Economic Cycles

Giovanni Birindelli (guest lecturer), June 2020

Economic Cycles. The perspective of the Austrian School of Economics

University of Milan, Course in Economic Geography (Prof. Alessandro Vitale)

LLM in Sustainable Development, Faculty of Law

Cosa intendo per libertà, in due parole

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.5.20

Un amico mi ha chiesto di scrivergli cosa intendo per libertà. Non è la prima volta che capita. Inoltre, capita spesso che io debba ricorrere a questa parola. Per evitare di dover ripetere ogni volta cosa intendo con questo termine, e per evitare malintesi, cerco qui di sintetizzarne il significato che gli dò nel modo più estremo di cui sono capace.

Molti discutono di “quali leggi”. Tuttavia, quasi nessuno discute di “quale legge”.

Il positivismo giuridico (la legge intesa come decisione particolare e arbitraria dell’autorità) è il DNA del totalitarismo e della povertà relativa. Infatti, di per sé rende il potere coercitivo arbitrario dello stato illimitato. E dal fatto scientifico che il valore economico può essere creato solo attraverso il libero scambio, segue logicamente che, maggiore è il potere dello stato, minore sarà la prosperità.

Viceversa, la Legge scientifica (o “naturale”) è il DNA della libertà e della prosperità. Per capire cosa sia la Legge scientifica, è necessario preliminarmente chiarire il significato che qui darò a tre termini. Continue reading

Book review: Edward Snowden’s “Permanent record”

GIOVANNI BIRINDELLI, 26.11.2019

(Italian version here)

While reading Edward Snowden’s Permanent Record, I was astonished by the qualities of the author. Notwithstanding his understatement, these qualities clearly emerged from the details of his story: his courage, above all. His intelligence. His computing abilities, which to me seem almost supernatural. His rectitude. His profound kindness that is revealed in every line of his book. His great humaneness.

While each one of these qualities in itself would have already been extraordinary because of its intensity, the contemporary presence of all of them in the same person at the same time made me rethink the limits of what I once considered to be humanly possible.

In this article I will not discuss these qualities. I think that the best way to appreciate them is to buy the book and read it.

I’m so much humbled by them and by Snowden’s purely heroic gesture that I’m instinctively inclined to censor my own criticism of some aspects of his thought that I believe are logically inconsistent. In fact, in relation to the choices, the capabilities, the actions and the qualities of a hero of this magnitude, these inconsistencies have such little importance that they appear to be almost negligible. However, they are about the very ideas on which his gesture was based: namely, the very concept of privacy and the difference between what is legal and what is right. Therefore, perhaps a discussion of these inconsistencies may be not entirely useless. In addition, I do not believe that self-censorship would be the best way to homage the person who, at the beginning all alone, has defied the most powerful nation in the world (and its allies) to denounce its mass surveillance programs and start a debate on these issues.

Criticizing from the comfort of one’s desk, on a theoretical level, the ideas of someone who risked his own life to defend them (and who’s living in exile for having defended them), is not usually an aesthetically beautiful thing to do, I believe. However, in this particular case, I consider this criticism a tribute to the man who has risked his own life to start a much-needed debate on privacy and on the difference between what is legal and what is right. This criticism is for me a way to acknowledge the debt that I, together with my family, have with Edward Snowden and that I know I will hardly ever manage to pay back.

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Recensione libro: “Permanent Record” di Edward Snowden

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.11.2019

(English version coming soon)

Nel leggere il libro Permanent Record di Edward Snowden sono rimasto di sasso di fronte alle qualità della sua persona che, nonostante il suo understatement, emergono dai dettagli della sua storia: il suo coraggio, prima di tutto; la sua intelligenza; le sue capacità informatiche, che a me appaiono strabilianti; la sua rettitudine; la profonda gentilezza che traspare in ogni riga del suo libro; la sua grande umanità. Sono qualità che, mentre ciascuna di esse presa singolarmente già sarebbe stata straordinaria per la sua intensità, tutte insieme contemporaneamente nella stessa persona mi hanno fatto rimettere in discussione i limiti di quello che ritenevo possibile.

In inglese esiste un termine per descrivere uno stato d’animo che la lingua italiana non credo sia in grado di esprimere con altrettanta precisione: “humbled”. “I’m humbled” significa scoprire una nuova percezione di sé più modesta e meno importante di prima a causa di un evento esterno, come appunto il venire a conoscenza di qualità straordinariamente belle di una persona. Un ridimensionamento di sé che tuttavia non è frustrazione, ma apertura all’esempio. Occasione di imparare. Di migliorare.

