[GLOSSARIO]: Rule of law

La Rule of law (malamente tradotto in italiano con “Stato di diritto”) letteralmente significa sovranità della legge ed è l’antitesi alla rule of men (la sovranità degli uomini). L’opposizione fra la rule of law e la rule of men è quindi quella che c’è fra una legge non arbitraria (la legge naturale) e una arbitraria (la “legge” positiva).

Purtroppo, oggi il termine rule of law ha cambiato significato e questo cambiamento di significato riflette quello del concetto di arbitrarietà della legge.

Una legge è logicamente non-arbitraria se non può essere fatta o disfatta per volontà di qualcuno, indipendentemente dal fatto che questo qualcuno sia una maggioranza (p. es. rappresentativa). Oggi, tuttavia, una legge viene generalmente considerata non-arbitraria (non se non può essere fatta o disfatta per volontà di qualcuno, ma) se è fatta da una maggioranza rappresentativa secondo le procedure burocratiche previste. Questo è logicamente assurdo in quanto non c’è nulla, nel fatto che una legge sia decisa da una maggioranza e seguendo particolari procedure burocratiche, che possa renderla meno arbitraria.

La rule of law (sovranità della legge) si oppone alla rule of men solo se la law in questione non è fatta dagli uomini: cioè solo se è la legge naturale. La sovranità della “legge” positiva, essendo questa sempre fatta dagli uomini, è sempre la rule of men, cioè l’antitesi della rule of law.

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[GLOSSARIO]: Libertà

La libertà è la sovranità del principio di non aggressione.

In altre parole, è la sovranità dell’unica regola coercitiva di comportamento individuale che non viola (né presuppone o implica la violazione del) principio di uguaglianza davanti alla legge. In questo senso, il principio di non aggressione è una regola coercitiva di comportamento (o legge) non arbitraria (naturale).

Tutte le regole coercitive di comportamento che sono compatibili col principio di uguaglianza davanti alla legge (p.es. la regola che vieta di rubare, quella che vieta di stuprare, ecc.) sono casi particolari del principio di non aggressione. Questo fatto può essere dedotto logicamente a priori ma è osservabile anche empiricamente a posteriori.

Viceversa, tutte le regole coercitive di comportamento che non sono compatibili col principio di uguaglianza davanti alla legge (p.es. la regola che impone di pagare le tasse – se la persona comune facesse quello che fa lo stato quando paga le tasse sarebbe incriminata, dallo stato stesso, di estorsione – o la “legge” dello stato che impone di avere il “Green Pass” per andare al ristorante) sono violazioni del principio di non aggressione; quindi della sovranità della legge non arbitraria; quindi della libertà.

Essendo dedotto logicamente, il principio di non aggressione è non arbitrario; è valido per chiunque allo stesso modo (senza eccezioni)ì, in ogni luogo, in ogni tempo, quali che siano le conseguenze materiali del suo rispetto o della sua difesa; indipendentemente dal fatto che sia riconosciuto o rispettato; indipendentemente dalle opinioni della maggioranza; indipendentemente dal fatto che le sue violazioni siano legali.

La filosofia della libertà (o filosofia politica) è l’insieme delle diverse teorie della libertà. La scienza della libertà è la teoria della libertà vincolata dalla logica (quindi non arbitraria).

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Il meraviglioso mondo di quelli che “il Green Pass è costituzionale”

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.7.2021 (corretto il 24.7.2021)

In un recente articolo su Il Sole 24 Ore, Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani sostengono che l’arbitraria limitazione della libertà di movimento di coloro che hanno scelto di non vaccinarsi contro il Covid (il cosiddetto “Green Pass”) non è in contrasto con la costituzione. L’argomentazione di fondo è che “la costituzione tutela la salute come interesse della collettività”. Secondo una sentenza della corte costituzionale del 2018, la costituzione consentirebbe “l’imposizione di un trattamento sanitario se diretto ‘non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri’”. Questo, tuttavia, continuano gli autori, ad alcune condizioni. Prima fra tutte il fatto che “la scienza garantisca, entro i confini in cui può farlo, la sicurezza dei vaccini e la loro indispensabilità per superare la pandemia”. Gli autori dell’articolo sono del parere che tale violazione della libertà (il “Green Pass”) “corrisponda a un bilanciamento fra beni giuridici ben orientato dal punto di vista costituzionale … Come si opera questo bilanciamento? In base ad alcune regole note, declinate seguendo il principio di ragionevolezza. Possiamo ricordarne alcuni: i beni collettivi possono fare premio su quelli individuali; in base al principio di solidarietà, le persone più deboli debbono essere tutelate; in base a quello di responsabilità, chi si è posto in una posizione di rischio che avrebbe potuto evitare senza difficoltà, può essere, in una certa misura, meno tutelato di chi quella stessa posizione di rischio non ha potuto evitare; infine, situazioni emergenziali possono giustificare una maggiore compressione, per il tempo strettamente necessario, di alcuni diritti fondamentali”.

