente articolo sul The Wall Street Journal, Gerard Baker fa un efficace (anche se un po’  banale) quadro del declino italiano (rappresentato come punta di diamante di quello occidentale) che è in contrasto con la bellezza che si trova nel paese.

Tuttavia, se vediamo il declino (italiano e occidentale) come una montagna di spazzatura che il sistema statuale (in particolare quello democratico) nel lungo periodo rende necessariamente sempre crescente, allora forse possiamo vedere bitcoin, in parte, come una tecnologia che consente di produrre energia (in modo assolutamente pulito) da quella spazzatura. In altre parole, lo stesso declino (la stessa montagna crescente di immondizia) può avere implicazioni diverse (cioè essere una risorsa o il suo contrario) a seconda che questa tecnologia sia stata inventata o meno. L’articolo tuttavia non prende in considerazione questa dimensione del problema. E non lo fa, a mio parere, perché non prende in considerazione le cause scientifiche del declino fra cui:

– la distorsione dell’idea di legge: da limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque, a strumento di potere coercitivo arbitrario da parte di alcuni su altri;

– la distorsione del concetto di denaro: da asset spontaneamente selezionato dal libero processo di mercato in quanto (fra le altre cose) scarso, a pezzi di carta (o i loro equivalenti digitali) coercitivamente imposti da una particolare organizzazione criminale in quanto infinitamente abbondanti; Continue reading

Decline, political stability and bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(Traduzione italiana qui: link)

In a recent article on The Wall Street Journal, Gerard Baker gives an effective (though a bit banal) picture of the decline of Italian society and economy, which is seen as the tip of the sword of the decline of Western civilization. This decline is depicted in stark contrast with the beauty that can still be found in that country (and specifically in Tuscany, where I live and where the author went on holiday and was inspired to write his article).

If we see the decline (Italian and, more in general, of the Western civilization) as a mountain of rubbish that the statist system (and especially the democratic one) necessarily makes ever bigger in the long run, then we can see bitcoin, at least in part, as a technology that allows to produce (totally clean) energy from this rubbish. In other words, the same decline (the same growing mountain of rubbish) can have different implications (and therefore be a resource or its opposite) according to whether such technology has been invented or not. Baker’s article, however, while discussing decline does not take into consideration this aspect of the problem. And in my opinion it doesn’t do it because it does not take into consideration the scientifically relevant causes of the decline, namely:

  1. the distortion of the abstract idea of law: from non-arbitrary limit to anyone’s coercive power, to instrument of arbitrary coercive power by some over others;
  2. the distortion of the concept of money: from an asset which has been spontaneously selected by the free market process because (among other things) it is scarce, to pieces of paper (or their digital equivalents) which have been coercively imposed by a particular criminal organization because they are infinitely abundant;
  3. and other distorsions (regarding the concept of equality before the law; the concept of economic value; etc.).

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“La casa di carta” non parla di libertà

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.8.19

Seguendo un suggerimento qui su fb, tempo fa ho iniziato a vedere la serie TV La casa de papel (“La casa di carta”).

Una bella serie. Ringrazio chi la ha segnalata. Tuttavia, arrivato alla scena ‘filosofica’, ancora non riesco a capire perché alcuni ritengono che il messaggio della serie TV sia libertario.

In sintesi, questo messaggio ‘filosofico’ può essere riassunto in quattro punti:

1. dato che il denaro che rubiamo è stato creato dal nulla, noi non rubiamo a nessuno;
2. noi facciamo esattamente quello che fa la banca centrale, solo che nel suo caso voi dello stato lo chiamate “iniezione di liquidità” mentre nel nostro caso lo chiamate furto;
3. nel caso della banca centrale, il denaro viene trasferito alle banche, quindi ai ricchi; noi invece lo trasferiamo a noi stessi quattro disgraziati;
4. il denaro di carta è semplicemente carta.

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La deriva anti-scientifica di H. H. Hoppe

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2019

(English Version here. Questo articolo è stato modificato l’8.3.19  [°]).