Ecco, io sono “humbled” dalle qualità di Edward Snowden. In questo articolo non le discuterò perché credo che l’unico modo per apprezzarle sia comprare il libro e leggerlo.

Sono talmente “humbeld” dalle sue qualità e da quelle del suo gesto puramente eroico che istintivamente sono spinto a censurare le mie stesse critiche ad alcuni aspetti del suo pensiero che a me sembrano essere contraddittori. In rapporto alle scelte, alle capacità, alle azioni e alle qualità di un eroe di questa grandezza, queste contraddizioni hanno un peso talmente piccolo da sembrare quasi trascurabili. Tuttavia esse riguardano le idee di fondo che stanno alla base del suo gesto: il concetto stesso di privacy e la differenza fra legale e “giusto”. Quindi forse una discussione di queste contraddizioni non è totalmente inutile. Inoltre, non credo che l’autocensura sia il modo migliore di omaggiare la persona che, inizialmente da sola, ha affrontato lo stato più potente del pianeta (e i suoi alleati) per denunciarne i sistemi di sorveglianza di massa e iniziare un dibattito aperto su questi temi.

Così, per quanto esteticamente brutto sia criticare dalla propria scrivania, su un piano teorico, alcuni aspetti delle idee di chi ha messo in gioco la sua stessa vita per difenderle (e vive in esilio per averle difese), in questo caso considero questa critica un tributo a Snowden. Un modo per riconoscere il debito che io ho, insieme alla mia famiglia, nei suoi confronti e che non riuscirò mai a estinguere. Continue reading

Protezionismo, trade deficit e guerre commerciali

GIOVANNI BIRINDELLI, 25.8.2019

«Donald Trump annuncia nuovi dazi sul Made in China. A partire dall’1 ottobre saliranno al 30% i dazi su 250 miliardi di dollari di prodotti cinesi sui quali al momento gravano dazi al 25%. Sui restanti 300 miliardi di dollari di prodotti dalla Cina i dazi che scatteranno l’1 settembre saranno al 15% e non al 10%»[1].

Fin dal suo discorso di insediamento, Trump è stato molto chiaro sul fatto che la sua amministrazione avrebbe adottato misure protezioniste in misura ancora maggiore di quanto abbiano fatto le amministrazioni precedenti: «A partire da oggi, sarà solo America first, America first». «Seguiremo due semplice regole: compra americano e assumi americano». «Il protezionismo porterà grande prosperità e ricchezza».

Il 22 dicembre del 2018, quasi un anno dopo l’inizio della guerra commerciale con la Cina a forza di dazi da lui iniziata, ha twittato: «I’m a tariff man», come se a qualcuno potesse essere rimasto qualche dubbio.

Questa posizione ancora più protezionista di quelle dei suoi predecessori ha la sua origine nel trade deficit che gli USA hanno nei confronti di altri paesi, e in particolare della Cina: «noi perdiamo 800 miliardi di dollari all’anno, ogni anno» dice Trump, implicando che esista un “noi”, che il deficit della bilancia commerciale sia una “perdita” e che questa vada corretta attraverso misure protezioniste.

Nella prima sezione di questo articolo discuto il rapporto fra trade deficit e prosperità. Questo è un punto delicato su cui c’è spesso confusione, anche da parte di alcuni economisti che hanno familiarità con la Scuola Austriaca di economia.

Nella seconda sezione discuto rapidamente il protezionismo nel caso particolare del commercio internazionale, con particolare riferimento ai dazi.

Nella terza e ultima sezione, faccio alcune brevi considerazioni sulla dimensione monetaria del protezionismo.

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Protectionism (2019)

Slides of the lectures on the subject of protectionism given at the Course in Economic Geography (Prof. A. Vitale) LLM in Sustainable Development, Faculty of Law, University of Milan.

To download the .pdf file click on image

Main changes from previous version (2018) include:

  • added section on the structure of thought (section: Introduction)
  • added section with data on new protectionist measures by US (global), between US and China, and between the US and the EU (section: 4.b)
  • added section on ‘free trade’ areas (section 4.h)
  • general revision and update

Hoppe’s anti-scientifc drift

GIOVANNI BIRINDELLI, 12.3.2019

This article is a comment to the 2017 speech by H. H. Hoppe titled Libertarianism and the Alt-Right. In Search of a Libertarian Strategy for Social Change.

