La deriva anti-scientifica di H. H. Hoppe

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2019

(English Version here. Questo articolo è stato modificato l’8.3.19  [°]).

Salve Giovanni […] le chiedo la cortesia di commentare sul suo sito […] il recente articolo (*) di Hoppe sulla necessaria alleanza dei libertari con il populismo. Personalmente apprezzo il paleolibertarismo, ma credo che Hoppe abbia esagerato davvero nella sua accettazione di metodi autoritari (se non totalitari) nei confronti dei dissenzienti, siano essi culturali o politici. Sarebbe molto utile una sua critica ragionata. Grazie (Stefano)

Non credo che si tratti di esagerazione, ma di deriva anti-scientifica. Più precisamente, di un pensiero che, pur partendo da coerenti premesse scientifiche, nella sua applicazione pratica (strategica) le contraddice. E queste contraddizioni non riguardano un elemento accessorio ma le fondamenta stesse della scienza della libertà e di quella economica.

Continue reading

Privilegi, boss mafiosi e presidenti della repubblica

GIOVANNI BIRINDELLI, 10.5.2018

Per me è difficile immaginare una mattinata peggiore di quella in cui sono costretto a cambiare strada perché un vigile con paletta e pistola alla cintola mi informa, con un viso che esprime la stessa inevitabilità di una legge scientifica, che “sta passando il Presidente della Repubblica”.

Si lo so: molte persone più sane di mente di me direbbero “capirai, c’è di peggio nella vita. Se fossero questi i problemi!”.

Ora, a parte il fatto che la soggettività del valore implica anche quella del valore negativo, e cioè del dolore, c’è una cosa curiosa, che mi fa chiedere se il malato di mente sono io o sono loro. Si tratta del fatto che, quando in un bar di una borgata romana un boss mafioso aggredisce altre persone per avere il privilegio di passare davanti agli altri ed essere servito per primo, le stesse persone che mi dicono “capirai” si indignano, inorridiscono, riconoscono l’aggressione e giustificano la coercizione di risposta.

Su un piano astratto, le due situazioni sono logicamente analoghe (in un caso, per ottenere un privilegio, è stata usata la forza; nell’altro, per ottenere lo stesso privilegio, il ricorso alla forza è stato minacciato: in entrambi casi c’è stata aggressione finalizzata al privilegio).

Questa oggettiva analogia fra le due situazioni in effetti basta a convincermi del fatto che il sano di mente sono io, e che i malati di mente sono loro, la maggioranza: gli ossequiosi del presidente della repubblica e, più in generale, delle ‘leggi’ dello stato. Mentre di fronte a tipi simili di aggressione e di sopruso io ho reazioni emotive e processi di pensiero simili, loro li hanno opposti.

Idee di legge e isolamento intellettuale nella resistenza allo stato

Intervento di Giovanni Birindelli a Interlibertarians 2016 – Lugano (Svizzera), 20.11.2016

 

Buongiorno. Vorrei ringraziare Interlibertarians per questo invito e per lo sforzo davvero straordinario che quest’anno è stato fatto nell’organizzazione di questo evento. Grazie in particolare agli amici Rivo Cortonesi, Leonardo Facco e Giorgio Fidenato. È una grande gioia per me essere qui. Il titolo del mio intervento parla di solitudine intellettuale: ecco, oggi la solitudine è la fuori, non qua dentro.

In questo intervento discuterò il tema della resistenza allo stato sul piano delle idee astratte di libertà.

Da sole, le idee non bastano a migliorare le cose. Le idee di libertà non sono mai un mezzo per resistere concretamente allo stato. Il mezzo è sempre e solo il mercato.

Continue reading

Il libertario e le elezioni (dal mio punto di vista)

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.6.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Il libertario è intellettualmente solo per definizione. Mentre quasi tutti vedono nella democrazia l’opposto della tirannia, lui vede in essa lo strumento più letale di tirannia. Mentre quasi tutti cercano nello stato la soluzione ai problemi economici, egli vede in esso la loro origine.

Non è, si badi bene, una questione di opinioni diverse. La posizione del libertario e quella degli “altri” non stanno sullo stesso piano. Non hanno pari dignità. Il libertario applica la logica, gli “altri” no. La posizione del libertario è scientifica, quella degli “altri” (anche quando si definiscono “scienziati sociali”) è una superstizione.

Le interpretazioni del pensiero libertario sono molte, ma i paradigmi di quel pensiero sono sempre e solo due, uno etico l’altro economico: il principio di non aggressione e la soggettività del valore. Applicando la logica a questi due paradigmi si arriva a una teoria della giustizia e a una teoria economica. Per rifiutare queste teorie occorre rifiutare il principio di non aggressione e la soggettività del valore (e occorre rifiutarli insieme). Nessuno al mondo è mai riuscito a farlo. Nella storia del pensiero sociale non esiste una sola persona che, mantenendo la coerenza logica del suo pensiero, abbia retto il confronto con un libertario.

Le elezioni sono la celebrazione della vittoria della superstizione sulla scienza, della tirannia sulla libertà, del declino economico inconsapevole sulla prosperità concreta e reale. Esse sono la celebrazione della solitudine intellettuale del libertario. Il trionfo del male sul bene, della “collettività” sull’individuo.