Einstein, il socialismo e la relatività dell’intelligenza

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.10.2014

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario, qui con alcune piccole aggiunte/modifiche)

Che il socialismo, in ogni sua espressione (di “destra”, di “sinistra”, “grillina”, finto-liberale, ecc.), sia relazionato a un’oggettiva e specifica deficienza di capacità intellettiva, è un fatto noto.

I socialisti sono infatti intellettivamente incapaci concepire qualcosa che sia utile all’uomo e che, a differenza di un martello o di un’organizzazione, non sia stato progettato intenzionalmente da qualcuno. In altre parole, essi sono intellettivamente incapaci di concepire un ordine spontaneo. Continue reading

La mentalità anti-scientifica

GIOVANNI BIRINDELLI, 30.8.2014

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario)

 

L’approccio anti-scientifico ha diverse caratteristiche tipiche: una di queste è quella di fare appello a (e di considerare inviolabile) il “consenso acquisito”; un “consenso acquisito” che oggi, tra l’altro, nel caso delle scienze sociali, viene fabbricato dal potere politico con una catena di montaggio di cui le università e i media mainstream sono solo alcuni degli anelli. Questa caratteristica è tipicamente anti-scientifica perché, senza mettere continuamente e coerentemente in discussione il consenso acquisito, la scienza sarebbe ancora all’età della pietra, e noi con lei. Continue reading

L’obbrobrio del salario minimo

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.4.2014

(Pubblicazione originale: L’Indipendenza)

Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha recentemente affermato che «“si potrebbe fare finalmente una legge sul salario minimo”, che preveda per i datori di lavoro il carcere “per chi non la rispetta”». Una “legge” fiat sul “salario minimo”, con tanto di sanzione penale per i trasgressori, sarebbe un obbrobrio giuridico ed economico, almeno quanto lo sono l’articolo 18 e tutta quella serie di privilegi che rendono il cosiddetto “mercato del lavoro” (per non parlare di quello della moneta e del credito) semplicemente un non-mercato. Continue reading

Legge: evoluzione e consuetudine

GIOVANNI BIRINDELLI 5.8.2013

(Original publication: Ludwig von Mises Italia)

In un bell’articolo pubblicato di recente su questo sito, Robert Higgs equipara giustamente lo Stato moderno a un’organizzazione criminale come la mafia e altrettanto giustamente, a mio parere, vede nella consuetudine, cioè nel fatto che “le persone possono essere indotte ad accettarlo solo per abitudine”, uno dei motivi per cui la sua esistenza non viene generalmente messa in discussione.

Su un solo punto dell’articolo non sono d’accordo, quando Higgs critica la consuetudine come origine del diritto Continue reading

L’interventismo politico, il preludio del declino della civiltà

ALESSANDRO VITALE, 10.5.2013

(Original publication: L’Indipendenza, Liber@mente)

Quando le persone sono state condizionate per generazioni a credere che la scelta politica (ossia di chi comanda) su tutto ciò che le riguarda sia l’unica possibile e che tutto sia “bene pubblico”, scelto collettivamente e a contribuzione obbligatoria (tassazione: generalmente scaricata solo su alcuni), è impresa vana ricordare che ci sono state epoche in cui le scelte individuali indipendenti nel loro intersecarsi e nel dar vita a organizzazioni spontanee e volontarie, dominavano e garantivano le convivenze. Affiorano subito, infatti, lo scetticismo e l’incredulità. Continue reading

Le “teorie cospirative” si oppongono all’ordine spontaneo, non alla sua distruzione

GIOVANNI BIRINDELLI, 22 July 2012

(Original publication: L’Indipendenza)

In un recente articolo pubblicato in anteprima per l’Indipendenza, Steven Horwitz ha sostenuto che le teorie della cospirazione sono incompatibili con il liberalismo classico; e che lo sono non solo nei limiti in cui esse sono, per usare l’espressione di Karl Popper, non falsificabili, ma anche e soprattutto perché, nel momento in cui si ammette che “un piccolo gruppo di persone malvagie stia manipolando i processi economici e sociali per i propri fini si concede ai difensori della programmazione economica del governo che il controllo e la manipolazione dell’economia sia infatti possibile!”. Continue reading

Lo statalista Monti spiegato con la metafora del semaforo

GIOVANNI BIRINDELLI, 18 May 2012

(original publication: L’Indipendenza)

Pare che le idee per la crescita del nostro originalissimo presidente del consiglio consistano nel fare investimenti pubblici “veri e genuini”, magari con lo scorporo totale o parziale delle spese per investimenti dal calcolo del deficit. Rinfrancato dall’elezione del socialista Hollande in Francia, il nostro Professore dice di volersi porre a metà fra politiche keynesiane e austerità tedesca ma davvero non si capisce dove la ricetta che lui propone non sia puramente keynesiana. Forse perché la spesa pubblica in deficit sarebbe finalizzata solo agli investimenti “veri e genuini”? Quello che caratterizza le politiche keynesiane non è il tipo particolare di spesa pubblica ma è l’uso della spesa pubblica come strumento per rilanciare la crescita e cioè l’idea che la crescita economica possa essere prodotta dall’interventismo economico, il quale invece, di qualunque tipo esso sia, al di là di un momentaneo effetto-droga ha necessariamente effetti distruttivi non soltanto sulla crescita ma sulle stesse possibilità che questa possa essere prodotta in futuro. Continue reading