This speech is, in my opinion, a drift in the direction opposite to science. More precisely, it is the expression of a thought which, though starting from consistent scientific premises, in moving from theory to practice (or strategy) becomes inconsistent with these premises. This inconsistency is not about some accessory detail: it is about the very foundations of the science of liberty and of economic science.

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La deriva anti-scientifica di H. H. Hoppe

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2019

(English Version here. Questo articolo è stato modificato l’8.3.19  [°]).

Salve Giovanni […] le chiedo la cortesia di commentare sul suo sito […] il recente articolo (*) di Hoppe sulla necessaria alleanza dei libertari con il populismo. Personalmente apprezzo il paleolibertarismo, ma credo che Hoppe abbia esagerato davvero nella sua accettazione di metodi autoritari (se non totalitari) nei confronti dei dissenzienti, siano essi culturali o politici. Sarebbe molto utile una sua critica ragionata. Grazie (Stefano)

Non credo che si tratti di esagerazione, ma di deriva anti-scientifica. Più precisamente, di un pensiero che, pur partendo da coerenti premesse scientifiche, nella sua applicazione pratica (strategica) le contraddice. E queste contraddizioni non riguardano un elemento accessorio ma le fondamenta stesse della scienza della libertà e di quella economica.

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Unabomber, la ‘decrescita felice’ e l’ambientalismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 2.12.2018

Il bel film Manhunt: Unabomber (Netflix, 2017) è basato sulla storia vera di Theodore Kaczynski, un matematico straordinariamente intelligente in diversi campi (e ordinariamente stupido nel campo delle scienze sociali) che, avendo sviluppato una sorta di ‘filosofia’ della ‘decrescita felice’ secondo la quale l’industrializzazione capitalista rende l’uomo schiavo e distrugge la natura, vive da eremita in un bosco. Per far ascoltare le sue idee, spedisce bombe per posta a persone-simbolo. Ottiene col ricatto la pubblicazione, da parte di un grande quotidiano nazionale, della sua ‘teoria sociale’ che vorrebbe fosse imposta a (o accolta da) tutti e che prevede il ritorno a una sorta di condizione pre-industriale. Questa pubblicazione è in realtà una trappola tesa dell’agente dell’FBI James Fitzgerlad, che nelle sue indagini ricorre a tecniche di linguistica comparativa mai usate prima grazie alle quali riuscirà a catturare Kaczynski. Fitzgerlad è l’eroe buono che tuttavia condivide la ‘filosofia’ della sua preda.

Questo è un aspetto interessante: la tesi della ‘decrescita felice’ viene esplicitamente difesa nel film. Quello che viene condannato è naturalmente il modo in cui questo messaggio è stato diffuso da Kaczynski, non il messaggio in sé, che al contrario sembra essere condiviso dagli autori. Anche se etichettato come ‘puerile’ e ‘dilettantesco’ da alcuni personaggi negativi, infatti, questo messaggio è condiviso esplicitamente dall’eroe buono e dagli altri personaggi positivi.

In effetti, questo messaggio oggi (e da qualche tempo) è molto di moda. Il pregiudizio positivo per il cibo a “Km 0”, quello negativo per il cibo OGM, il divieto di lavorare la domenica, la diffusa ostilità nei confronti dei giganti della distribuzione (e di quella online in particolare), il divieto di Uber Pop a operare, le deliranti regolamentazioni edilizie, sono solo alcuni esempi di questo messaggio che in Occidente è vivo e vegeto fra i socialisti, specie quelli di ‘sinistra’, ambientalisti e ‘di protesta’, i radical-chic e i fricchettoni.

  1. L’immagine dell’incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso

Il messaggio di Kaczynski è simbolizzato da un’immagine che ricorre più volte nel film e che è usata per l’ultima potente scena. L’immagine è quella di un incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso. Dal punto di vista della ‘filosofia’ che il film vuole difendere, il conducente è costretto da quel semaforo (simbolo dell’industrializzazione capitalista) ad agire come se fosse una persona senza mente.

