I liquidi radioattivi di Fukushima riversati nell’oceano

UNA SIGNORA, ALESSIO PIANA, GIOVANNI BIRINDELLI, 12.9.2019

Ciao Giovanni,

ho creato un gruppo con 44 genitori dei miei studenti che hanno accettato di conoscere il pensiero libertario. Sono stati proposti alcuni temi di discussione. Ti chiedo un aiuto per rispondere alla domanda di una signora, per favore.

La domanda è questa. “L’acqua radioattiva di Fukushima sarà scaricata nel Pacifico. Secondo Rothbard ciò può accadere perché i fiumi, i mari, gli oceani, le foreste, le praterie ed anche il cielo non sono stati ancora privatizzati, quindi tutti si preoccupano di sfruttarli ma non di proteggerli, di conseguenza sono permessi i continui disastri ambientali che tutti conosciamo (“Per una nuova libertà” pagg. 331-350). Se tutto fosse privatizzato, come bisognerebbe smaltire tutta quell’acqua radioattiva? I libertari cosa propongono in questa circostanza?”

[…] Tu cosa proporresti di fare, da libertario?

Grazie,

Alessio

Continue reading

Declino, stabilità politica e bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(English translation here: link)

In un recente articolo sul The Wall Street Journal, Gerard Baker fa un efficace (anche se un po’  banale) quadro del declino italiano (rappresentato come punta di diamante di quello occidentale) che è in contrasto con la bellezza che si trova nel paese.

Tuttavia, se vediamo il declino (italiano e occidentale) come una montagna di spazzatura che il sistema statuale (in particolare quello democratico) nel lungo periodo rende necessariamente sempre crescente, allora forse possiamo vedere bitcoin, in parte, come una tecnologia che consente di produrre energia (in modo assolutamente pulito) da quella spazzatura. In altre parole, lo stesso declino (la stessa montagna crescente di immondizia) può avere implicazioni diverse (cioè essere una risorsa o il suo contrario) a seconda che questa tecnologia sia stata inventata o meno. L’articolo tuttavia non prende in considerazione questa dimensione del problema. E non lo fa, a mio parere, perché non prende in considerazione le cause scientifiche del declino fra cui:

– la distorsione dell’idea di legge: da limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque, a strumento di potere coercitivo arbitrario da parte di alcuni su altri;

– la distorsione del concetto di denaro: da asset spontaneamente selezionato dal libero processo di mercato in quanto (fra le altre cose) scarso, a pezzi di carta (o i loro equivalenti digitali) coercitivamente imposti da una particolare organizzazione criminale in quanto infinitamente abbondanti; Continue reading

Decline, political stability and bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(Traduzione italiana qui: link)

In a recent article on The Wall Street Journal, Gerard Baker gives an effective (though a bit banal) picture of the decline of Italian society and economy, which is seen as the tip of the sword of the decline of Western civilization. This decline is depicted in stark contrast with the beauty that can still be found in that country (and specifically in Tuscany, where I live and where the author went on holiday and was inspired to write his article).

If we see the decline (Italian and, more in general, of the Western civilization) as a mountain of rubbish that the statist system (and especially the democratic one) necessarily makes ever bigger in the long run, then we can see bitcoin, at least in part, as a technology that allows to produce (totally clean) energy from this rubbish. In other words, the same decline (the same growing mountain of rubbish) can have different implications (and therefore be a resource or its opposite) according to whether such technology has been invented or not. Baker’s article, however, while discussing decline does not take into consideration this aspect of the problem. And in my opinion it doesn’t do it because it does not take into consideration the scientifically relevant causes of the decline, namely:

  1. the distortion of the abstract idea of law: from non-arbitrary limit to anyone’s coercive power, to instrument of arbitrary coercive power by some over others;
  2. the distortion of the concept of money: from an asset which has been spontaneously selected by the free market process because (among other things) it is scarce, to pieces of paper (or their digital equivalents) which have been coercively imposed by a particular criminal organization because they are infinitely abundant;
  3. and other distorsions (regarding the concept of equality before the law; the concept of economic value; etc.).