Salve Giovanni […] le chiedo la cortesia di commentare sul suo sito […] il recente articolo (*) di Hoppe sulla necessaria alleanza dei libertari con il populismo. Personalmente apprezzo il paleolibertarismo, ma credo che Hoppe abbia esagerato davvero nella sua accettazione di metodi autoritari (se non totalitari) nei confronti dei dissenzienti, siano essi culturali o politici. Sarebbe molto utile una sua critica ragionata. Grazie (Stefano)

Non credo che si tratti di esagerazione, ma di deriva anti-scientifica. Più precisamente, di un pensiero che, pur partendo da coerenti premesse scientifiche, nella sua applicazione pratica (strategica) le contraddice. E queste contraddizioni non riguardano un elemento accessorio ma le fondamenta stesse della scienza della libertà e di quella economica.

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Risposta a una critica del principio di non aggressione

GIOVANNI BIRINDELLI, 29.12.2018
Non conosco bene l’inglese, né ho gli strumenti filosofici per confutare questo articolo. Puoi farlo tu per noi Giovanni? Grazie (A.)
Non conoscendo l’articolo, nel leggerlo non sono partito con l’idea di confutarlo. Tuttavia, dopo averlo letto, ritengo che sia completamente sbagliato, per usare un eufemismo.

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Unabomber, la ‘decrescita felice’ e l’ambientalismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 2.12.2018

Il bel film Manhunt: Unabomber (Netflix, 2017) è basato sulla storia vera di Theodore Kaczynski, un matematico straordinariamente intelligente in diversi campi (e ordinariamente stupido nel campo delle scienze sociali) che, avendo sviluppato una sorta di ‘filosofia’ della ‘decrescita felice’ secondo la quale l’industrializzazione capitalista rende l’uomo schiavo e distrugge la natura, vive da eremita in un bosco. Per far ascoltare le sue idee, spedisce bombe per posta a persone-simbolo. Ottiene col ricatto la pubblicazione, da parte di un grande quotidiano nazionale, della sua ‘teoria sociale’ che vorrebbe fosse imposta a (o accolta da) tutti e che prevede il ritorno a una sorta di condizione pre-industriale. Questa pubblicazione è in realtà una trappola tesa dell’agente dell’FBI James Fitzgerlad, che nelle sue indagini ricorre a tecniche di linguistica comparativa mai usate prima grazie alle quali riuscirà a catturare Kaczynski. Fitzgerlad è l’eroe buono che tuttavia condivide la ‘filosofia’ della sua preda.

Questo è un aspetto interessante: la tesi della ‘decrescita felice’ viene esplicitamente difesa nel film. Quello che viene condannato è naturalmente il modo in cui questo messaggio è stato diffuso da Kaczynski, non il messaggio in sé, che al contrario sembra essere condiviso dagli autori. Anche se etichettato come ‘puerile’ e ‘dilettantesco’ da alcuni personaggi negativi, infatti, questo messaggio è condiviso esplicitamente dall’eroe buono e dagli altri personaggi positivi.

In effetti, questo messaggio oggi (e da qualche tempo) è molto di moda. Il pregiudizio positivo per il cibo a “Km 0”, quello negativo per il cibo OGM, il divieto di lavorare la domenica, la diffusa ostilità nei confronti dei giganti della distribuzione (e di quella online in particolare), il divieto di Uber Pop a operare, le deliranti regolamentazioni edilizie, sono solo alcuni esempi di questo messaggio che in Occidente è vivo e vegeto fra i socialisti, specie quelli di ‘sinistra’, ambientalisti e ‘di protesta’, i radical-chic e i fricchettoni.

  1. L’immagine dell’incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso

Il messaggio di Kaczynski è simbolizzato da un’immagine che ricorre più volte nel film e che è usata per l’ultima potente scena. L’immagine è quella di un incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso. Dal punto di vista della ‘filosofia’ che il film vuole difendere, il conducente è costretto da quel semaforo (simbolo dell’industrializzazione capitalista) ad agire come se fosse una persona senza mente.

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La privacy e il lavoro stampato

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.11.2018

Lavoro, dalla privacy al digitale: c’è posto per 30mila giovani” (ilsole24ore.com)

I posti di lavoro legati alla privacy sono quelli degli “esperti Gdpr”, che al momento sono “introvabili”.

Politicamente, la privacy si difende istituendo il segreto bancario assoluto, abolendo la sorveglianza, proteggendo i whistle-blowers e chi pubblica i loro leaks, ecc. In sostanza, evitando di violare la proprietà delle persone in relazione alle loro informazioni.

Dato che, nel lungo termine, una difesa politica della privacy è quasi una contraddizione in termini, allora l’unico modo per difendere la privacy è il libero mercato 2.0 (non censurabile): crittografia, bitcoin, sistemi di telecomunicazione distribuiti (di recente è stato presentato un prototipo a Bologna: Netsukuku), ecc.