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La nascita delle banche centrali

MURRAY N. ROTHBARD*

«La chiave per capire la storia inglese nei secoli XVII e XVIII sono le guerre perpetue in cui lo stato inglese era continuamente coinvolto. Le guerre implicavano spese finanziarie gigantesche per la Corona. Prima della comparsa delle banche centrali e del denaro statale cartaceo, ogni governo che non volesse tassare il paese per l’intero costo della guerra faceva affidamento su un corposo debito pubblico. Tuttavia, se il debito pubblico continua a crescere e le tasse non vengono aumentate, da qualche parte il denaro per pagare il pifferaio deve essere trovato.

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Bitcoin tra Legge e Mercato: Video dell’incontro e diapositive dell’intervento di Giovanni Birindelli

  • Video dell’incontro Bitcoin tra Legge e mercato organizzato da Lodi Liberale, con Giovanni Birindelli, Alberto De Luigi, Lorenzo Maggi e Giacomo Zucco (Lodi, 6.3.2018):

 

Errata corrige:

1) nel video, alla diapositiva 28 c’è un errore: attualmente il block reward (la ricompensa in bitcoin per blocco registrato e verificato) è di 12,5 BTC, non di 25 BTC;

2) diapositiva 30: nel 2140 non sarà naturalmente l’ultimo blocco a essere minato ma l’ultimo bitcoin a essere ‘estratto’.

Nota: il video che durante la presentazione non partiva si può vedere cliccando sull’immagine della diapositiva nr. 23 oppure a questo link

 

  • Diapositive relative all’intervento di Giovanni Birindelli (versione online): aggiornato 18.3.2018:

 

 

  • Diapositive relative all’intervento di Giovanni Birindelli: versione .PDF (scaricabili): aggiornato 18.3.2018:

 

  • Diapositive presentazione G. Birindelli: "Bitcoin tra Legge e mercato" - Lodi, 6.3.2018
    Diapositive presentazione G. Birindelli: “Bitcoin tra Legge e mercato” – Lodi, 6.3.2018

Bitcoin, legislazione e processo di emancipazione dallo stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.1.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Bruno Leoni scriveva che «Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti»[1]. La ragione per cui nella lista Leoni non poteva includere “usare un tipo determinato di denaro” è che, all’epoca in cui scriveva, in questo campo lo stato non solo già da tempo interferiva nelle scelte individuali, ma già le vietava tout court.

E lo faceva senza che peraltro molti notassero che le ragioni di principio per le quali ognuno dovrebbe essere libero di usare il tipo particolare di denaro che preferisce sono esattamente le stesse di quelle per cui ognuno dovrebbe essere libero di indossare il tipo particolare di abbigliamento che preferisce. Queste ragioni hanno a che vedere col principio di autodeterminazione, che è l’altra faccia, quella positiva, del principio di non aggressione.

Tuttavia, le ragioni economiche per introdurre il libero mercato nel settore del denaro sono molto più forti rispetto a quelle per salvaguardarlo nel settore dell’abbigliamento. L’intervento statale nella produzione di vestiti produrrebbe seri danni economici settoriali. D’altro canto, la Scuola Austriaca di economia ha dimostrato col metodo adatto alla scienza economica che il monopolio legale del mezzo di scambio produce necessariamente crisi cicliche sistemiche.

Tuttavia, fino al 2009, non c’era alcuna strada realisticamente percorribile per difendere con successo il libero mercato nel settore del denaro. Nessuna delle due strade fino ad allora disponibili, infatti (e cioè la via politica e quella culturale), poteva riportare il denaro a casa.

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Indipendenza, denaro e credito

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.12.2016

(Pubblicazione originale: Switzerland Institute in Venice, Quaderno n. 9)

 

  1. Introduzione
  2. Sistema monetario e del credito: tre concetti base
    • Il tasso d’interesse
    • Il denaro
    • La differenza fra deposito e prestito
  3. Il libero mercato nel settore del denaro e del credito
    • Cenni generali
    • Maggiore crescita da abbassamento delle preferenze temporali
  4. L’espansione artificiale del denaro e del credito
    • Come avviene
      • Riserva frazionaria
      • Banca centrale
      • Riduzione della domanda di contante
    • Gli effetti: il ciclo economico
  5. Scienza economica, metodologia ed “esilio”
  6. L’ambiente giuridico del libero mercato
    • La conservazione nel tempo del libero mercato
    • Il problema strategico della transizione
  7. Conclusioni: autodeterminazione, denaro e credito
  8. Bibliografia
  9. L’autore
  10. L’Istituto

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Se vuoi uccidere l’orso e non hai altri mezzi, sfrutta il suo stesso peso contro di lui

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.6.2020

Se bitcoin fosse stato centralizzato e esposto alla censura come lo fu e-Gold, sarebbe stato soppresso molto tempo fa.