Continue reading

Protezionismo, trade deficit e guerre commerciali

GIOVANNI BIRINDELLI, 25.8.2019

«Donald Trump annuncia nuovi dazi sul Made in China. A partire dall’1 ottobre saliranno al 30% i dazi su 250 miliardi di dollari di prodotti cinesi sui quali al momento gravano dazi al 25%. Sui restanti 300 miliardi di dollari di prodotti dalla Cina i dazi che scatteranno l’1 settembre saranno al 15% e non al 10%»[1].

Fin dal suo discorso di insediamento, Trump è stato molto chiaro sul fatto che la sua amministrazione avrebbe adottato misure protezioniste in misura ancora maggiore di quanto abbiano fatto le amministrazioni precedenti: «A partire da oggi, sarà solo America first, America first». «Seguiremo due semplice regole: compra americano e assumi americano». «Il protezionismo porterà grande prosperità e ricchezza».

Il 22 dicembre del 2018, quasi un anno dopo l’inizio della guerra commerciale con la Cina a forza di dazi da lui iniziata, ha twittato: «I’m a tariff man», come se a qualcuno potesse essere rimasto qualche dubbio.

Questa posizione ancora più protezionista di quelle dei suoi predecessori ha la sua origine nel trade deficit che gli USA hanno nei confronti di altri paesi, e in particolare della Cina: «noi perdiamo 800 miliardi di dollari all’anno, ogni anno» dice Trump, implicando che esista un “noi”, che il deficit della bilancia commerciale sia una “perdita” e che questa vada corretta attraverso misure protezioniste.

Nella prima sezione di questo articolo discuto il rapporto fra trade deficit e prosperità. Questo è un punto delicato su cui c’è spesso confusione, anche da parte di alcuni economisti che hanno familiarità con la Scuola Austriaca di economia.

Nella seconda sezione discuto rapidamente il protezionismo nel caso particolare del commercio internazionale, con particolare riferimento ai dazi.

Nella terza e ultima sezione, faccio alcune brevi considerazioni sulla dimensione monetaria del protezionismo.

Continue reading

Protectionism (2019)

Slides of the lectures on the subject of protectionism given at the Course in Economic Geography (Prof. A. Vitale) LLM in Sustainable Development, Faculty of Law, University of Milan.

To download the .pdf file click on image

Main changes from previous version (2018) include:

  • added section on the structure of thought (section: Introduction)
  • added section with data on new protectionist measures by US (global), between US and China, and between the US and the EU (section: 4.b)
  • added section on ‘free trade’ areas (section 4.h)
  • general revision and update

Hoppe’s anti-scientifc drift

GIOVANNI BIRINDELLI, 12.3.2019

This article is a comment to the 2017 speech by H. H. Hoppe titled Libertarianism and the Alt-Right. In Search of a Libertarian Strategy for Social Change.

This speech is, in my opinion, a drift in the direction opposite to science. More precisely, it is the expression of a thought which, though starting from consistent scientific premises, in moving from theory to practice (or strategy) becomes inconsistent with these premises. This inconsistency is not about some accessory detail: it is about the very foundations of the science of liberty and of economic science.

Continue reading

La deriva anti-scientifica di H. H. Hoppe

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2019

(English Version here. Questo articolo è stato modificato l’8.3.19  [°]).

