La deriva anti-scientifica di H. H. Hoppe

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2019

(English Version here. Questo articolo è stato modificato l’8.3.19  [°]).

Salve Giovanni […] le chiedo la cortesia di commentare sul suo sito […] il recente articolo (*) di Hoppe sulla necessaria alleanza dei libertari con il populismo. Personalmente apprezzo il paleolibertarismo, ma credo che Hoppe abbia esagerato davvero nella sua accettazione di metodi autoritari (se non totalitari) nei confronti dei dissenzienti, siano essi culturali o politici. Sarebbe molto utile una sua critica ragionata. Grazie (Stefano)

Non credo che si tratti di esagerazione, ma di deriva anti-scientifica. Più precisamente, di un pensiero che, pur partendo da coerenti premesse scientifiche, nella sua applicazione pratica (strategica) le contraddice. E queste contraddizioni non riguardano un elemento accessorio ma le fondamenta stesse della scienza della libertà e di quella economica.

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La facile e rischiosa ironia de “Il Foglio”

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.11.2018

In un recente articolo, il quotidiano Il Foglio ironizza sul fatto che, durante una trasmissione televisiva, una tale Laura Castelli, sottosegretario all’economia «con un curriculum da ‘addetto sicurezza presso Stadio Comunale di Torino’, … ci [abbia] tenuto a spiegare lo spread a Padoan, ex direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale e capo economista dell’Ocse, docente di Economia nelle università di Roma, di Bruges e Varsavia, di Bruxelles, di Urbino, di La Plata e di Tokyo».

Ora, l’ironia del quotidiano si basa interamente sulla differenza di curriculum fra la Castelli e Padoan. Padoan ha ragione perché è ex direttore esecutivo per l’Italia bla bla bla…; la Castelli ha torto perché è addetto sicurezza presso lo Stadio Comunale di Torino.

Non è, quella de Il Foglio, una base solida per l’ironia. In questo caso, Padoan ha ragione e la Castelli torto per ragioni tecniche (la cui discussione è completamente assente dall’articolo), non per il prestigio del rispettivo curriculum.

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Crolli di ponti e macerie di idee

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.8.2018

Lo Stato ritrovi il suo ruolo. La tragedia di Genova è un frutto avvelenato delle privatizzazioni (repubblica.it)

 

Questo è un frammento delle macerie del crollo intellettuale che ha fatto e continuerà a fare molti più morti del crollo del ponte di Genova (e che alimenta la migliore struttura di incentivi per continuare a costruire ponti nel peggiore dei modi). Continue reading

La divergenza fra scienza e accademia nel campo delle scienze sociali

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Un professore di economia di non so quale importante università scrive in un post: «Due decenni che ve lo ripeto: la micro e piccola impresa italiana va decimata se si vuole che il paese riparta. Si ritorna a crescere se e solo se le micro e piccole imprese vengono rimpiazzate da medie e grandi: più produttive, efficienti, innovative. E che pagano imposte!»

Questa riflessione, che si commenta abbastanza da sola, può essere uno spunto per discutere una questione più generale sulla quale, anche all’interno del piccolo gruppo di coloro che si riconoscono nella Scuola Austriaca di economia, si hanno opinioni diverse. Si tratta di una questione che, di per sé, ha ben poco interesse, ma che, in un’epoca caratterizzata, almeno in Occidente, dall’affermarsi di una nuova forma di “populismo” (cioè dell’ennesima forma di “rivolta delle masse” contro le élites in quanto tali), potrebbe avere qualche attualità.

La questione può essere posta nel modo seguente: è necessario conoscere la letteratura accademica sulla quale autorevoli professori basano le loro tesi per sostenere che quelle tesi (e le teorie che ne stanno alla base) sono delle castronate? Continue reading

La mentalità anti-scientifica

GIOVANNI BIRINDELLI, 30.8.2014

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario)

 

L’approccio anti-scientifico ha diverse caratteristiche tipiche: una di queste è quella di fare appello a (e di considerare inviolabile) il “consenso acquisito”; un “consenso acquisito” che oggi, tra l’altro, nel caso delle scienze sociali, viene fabbricato dal potere politico con una catena di montaggio di cui le università e i media mainstream sono solo alcuni degli anelli. Questa caratteristica è tipicamente anti-scientifica perché, senza mettere continuamente e coerentemente in discussione il consenso acquisito, la scienza sarebbe ancora all’età della pietra, e noi con lei. Continue reading