Sulla libertà di armarsi

LUCA FUSARI, 22.11.2015

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario col titolo “Una cittadinanza armata impedirebbe le stragi terroristiche”)

I recenti attentati terroristici avvenuti a Parigi nei pressi dello Stade de France, al teatro Bataclan e in alcuni locali del X° e dell’XI° arrondissement, provocanti 130 vittime, dopo quelli avvenuti ad inizio anno contro la redazione del Charlie Hebdo, rappresentano non solo il fallimento del presidente Hollande, del premier Valls, del ministro degli interni Cazeneuve o di qualche altro burocrate transalpino nel garantire l’incolumità dei propri cittadini, ma più in generale è il fallimento della concezione centralista giacobina della sicurezza quale protezione demandata dai cittadini-sudditi al Dio-Stato.

Nonostante i soldi estorti tramite tassazione, lo Stato francese (l’archetipo di tutti gli Stati contemporanei) non è stato in grado di adempiere alla sua primaria e hobbesiana funzione basilare, divenendo semmai un catalizzatore e una causa di attentati quali contraccolpi e ritorsioni dovuti alla sua politica domestica ed estera. Continue reading

Non è razionalmente possibile opporsi allo ‘Stato di sicurezza’ senza opporsi anche allo ‘Stato sociale’

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.11.2015

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

 

In Francia è stato prorogato lo ‘stato di emergenza’ istituito a seguito degli attacchi terroristici. Questo ‘stato di emergenza’ prevede un ulteriore aumento del potere coercitivo arbitrario dello stato, in questo caso bypassando addirittura la figura del giudice e quindi dando ampia discrezionalità alle autorità amministrative e di polizia:

Fa impressione che, in forza di generici richiami all’ordine pubblico e alla sicurezza, ministro dell’interno e prefetti possano disporre domicili coatti, arresti domiciliari, accompagnamenti, divieti di contatto con persone individuate, ritiro del passaporto, divieti di circolazione, di assemblea, di riunione, scioglimenti di associazioni (misura che sopravvive alla cessazione dell’emergenza), … perquisizioni a qualunque ora del giorno e della notte in ogni luogo incluso il domicilio (Massimo Villone)

 

A seguito di questa estensione dello ‘stato di emergenza’ e anche delle proposte di farlo diventare permanente, non mancano le critiche di alcuni ‘intellettuali’ (specialmente di quelli cosiddetti ‘di sinistra’). Il comune denominatore di queste critiche è il rifiuto del baratto fra ‘libertà’ (o ‘stato di diritto’) e ‘sicurezza’.
Riporto sotto due esempi di queste critiche apparse sui giornali di oggi: una di Massimo Villone su Il manifesto e l’altra di Giorgio Agamben su la Repubblica.

Se definiamo ‘razionale’ una critica che è argomentata in modo logicamente coerente, allora dal mio punto di vista, cioè dal punto di vista di una persona che ritiene che la libertà non possa essere barattata con la sicurezza, queste critiche non sono razionali. E in quanto irrazionali, queste critiche non solo non costituiscono una difesa della libertà ma, forse senza che chi le fa ne sia consapevole, costituiscono una sua ulteriore aggressione. Esse cioè sono di fatto una difesa del potere coercitivo arbitrario dello stato e della sua possibilità di continuare a espandersi. Continue reading

Attenzione al pericoloso baratto fra libertà e sicurezza

FRANCESCO SIMONCELLI, 18.11.2015

(Pubblicazione originale: The Fielder)

Ludwig von Mises dimostrò nelle sue opere come l’interventismo economico rappresentasse un veleno per il libero mercato. Murray Rothbard … traslò questo concetto alla geopolitica, affermando come l’interventismo estero in faccende estranee al proprio Paese fosse foriero di conseguenze impreviste. Una di queste, purtroppo, è stata la tragedia francese del fine settimana scorso, il cui innesco è stato il militarismo francese sul territorio siriano.

L’articolo può essere letto a questo link.

Della libertà di espressione (versione integrale)

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.2.2015

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario in 5 parti: 1, 2, 3, 4, 5 )

  

Parte 1: Introduzione 

 

Un imprenditore è stato multato un milione di euro perché ha detto che «evadere non è un reato grave». Un politico è stato condannato a sei mesi di reclusione per aver detto che Giorgio Napolitano, quando era presidente della repubblica (minuscole, soprattutto in questo caso, intenzionali), era «indegno». Anche un ragazzo monzese di 24 anni è stato denunciato per vilipendio del presidente della repubblica: su un sito aveva scritto frasi del tipo «Vergogna d’Italia». Un uomo è stato multato mille euro per aver detto che l’Italia è un «paese di merda» (se lo stato applicasse una multa di mille euro a tutti quelli, me incluso, che in un solo giorno pronunciano questa esatta frase per dire che l’Italia è uno stato che viola sistematicamente la libertà e che fa tutto ciò che è umanamente possibile per ridurre in miseria i sudditi che opprime, probabilmente riuscirebbe ad azzerare all’istante, e per un solo istante, l’intero debito pubblico). Beppe Grillo è stato indagato per istigazione dei militari a disobbedire alle “leggi” (cioè, in una situazione di positivismo giuridico come quella attuale, ai comandi arbitrari dell’autorità): in una lettera aperta chiedeva ai vertici di Polizia, Carabinieri ed Esercito di non schierarsi a protezione della classe politica italiana. Leonardo Facco è stato querelato da un pubblico ufficiale per aver osato criticare i vigili urbani. Erri de Luca è stato rinviato a giudizio per istigazione a delinquere: aveva detto che «la Tav va sabotata». Questi sono solo alcuni dei casi più eclatanti del 2014 in cui delle persone sono state aggredite dallo stato per le loro parole. Chissà quante altre persone solo nell’ultimo anno sono state denunciate e/o condannate per quello che hanno detto, scritto o disegnato (in particolare contro il Dio stato, le sue agenzie e i suoi pubblici ufficiali). Continue reading

Evasori? Ma quale guerra, per i nemici della libertà sono dei sovversivi

GIOVANNI BIRINDELLI, 18.8.2012

(Original publication: L’Indipendenza – qui con un errata corrige)

In una recente intervista pubblicata sul settimanale Tempi, Mario Monti, a proposito dell’evasione fiscale, ha affermato: “Io penso che l’Italia si trova in uno stato di difficoltà soprattutto a causa di questo fenomeno e che si trova da questo punto di vista in uno «stato di guerra»”. Il richiamo allo “stato di guerra” (tra virgolette) per situazioni che di guerra non sono (se lo fossero occorrerebbe una formale dichiarazione di guerra con le annesse responsabilità, doveri e implicazioni) è uno strumento spesso usato da chi detiene il potere politico nelle democrazie totalitarie per giustificare misure speciali (o “strumenti forti”, così forti da rappresentare, nel caso dell’evasione fiscale oggi in Italia, uno “strappo allo stato di diritto” nelle parole del ‘garante’ della privacy Pizzetti). Continue reading