La nascita delle banche centrali

MURRAY N. ROTHBARD*

«La chiave per capire la storia inglese nei secoli XVII e XVIII sono le guerre perpetue in cui lo stato inglese era continuamente coinvolto. Le guerre implicavano spese finanziarie gigantesche per la Corona. Prima della comparsa delle banche centrali e del denaro statale cartaceo, ogni governo che non volesse tassare il paese per l’intero costo della guerra faceva affidamento su un corposo debito pubblico. Tuttavia, se il debito pubblico continua a crescere e le tasse non vengono aumentate, da qualche parte il denaro per pagare il pifferaio deve essere trovato.

Prima del XVII secolo, i prestiti venivano generalmente concessi dalle banche, e le ‘banche’ erano le istituzioni che i capitalisti usavano per prestare ad altri il denaro che avevano risparmiato. Non c’era attività bancaria basata sul deposito (deposit banking); i commercianti che volevano un posto sicuro in cui custodire il loro oro in eccesso avevano l’abitudine di depositarli nella zecca del Re nella Torre di Londra. Questa abitudine, tuttavia, si rivelò molto costosa. Infatti, il Re Carlo I, avendo bisogno di denaro poco prima dello scoppio della guerra civile del 1638, semplicemente confiscò la somma enorme di 200 000 libbre di oro depositate nella zecca, annunciando che si trattava di un ‘prestito’ da parte dei depositanti. Comprensibilmente scossi da questa esperienza, i commercianti cominciarono a depositare il loro oro nelle casseforti degli orafi privati, i quali avevano l’abitudine di custodire in modo sicuro metalli preziosi. Poco dopo, le note degli orafi privati cominciarono a funzionare come note di banco [banconote, n.d.r.] private, che sono il prodotto dell’attività bancaria di deposito [per cui, al posto di pagare x in oro fisico, si pagava in banconote le quali erano certificati di deposito di x in oro fisico presso un orafo. Quest’ultimo, naturalmente, veniva pagato dai suoi clienti per custodire il loro oro, che altrettanto naturalmente non poteva prestare ad altri, n.d.r.].

Il governo della Restaurazione presto ebbe bisogno di ottenere una grande quantità di denaro per la guerra contro gli olandesi. Le tasse furono enormemente aumentate e la Corona prese molto oro a prestito dagli orafi. Verso la fine del 1671, il Re Carlo II chiese ai banchieri [gli orafi, n.d.r.] ulteriori e ingenti somme in prestito per finanziare una nuova flotta. In seguito al rifiuto degli orafi, il Re proclamò, il 5 gennaio 1672, una “sospensone dello Scacchiere” cioè un volontario rifiuto, da parte della Corona, di pagare ogni interesse o restituire il capitale su gran parte del debito ancora in essere. […] La stragrande maggioranza di questo debito non onorato [1,17mln di libbre su 1,21 mln] era detenuta proprio dagli orafi. […]

Cinque anni dopo, nel 1677, la Corona a malincuore ricominciò a pagare l’interesse sul debito sospeso. Tuttavia, al momento della cacciata dal trono del Re James II nel 1688, solo poco più di 6 anni di interesse su 12 furono ripagati. Inoltre, l’interesse fu ripagato a un tasso di interesse arbitrario del 6%, anche se il contratto originario col Re prevedeva tassi d’interesse compresi fra l’8 e il 10%.

Gli orefici furono trattati ancora peggio dal nuovo governo di William e Mary fatto subentrare dalla Gloriosa Rivoluzione del 1688. Il nuovo regime semplicemente si rifiutò di pagare qualsiasi interesse o capitale sul debito in sospeso. I creditori sventurati portarono il caso in tribunale. Tuttavia, mentre da un lato i giudici furono d’accordo in linea di principio coi creditori, dall’altro la loro decisione fu annullata dal Lord Keeper, che candidamente argomentò che i problemi finanziari del governo devono avere la precedenza sulla giustizia e i diritti di proprietà.

Il risultato della “sospensione” fu che la Camera dei Comuni chiuse definitivamente la questione nel 1701, decretando che la metà della somma presa a prestito dalla Corona fosse semplicemente cancellata, e che per la restante metà i pagamenti sui tassi d’interesse iniziassero nel 1705, al notevole tasso d’interesse del 3%. Perfino questo basso tasso fu ulteriormente abbassato più tardi al 2,5%.

Le conseguenze di questa dichiarazione di bancarotta da parte del Re non tradirono le aspettative: il credito pubblico fu severamente danneggiato e gli orefici, le cui note non furono più accettate dal pubblico e dai loro stessi depositanti, subirono un disastro finanziario. La gran parte dei più importanti orefici/creditori andò in bancarotta durante gli anni ’80 del XVII secolo e molti finirono la loro vita nelle prigioni dei debitori. L’attività bancaria privata di deposito aveva ricevuto un colpo devastante; un colpo che fu superato solo dalla creazione di una banca centrale.