I problemi con la tesi esposta nell’articolo sono di due tipi: puntuali e strutturali. Questi due tipi di problemi sono uno il riflesso dell’altro ma per semplicità espositiva è meglio discuterli separatamente.

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Con questi “liberali”, chi ha bisogno dei comunisti?

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.6.21

Nella sezione “Economia e Finanza” del sito di Nicola Porro, curata da Leopoldo Gasbarro, c’è un articolo dello stesso Gasbarro in cui l’autore si chiede: “Perchè tutti gli allarmi [su bitcoin da parte dei governi e delle banche centrali di mezzo mondo, ndr] non sono stati lanciati in chiave preventiva? Perchè si è aspettato che il grosso rialzo del prezzo del Bitcoin [che nella recente correzione ha perso circa il 50%, ndr] “ingolosisse” un numero sempre più alto di persone?

Il problema sarebbe quindi il fatto che le banche centrali sono intervenute troppo tardi, invece del fatto che sono intervenute, e a monte del fatto che esse esistono ed esercitano un monopolio legale sul denaro. 

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Una corte di Cassazione senza etica accusa Tiziano Ferro di esserlo

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.10.2020 (aggiornato 10.10.2020)

«Evasione fiscale, la Cassazione contro Tiziano Ferro: “Chi è famoso deve avere più etica”» titola ilsole24ore.com. «La Suprema corte ricorda che, per i personaggi pubblici, è più stringente il dovere di comportarsi eticamente. … Per i giudici di legittimità Tiziano Ferro ha un elevato livello economico e culturale, è certamente un personaggio famoso nel mondo della musica e dunque in possesso «degli strumenti necessari per valutare la giustezza di un determinato comportamento». E la Cassazione non manca di ammonire i personaggi pubblici le cui azioni sono sotto gli occhi di tutti, circostanza che impone il dovere di una condotta più etica, rispetto ad altri contribuenti». 

In questo articolo, ricorrendo al metodo della logica (che è un metodo terzo, oggettivo e indipendentemente verificabile – “falsificabile” nelle parole di Karl Popper) dimostrerò che, nel suo accusare Tiziano Ferro di essere senza etica, la Cassazione dimostra di esserlo (senza etica). 

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Cosa intendo per libertà, in due parole

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.5.20

Un amico mi ha chiesto di scrivergli cosa intendo per libertà. Non è la prima volta che capita. Inoltre, capita spesso che io debba ricorrere a questa parola. Per evitare di dover ripetere ogni volta cosa intendo con questo termine, e per evitare malintesi, cerco qui di sintetizzarne il significato che gli dò nel modo più estremo di cui sono capace.

Molti discutono di “quali leggi”. Tuttavia, quasi nessuno discute di “quale legge”.

Il positivismo giuridico (la legge intesa come decisione particolare e arbitraria dell’autorità) è il DNA del totalitarismo e della povertà relativa. Infatti, di per sé rende il potere coercitivo arbitrario dello stato illimitato. E dal fatto scientifico che il valore economico può essere creato solo attraverso il libero scambio, segue logicamente che, maggiore è il potere dello stato, minore sarà la prosperità.

Viceversa, la Legge scientifica (o “naturale”) è il DNA della libertà e della prosperità. Per capire cosa sia la Legge scientifica, è necessario preliminarmente chiarire il significato che qui darò a tre termini. Continue reading

Coronavirus: il libertario è più resistente di altri al social distancing e al lockdown

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.4.2020

La resistenza psicologica all’isolamento e quella alla coercizione sono capacità individuali che dipendono da caratteristiche che sono diverse per ogni persona (oltre che dalle condizioni, anche materiali, in cui essa si trova).
Premesso questo, e quindi assumendo un’impossibile parità di altre condizioni, credo (ma potrei sbagliarmi) che chi ha un’idea scientifica (logica e coerente) di libertà (per semplicità, da ora in avanti, chiamerò questa persona “libertario”) possa essere più resistente di altri da un lato al social distancing e, dall’altro, al lockdown. O quantomeno che il suo libertarismo paradossalmente possa essergli d’aiuto. Continue reading

Recensione libro: “Permanent Record” di Edward Snowden

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.11.2019

(English version coming soon)

Nel leggere il libro Permanent Record di Edward Snowden sono rimasto di sasso di fronte alle qualità della sua persona che, nonostante il suo understatement, emergono dai dettagli della sua storia: il suo coraggio, prima di tutto; la sua intelligenza; le sue capacità informatiche, che a me appaiono strabilianti; la sua rettitudine; la profonda gentilezza che traspare in ogni riga del suo libro; la sua grande umanità. Sono qualità che, mentre ciascuna di esse presa singolarmente già sarebbe stata straordinaria per la sua intensità, tutte insieme contemporaneamente nella stessa persona mi hanno fatto rimettere in discussione i limiti di quello che ritenevo possibile.