Se c’è una lezione che bitcoin ha dato a chi aspira a battersi con successo contro il socialismo è quella che la decentralizzazione del processo (che è una cosa diversa decentralizzazione dell’eventuale risultato: p. es. una moneta di mercato), finalizzata in primo luogo alla resistenza alla censura, funziona. Forse perché consente di viaggiare leggeri, senza il peso di processi decisionali collettivi ma anzi con la possibilità di andare ognuno per la sua strada (fork) se non ci fosse un accordo spontaneo. Forse perché consente di viaggiare coerenti, senza creare un’antitesi fra scienza e pragmatismo (antitesi che alla fine rende necessariamente fallimentari anche quei progetti che dovessero avere successo) ma anzi con una complementarietà fra i due. Forse perché consente di viaggiare con le ali (gli incentivi del libero mercato), invece che con le catene (la politica e i suoi provvedimenti). Quali che siano le ragioni, la decentralizzazione del processo finalizzata in primo luogo alla resistenza alla censura ha funzionato: bitcoin, creato da un solo uomo (o piccolo gruppo di uomini), in 11 anni nel campo del denaro ha ottenuto un risultato (non solo in termini quantificabili di libertà monetaria ma anche in termini meno quantificabili di speranza) che nessun processo politico centralizzato (anche con le migliori intenzioni, cioè con l’obiettivo della più ampia decentralizzazione di risultato) ha mai potuto nemmeno sognare. E se bitcoin continuerà ad avere successo, questo potrebbe essere solo l’inizio (di una strada sicuramente difficile e rischiosa).

Credo (anche se spero di sbagliarmi) che, nel contesto attuale di socialismo estremo e necessariamente sempre crescente, un eventuale processo centralizzato che miri a un risultato decentralizzato non potrà che fallire, anche laddove le sue premesse teoriche, laddove presenti, fossero corrette. In altre parole, battersi contro la centralizzazione socialista, in qualunque campo, facendolo perbenino (cioè chiedendo il permesso al socialismo, secondo le sue regole e costituzioni, e in ossequio alle sue strutture centralizzate) non credo che sia un approccio che possa funzionare. Continue reading

Lockdown e gold standard

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.6.2020

Mi chiedo se, sotto il gold standard, ci sarebbe stato il lockdown. O quantomeno se sarebbe stato accettato così supinamente.

Questioni di libertà a parte (che taglierebbero la testa al toro, o piuttosto al lockdown), e anche assumendo che, nel lungo periodo, il lockdown sia una misura efficace contro il coronavirus (tesi che a me sembra assurda; non sono un virologo, ma leggo idee parecchio diverse anche fra virologi statalisti a riguardo), mi sembra che tutti concordino sul fatto che, nel lungo periodo, a causa di malattie cardiache, obesità, rinvio di cure necessarie, depressione, suicidi, povertà ecc., il lockdown avrà un elevato costo in termini di anni di vita e anche di vite umane. Tuttavia, questo costo non è sostenuto oggi, ma lo sarà in futuro, nel lungo periodo.

Quindi, anche nell’ipotesi secondo me assurda di partenza, chi esercita il potere coercitivo arbitrario dello stato si è trovato di fronte a scegliere (per tutti) fra il breve periodo e il lungo periodo.

Come noto, una scelta di lungo periodo sarebbe stata incompatibile con la struttura di incentivi che sottostà a quel sistema di potere coercitivo arbitrario. Tuttavia, sarebbe stata incompatibile anche con la mentalità della stragrande maggioranza delle persone, ormai indottrinate dal sistema denaro fiat di stato + banche centrali a una mentalità di breve periodo in modo così profondo che nemmeno se ne accorgono. Continue reading

L’isteresi della libertà e del socialismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.6.2020

Il segretario del sindacato CGIL ha affermato: “Avanti col blocco dei licenziamenti [che il governo ha imposto per far fronte al coronavirus]. E serve un nuovo contratto sociale”

“L’isteresi è un fenomeno per cui il valore assunto da una grandezza dipendente da altre è determinato, oltre che dai valori istantanei di queste ultime, anche dai valori che avevano assunto in precedenza” (Wikipedia).