La sospensione dello Scacchiere, quindi, venendo solo due decenni dopo la confisca dell’oro della Zecca, riuscì di fatto a distruggere in un solo colpo l’attività bancaria privata di deposito e il credito al governo. Ma adesso si affacciavano le guerre senza fine con la Francia e dove avrebbe preso il governo il denaro necessario per finanziarle?

La salvezza arrivò nella forma di un gruppo di promotori finanziari capeggiati dallo scozzese William Paterson. Paterson avvicinò un comitato speciale della Camera dei Comuni formato all’inizio del 1693 per studiare il problema di come generare entrate per il governo, e propose un notevole nuovo piano. In cambio di un pacchetto di importanti privilegi speciali da parte dello stato [“s” minuscola nel testo originale, n.d.r.], Paterson e il suo gruppo avrebbero costituito la Banca d’Inghilterra, la quale avrebbe emesso nuove banconote la maggior parte delle quali sarebbe stata emessa per finanziare la spesa in deficit del governo. In breve, poiché non c’erano abbastanza risparmiatori disponibili a finanziare il deficit governativo, Paterson e soci si resero graziosamente disponibili ad acquistare i titoli del debito pubblico a interesse, che sarebbero stati pagati con le banconote di nuova emissione, le quali godevano di una serie di privilegi speciali. […]

William Paterson fece pressione sul governo inglese perché garantisse alle banconote della Banca d’Inghilterra il privilegio del corso legale [che obbliga chiunque ad accettarle, n.d.r.], ma questo avrebbe significato spingersi troppo oltre, perfino per la Corona britannica. Tuttavia, il Parlamento diede alla Banca d’Inghilterra il vantaggio di detenere i depositi di tutti i fondi governativi.

Il nuovo sistema bancario a banca centrale privilegiato dal governo presto dimostrò il suo potere inflazionistico. La Banca d’Inghilterra presto emise la somma enorme di 760.000 sterline, la maggior parte delle quali furono usate per acquistare titoli del debito governativo. Questa emissione ebbe un impatto inflazionistico immediato e sostanziale. In soli due anni la Banca d’Inghilterra fu insolvente in seguito a una corsa agli sportelli: un’insolvenza gioiosamente favorita dai suoi rivali, gli orefici privati, che furono felici di rendere alla Banca d’Inghilterra le sue banconote gonfiate per avere indietro l’equivalente in oro fisico.

A questo punto, il governo inglese prese una decisione cruciale: nel maggio del 1696 semplicemente permise alla banca di ‘sospendere il pagamento in specie’ [cioè la restituzione, al momento della presentazione della banconota in banca, dell’oro fisico di cui la banconota era titolo rappresentativo, n.d.r.]. In breve, il governo inglese permise alla banca di rifiutarsi a tempo indeterminato di ottemperare ai propri obblighi contrattuali che le imponevano di restituire oro fisico in cambio delle banconote, mentre allo stesso tempo la banca continuava allegramente a emettere nuove banconote e a esigere (enforcing) che i suoi debitori onorassero i loro obblighi contrattuali. La banca riprese a effettuare i pagamenti in specie due anni dopo ma questo evento costituì un precedente per l’attività bancaria inglese e americana da quel momento in poi. Ogni volta che la banca finiva in guai finanziari a causa della sua attività inflattiva, il governo le permetteva di sospendere i pagamenti in specie. […]

Lo stesso anno, il 1696, la Banca d’Inghilterra ebbe un altro spavento: lo spettro della competizione. […] Il tentativo [di costituire una banca concorrente, n.d.r.] fallì ma la Banca d’Inghilterra si mosse rapidamente per indurre il Parlamento, nel 1697, ad approvare una legge che proibisse a qualsiasi nuova banca aziendale (corporate bank) di essere costituita in Inghilterra. […] Nel 1708 il Parlamento aggiunse a questa serie di privilegi uno cruciale: rese l’emissione di banconote illegale per qualsiasi altra banca […] a parte la Banca d’Inghilterra. […]

Così, entro la fine del XVII secolo, gli stati dell’Europa occidentale, e in particolare l’Inghilterra e la Francia, scoprirono una grandiosa nuova strada per l’espansione del potere statale: la produzione di entrate attraverso la creazione di banconote dal nulla, o direttamente da parte del governo [come avvenne nel caso francese, n.d.r.] oppure, in maniera più sottile, da parte di una banca centrale monopolistica e privilegiata».

(*) Traduzione di Giovanni Birindelli di alcune parti della sezione 7.6 del libro Austrian Perspective on the History of Economic Thought: Economic Thought Before Adam Smith di Murray N. Rothbard (2006[1995], Ludwig von Mises Institute, Auburn, pp. 228-230), con particolare riferimento alla nascita delle banche centrali.

2 thoughts on “La nascita delle banche centrali

  1. Roberto Bolzan November 12, 2018 / 6:28 pm

    Meraviglioso

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