In inglese esiste un termine per descrivere uno stato d’animo che la lingua italiana non credo sia in grado di esprimere con altrettanta precisione: “humbled”. “I’m humbled” significa scoprire una nuova percezione di sé più modesta e meno importante di prima a causa di un evento esterno, come appunto il venire a conoscenza di qualità straordinariamente belle di una persona. Un ridimensionamento di sé che tuttavia non è frustrazione, ma apertura all’esempio. Occasione di imparare. Di migliorare.

Ecco, io sono “humbled” dalle qualità di Edward Snowden. In questo articolo non le discuterò perché credo che l’unico modo per apprezzarle sia comprare il libro e leggerlo.

Sono talmente “humbeld” dalle sue qualità e da quelle del suo gesto puramente eroico che istintivamente sono spinto a censurare le mie stesse critiche ad alcuni aspetti del suo pensiero che a me sembrano essere contraddittori. In rapporto alle scelte, alle capacità, alle azioni e alle qualità di un eroe di questa grandezza, queste contraddizioni hanno un peso talmente piccolo da sembrare quasi trascurabili. Tuttavia esse riguardano le idee di fondo che stanno alla base del suo gesto: il concetto stesso di privacy e la differenza fra legale e “giusto”. Quindi forse una discussione di queste contraddizioni non è totalmente inutile. Inoltre, non credo che l’autocensura sia il modo migliore di omaggiare la persona che, inizialmente da sola, ha affrontato lo stato più potente del pianeta (e i suoi alleati) per denunciarne i sistemi di sorveglianza di massa e iniziare un dibattito aperto su questi temi.

Così, per quanto esteticamente brutto sia criticare dalla propria scrivania, su un piano teorico, alcuni aspetti delle idee di chi ha messo in gioco la sua stessa vita per difenderle (e vive in esilio per averle difese), in questo caso considero questa critica un tributo a Snowden. Un modo per riconoscere il debito che io ho, insieme alla mia famiglia, nei suoi confronti e che non riuscirò mai a estinguere. Continue reading

Unabomber, la ‘decrescita felice’ e l’ambientalismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 2.12.2018

Il bel film Manhunt: Unabomber (Netflix, 2017) è basato sulla storia vera di Theodore Kaczynski, un matematico straordinariamente intelligente in diversi campi (e ordinariamente stupido nel campo delle scienze sociali) che, avendo sviluppato una sorta di ‘filosofia’ della ‘decrescita felice’ secondo la quale l’industrializzazione capitalista rende l’uomo schiavo e distrugge la natura, vive da eremita in un bosco. Per far ascoltare le sue idee, spedisce bombe per posta a persone-simbolo. Ottiene col ricatto la pubblicazione, da parte di un grande quotidiano nazionale, della sua ‘teoria sociale’ che vorrebbe fosse imposta a (o accolta da) tutti e che prevede il ritorno a una sorta di condizione pre-industriale. Questa pubblicazione è in realtà una trappola tesa dell’agente dell’FBI James Fitzgerlad, che nelle sue indagini ricorre a tecniche di linguistica comparativa mai usate prima grazie alle quali riuscirà a catturare Kaczynski. Fitzgerlad è l’eroe buono che tuttavia condivide la ‘filosofia’ della sua preda.

Questo è un aspetto interessante: la tesi della ‘decrescita felice’ viene esplicitamente difesa nel film. Quello che viene condannato è naturalmente il modo in cui questo messaggio è stato diffuso da Kaczynski, non il messaggio in sé, che al contrario sembra essere condiviso dagli autori. Anche se etichettato come ‘puerile’ e ‘dilettantesco’ da alcuni personaggi negativi, infatti, questo messaggio è condiviso esplicitamente dall’eroe buono e dagli altri personaggi positivi.

In effetti, questo messaggio oggi (e da qualche tempo) è molto di moda. Il pregiudizio positivo per il cibo a “Km 0”, quello negativo per il cibo OGM, il divieto di lavorare la domenica, la diffusa ostilità nei confronti dei giganti della distribuzione (e di quella online in particolare), il divieto di Uber Pop a operare, le deliranti regolamentazioni edilizie, sono solo alcuni esempi di questo messaggio che in Occidente è vivo e vegeto fra i socialisti, specie quelli di ‘sinistra’, ambientalisti e ‘di protesta’, i radical-chic e i fricchettoni.