L’isteresi di una sbarra di metallo, per esempio, è il fenomeno per cui, se la pieghi, questa resta piegata (di più o di meno a seconda del tipo di metallo).

Il concetto di isteresi, tuttavia, non è ristretto alle scienze naturali. Secondo me può essere esteso anche a quelle sociali. Continue reading

Coronavirus e la collettivizzazione dell’esperienza

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.4.2020

Questa immagine per me rimarrà il simbolo di questo periodo: due poliziotti (non uno: due), col supporto di un drone (controllato da un terzo poliziotto a distanza), multano un uomo perché, solo e lontano da tutti, è “intento a prendere il sole” in riva al mare.
Questa situazione è nella sostenza esattamente identica a infinite altre a cui assistiamo ogni giorno: p. es. quando la guardia di finanza o la polizia locale entrano in qualche azienda per cercare irregolarità burocratiche la cui inevitabilità, in un sistema giuspositivo, è uno degli scopi principali della legislazione (in quanto rende ogni persona ricattabile e quindi controllabile con più facilità).
E’ esattamente identica perché in tutti questi casi, come nel caso della persona multata perché prendeva il sole sulla spiaggia, si ha un’aggressione legale (nel senso di una violazione legale del principio scientifico di non aggressione) ai danni di persone che non hanno aggredito nessuno (all’obiezione secondo cui, in una situazione di pandemia, queste persone, prendendo il sole sulla spiaggia, starebbero aggredendo qualcuno, rispondo qui). In altre parole, si ha una violazione della libertà scientificamente definita. E naturalmente questa violazione della libertà viene fatta in nome di un logicamente inesistente, e per questo arbitrariamente definito, “bene comune”.
Tuttavia, sebbene la situazione delle irregolarità burocratiche e quella dell’uomo sulla spiaggia siano sostanzialmente identiche, sono diverse rispetto a un aspetto fondamentale: quello della collettivizzazione dell’esperienza. Continue reading

Coronavirus: il libertario è più resistente di altri al social distancing e al lockdown

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.4.2020

La resistenza psicologica all’isolamento e quella alla coercizione sono capacità individuali che dipendono da caratteristiche che sono diverse per ogni persona (oltre che dalle condizioni, anche materiali, in cui essa si trova).
Premesso questo, e quindi assumendo un’impossibile parità di altre condizioni, credo (ma potrei sbagliarmi) che chi ha un’idea scientifica (logica e coerente) di libertà (per semplicità, da ora in avanti, chiamerò questa persona “libertario”) possa essere più resistente di altri da un lato al social distancing e, dall’altro, al lockdown. O quantomeno che il suo libertarismo paradossalmente possa essergli d’aiuto. Continue reading

Coronavirus, adattamento e incentivi

GIOVANNI BIRINDELLI, 10.4.2020

Abbiamo tre fattori di crisi che si stanno sommando l’uno all’altro, formando una specie di tempesta perfetta sia a breve che a lungo termine:
1) la fine del ciclo economico prodotto dall’ulteriore espansione artificiale del denaro e del credito a cui le banche centrali sono ricorse per curare la crisi del 2008 con dosi ancora maggiore dello stesso veleno che la ha prodotta;
2) il coronavirus (usato come sabbia per coprire il primo fattore di crisi);
3) la reazione del sistema stato-banca centrale al coronavirus: cioè le politiche monetarie e fiscali ancora più espansive.
Il libero processo di mercato, lasciato a sé stesso, sarebbe perfettamente in grado di risolvere i primi due fattori di crisi nel tempo più breve possibile. Se il mercato fosse lasciato a sé stesso, la situazione sarebbe infatti per certi aspetti assimilabile a quella della recessione economica degli USA del 1920-21: la più breve nella storia degli USA in quanto l’unica non accompagnata da maggiore interventismo del sistema stato-banca centrale (che, nonostante nel brevissimo periodo possa fungere da anti-dolorifico, nel medio-lungo periodo ha effetti catastrofici analoghi a quelli della cura di un tossicodipendente con dosi di droga ancora maggiori). Una delle ragioni è legata agli incentivi, e in particolare a quelli ad adattarsi. Continue reading

Durante il coronavirus, andare in giro per strada è una violazione del principio di non aggressione?

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.4.2020

Qualcuno (da quello che mi è sembrato di capire perfino fra i libertari) sostiene che, nella situazione attuale, andare in giro per strada sia una violazione del principio di non aggressione (NAP).