La cosiddetta “normativa sulla privacy” richiamata nel titolo citato in apertura non ha nulla a che vedere con la difesa della privacy (che è una parte della difesa del principio di non aggressione, e quindi di difesa senza se e senza ma della proprietà privata). Quella normativa non è altro che un insieme di cavilli deliranti che l’organizzazione che viola sistematicamente la privacy e la proprietà delle persone impone a queste ultime per proteggere informazioni di cui in genere non frega nulla a nessuno e che nessuno ha incentivo a cercare.

Ogni delirio legislativo, naturalmente, ha anche il suo aspetto economico. Nel caso della “normativa sulla privacy”, le conseguenze economiche a lungo termine sono pesanti.

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La sana antipatia del libertario

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.11.2018

A mia figlia

 

In The Road to Serfdom Friedrich von Hayek scrive di quel «sano disprezzo e antipatia nei confronti del potere»[1] che sono tipici di chi apprezza la libertà. A sua volta, tuttavia, quest’ultimo è spesso trovato antipatico e disprezzato da chi ha il culto dello stato; o almeno una parte di lui lo è. Al di là di fattori individuali, questa antipatia ha a che vedere, secondo me, con la conoscenza.

Chi apprezza la libertà è infatti sempre contemporaneamente in due posizioni a prima vista antitetiche fra loro:

  1. è consapevole di avere una conoscenza certa e assoluta;
  2. è consapevole dell’impossibilità assoluta di conoscenza.

La prima di queste due posizioni in cui si trova la persona che apprezza la libertà la rende antipatica a molti statalisti; la seconda la rende loro incomprensibile (e quindi generalmente disprezzata).

Questa antipatia e questo disprezzo “passivi” sono sani tanto quanto lo sono quelli “attivi” a cui faceva riferimento Hayek, in fin dei conti per le stesse ragioni.

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Antenati della Scuola Austriaca e del libertarismo.

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.9.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Leggendo questo stupendo libro di Rothbard che mi mancava, scopro (o riscopro se me lo ero dimenticato) che la teoria soggettiva del valore (inclusa quella delle preferenze temporali) nasce con Democrito (c. 460 – c. 370 a.C.).

Scopro anche che il primo libertario anarco-individualista fu il cinese Chuang Tzu (369 – c. 286 a.C.). Oltre a rifiutare lo stato e ad argomentare in favore del libero mercato senza se e senza ma, Chuang Tzu fu il primo teorizzatore dell’ordine spontaneo (l’ordine che è il risultato delle azioni delle persone ma della progettazione di nessuno: p. es. una lingua; un’economia di mercato – catallassi ; il denaro non di stato; ecc.): “Il buon ordine emerge spontaneamente quando non si interferisce con le azioni degli uomini [“when things are let alone”] … Non è semplicemente che il mondo non ha bisogno di essere governato: esso dovrebbe non esserlo”.

La Scuola Austriaca di economia e il libertarismo hanno quindi antenati molto più antichi di quello che io sapessi.

Invece rileggo (cosa che sapevo ma che è sempre bene rinfrescare) che il comunista Platone aveva nei confronti del denaro un atteggiamento perfettamente sovrapponibile a quello oggi dominante in contrasto al quale nasce bitcoin:

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Libertà vs. attualità

GIOVANNI BIRINDELLI, 10.9.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

La notizia di questi giorni è che la persona che rappresenta l’attuale punto di arrivo del processo di selezione democratico (processo che, per ragioni logiche, che non stiamo qui a spiegare, tende a selezionare sempre i peggiori, e in particolare i più idioti) ha annunciato che entro fine anno lo stato imporrà la chiusura domenicale dei negozi.

Naturalmente, per motivi che agli occhi di chi è capace di ragionare sono ovvie, questo provvedimento in sé è lesivo della libertà ed economicamente distruttivo. Per questo merita di essere commentato da quei pochi che sono in grado di ragionare. E in questi giorni lo è stato ampiamente.

Tuttavia, mi chiedo, commentare in lungo e in largo un provvedimento attraverso cui lo stato impone la chiusura domenicale dei negozi mentre lo stato, per esempio, continua a imporre il suo denaro fiat, non rischia, nel lungo periodo, di essere controproducente? Continue reading