  1. L’immagine dell’incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso

Il messaggio di Kaczynski è simbolizzato da un’immagine che ricorre più volte nel film e che è usata per l’ultima potente scena. L’immagine è quella di un incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso. Dal punto di vista della ‘filosofia’ che il film vuole difendere, il conducente è costretto da quel semaforo (simbolo dell’industrializzazione capitalista) ad agire come se fosse una persona senza mente.

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La sana antipatia del libertario

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.11.2018

A mia figlia

 

In The Road to Serfdom Friedrich von Hayek scrive di quel «sano disprezzo e antipatia nei confronti del potere»[1] che sono tipici di chi apprezza la libertà. A sua volta, tuttavia, quest’ultimo è spesso trovato antipatico e disprezzato da chi ha il culto dello stato; o almeno una parte di lui lo è. Al di là di fattori individuali, questa antipatia ha a che vedere, secondo me, con la conoscenza.

Chi apprezza la libertà è infatti sempre contemporaneamente in due posizioni a prima vista antitetiche fra loro:

  1. è consapevole di avere una conoscenza certa e assoluta;
  2. è consapevole dell’impossibilità assoluta di conoscenza.

La prima di queste due posizioni in cui si trova la persona che apprezza la libertà la rende antipatica a molti statalisti; la seconda la rende loro incomprensibile (e quindi generalmente disprezzata).

Questa antipatia e questo disprezzo “passivi” sono sani tanto quanto lo sono quelli “attivi” a cui faceva riferimento Hayek, in fin dei conti per le stesse ragioni.

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Bitcoin-blockchain, regolamentazione e “spiegazioni” mainstream

GIOVANNI BIRINDELLI, 4.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Milena Gabanelli: “Non avete mai capito cosa è la blockchain? Proviamo a spiegarvelo noi. È un mondo che corre veloce e che può cambiarci la vita, ma che non è ancora stato regolamentato”

Il mio consiglio da non esperto a chi volesse capire cos’è la blockchain (e perché essa non ha senso senza bitcoin) sarebbe quello di prendere con le pinze “spiegazioni” il cui titolo di apertura finisce con “ma non è stato ancora regolamentato”. Continue reading

Una strategia per la libertà (versione integrale)

GIOVANNI BIRINDELLI, 13.4.2016

(Pubblicazione originale in due parti: MiglioVerde, parte 1 e parte 2)

 

  1. Introduzione

Ci sono diversi sistemi istituzionali che sono realisticamente compatibili col paradigma della libertà:

  • assenza di stato (con servizi come la sicurezza assegnati ad agenzie private in competizione fra loro)[1];
  • comunità volontarie (per esempio con servizi come la sicurezza decisi e finanziati allo stesso modo in cui vengono finanziati i servizi di pulizia all’interno di un condominio)[2];
  • presenza di stato ma senza alcun monopolio legale e con tassazione volontaria (con servizi come la sicurezza offerti residualmente, se e ove possibile, in competizione con quelli offerti dal mercato)[3].

Queste soluzioni e forse altre ancora sono, per così dire, punti di arrivo, destinazioni più o meno compatibili col paradigma volontario della libertà. Il punto di partenza, oggi, è l’espressione più resistente e dilagante del paradigma coercitivo mai osservata nella storia dell’uomo: la democrazia totalitaria. Nel pensiero libertario, il problema teorico della ‘destinazione’ (cioè di quale sia concretamente il miglior sistema istituzionale compatibile col paradigma teorico della libertà) ha ricevuto una discreta attenzione. Al contrario, il problema strategico di come passare dall’attuale forma di totalitarismo a uno qualsiasi dei sistemi istituzionali compatibili col paradigma della libertà, ha ricevuto e continua a ricevere molta meno attenzione. Come ricorda Murray Rothbard, «Queste sono due questioni totalmente separate: la questione di quale sia il nostro obiettivo ideale, e quella della strategia e della tattica per arrivare al nostro obiettivo partendo dal sistema attuale»[4]. E sulla seconda questione molto poco è stato detto: «L’elaborazione di una teoria sistematica della libertà è già di per sé una cosa abbastanza rara, ma l’esposizione di una teoria strategica per la libertà è stata di fatto inesistente[5]

Lo scopo di questo articolo è quello di discutere, non un possibile sistema istituzionale compatibile col paradigma teorico della libertà, ma una possibile strategia per favorire una transizione verso di esso, qualunque esso sia, a partire dalla situazione reale esistente di un paese fondato su un sistema giuridico puramente positivo. Continue reading