Questa posizione mi sembra illogica e semplicemente sbagliata. In particolare, mi sembra trascurare nientepopodimeno che i diritti di proprietà, che stanno alla base del NAP. Continue reading

Emergenza e potere illimitato dello stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 11.3.2020

«Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti» (Bruno Leoni)

La ragione per cui Leoni non ha incluso fra queste attività individuali “uscire di casa” oppure “uscire dal proprio comune” oppure “organizzare un funerale per una persona cara” probabilmente è che un’interferenza dello stato in questi campi dell’attività individuale stava al di là della sua stessa immaginazione.

Se qualcuno aveva bisogno di un ulteriore riscontro al fatto che il potere dello stato (democratico o meno che sia) è illimitato, oggi non può non vederlo.

Il problema non è che lo stato sta chiudendo in casa le persone e, sostituendosi alle scelte degli individui, distruggendo quel poco che resta e resiste del sistema produttivo nel nome di un arbitrariamente definito “bene comune”. Il problema è che può farlo legalmente. E poteva farlo legalmente anche ieri. Il problema, in altre parole, è che (oggi come ieri) il suo potere coercitivo è appunto illimitato. Continue reading

Coronavirus: quando il “diritto alla salute” incontra l’economia (e continua a ignorarla)

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2020

Secondo i medici della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) «può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone»” (lastampa.it).

Guai a utilizzare una tragedia come quella di un’epidemia (e delle morti che comporta) per tirare acqua al proprio mulino, anche quando è quello scientificamente corretto. Ma quando, durante un’epidemia,

  1. dei medici fanno affermazioni economiche ed etiche come se fossero mediche (cioè parlano di scienze che evidentemente non conoscono come se stessero parlando di medicina, di cui presumibilmente sanno molto); e
  2. queste affermazioni economiche ed etiche non solo sono anti-scientifiche e logicamente contraddittorie ma hanno implicazioni molto concrete sulla scelta politica (e quindi arbitraria) di chi deve vivere e di chi deve morire,

allora forse può essere utile rispondere con due parole sull’economia (sarebbe utile farlo anche con due parole sulla libertà ma qui non lo farò). Continue reading

Il “nuovo sistema fiscale internazionale”

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.2.2020

 

A Cino

 

In una lettera aperta, i ministri dell’economia e/o delle finanze di alcuni fra gli stati più interventisti dell’UE (Francia, Germania, Italia -come ti sbagli- e Spagna) propongono un “nuovo sistema fiscale internazionale” disegnato per tassare “in modo adeguato” i “colossi tecnologici”.

Prima di entrare nel dettaglio di quella che per adesso è solo una proposta allo studio dell’OCSE, a scanzo di equivolci è sempre utile fare un rapido cenno al fatto che l’imposizione fiscale di per sé viola il principio di non aggressione. Questa è l’unica regola di giusto comportamento (cioè l’unica regola di comportamento la cui violazione giustifica il ricorso alla coercizione) che è logicamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. In questo senso, è l’unica regola di giusto comportamento (o legge) che ha valore scientifico: non arbitraria, oggettivamente vera, indipendentemente verificabile da parte di chiunque mediate il ricorso alla logica. In altre parole, per evitare fraintendimenti è sempre bene ricordare che l’imposizione fiscale in quanto tale (che è una forma di aggressione e che è un privilegio statale), anche se legale, è oggettivamente, scientificamente un crimine. In particolare, un’estorsione aggravata[1].

Premesso questo, la proposta in oggetto è pensata per “correggere due gravi debolezze di cui soffre la tassazione[2] a livello internazionale”.

1. La prima di queste due “gravi debolezze” sarebbe che “Gli utili dei colossi tecnologici, siano questi americani, europei o cinesi, non sono tassati in modo adeguato. Queste società realizzano profitti considerevoli in luoghi dove hanno una presenza fisica limitata, ma nei quali sfruttano i dati di milioni di utenti. Le società più profittevoli spesso sono quelle che pagano le imposte più basse. Di conseguenza, non contribuiscono in maniera equa al finanziamento delle nostre comunità. […] Il[nuovo] sistema internazionale di tassazione digitale ci permetterebbe di affrontare questo problema, stabilendo un prelievo giusto e stabile, «tagliato su misura» per i nuovi modelli di economia digitale. Inoltre darebbe alle imprese che operano nel settore digitale maggiore certezza del diritto”. Continue reading