Salve Giovanni […] le chiedo la cortesia di commentare sul suo sito […] il recente articolo (*) di Hoppe sulla necessaria alleanza dei libertari con il populismo. Personalmente apprezzo il paleolibertarismo, ma credo che Hoppe abbia esagerato davvero nella sua accettazione di metodi autoritari (se non totalitari) nei confronti dei dissenzienti, siano essi culturali o politici. Sarebbe molto utile una sua critica ragionata. Grazie (Stefano)

Non credo che si tratti di esagerazione, ma di deriva anti-scientifica. Più precisamente, di un pensiero che, pur partendo da coerenti premesse scientifiche, nella sua applicazione pratica (strategica) le contraddice. E queste contraddizioni non riguardano un elemento accessorio ma le fondamenta stesse della scienza della libertà e di quella economica.

Continue reading

Unabomber, la ‘decrescita felice’ e l’ambientalismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 2.12.2018

Il bel film Manhunt: Unabomber (Netflix, 2017) è basato sulla storia vera di Theodore Kaczynski, un matematico straordinariamente intelligente in diversi campi (e ordinariamente stupido nel campo delle scienze sociali) che, avendo sviluppato una sorta di ‘filosofia’ della ‘decrescita felice’ secondo la quale l’industrializzazione capitalista rende l’uomo schiavo e distrugge la natura, vive da eremita in un bosco. Per far ascoltare le sue idee, spedisce bombe per posta a persone-simbolo. Ottiene col ricatto la pubblicazione, da parte di un grande quotidiano nazionale, della sua ‘teoria sociale’ che vorrebbe fosse imposta a (o accolta da) tutti e che prevede il ritorno a una sorta di condizione pre-industriale. Questa pubblicazione è in realtà una trappola tesa dell’agente dell’FBI James Fitzgerlad, che nelle sue indagini ricorre a tecniche di linguistica comparativa mai usate prima grazie alle quali riuscirà a catturare Kaczynski. Fitzgerlad è l’eroe buono che tuttavia condivide la ‘filosofia’ della sua preda.

Questo è un aspetto interessante: la tesi della ‘decrescita felice’ viene esplicitamente difesa nel film. Quello che viene condannato è naturalmente il modo in cui questo messaggio è stato diffuso da Kaczynski, non il messaggio in sé, che al contrario sembra essere condiviso dagli autori. Anche se etichettato come ‘puerile’ e ‘dilettantesco’ da alcuni personaggi negativi, infatti, questo messaggio è condiviso esplicitamente dall’eroe buono e dagli altri personaggi positivi.

In effetti, questo messaggio oggi (e da qualche tempo) è molto di moda. Il pregiudizio positivo per il cibo a “Km 0”, quello negativo per il cibo OGM, il divieto di lavorare la domenica, la diffusa ostilità nei confronti dei giganti della distribuzione (e di quella online in particolare), il divieto di Uber Pop a operare, le deliranti regolamentazioni edilizie, sono solo alcuni esempi di questo messaggio che in Occidente è vivo e vegeto fra i socialisti, specie quelli di ‘sinistra’, ambientalisti e ‘di protesta’, i radical-chic e i fricchettoni.

  1. L’immagine dell’incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso

Il messaggio di Kaczynski è simbolizzato da un’immagine che ricorre più volte nel film e che è usata per l’ultima potente scena. L’immagine è quella di un incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso. Dal punto di vista della ‘filosofia’ che il film vuole difendere, il conducente è costretto da quel semaforo (simbolo dell’industrializzazione capitalista) ad agire come se fosse una persona senza mente.

Continue reading

La nascita delle banche centrali

MURRAY N. ROTHBARD*

«La chiave per capire la storia inglese nei secoli XVII e XVIII sono le guerre perpetue in cui lo stato inglese era continuamente coinvolto. Le guerre implicavano spese finanziarie gigantesche per la Corona. Prima della comparsa delle banche centrali e del denaro statale cartaceo, ogni governo che non volesse tassare il paese per l’intero costo della guerra faceva affidamento su un corposo debito pubblico. Tuttavia, se il debito pubblico continua a crescere e le tasse non vengono aumentate, da qualche parte il denaro per pagare il pifferaio deve essere trovato.

Continue reading

La sana antipatia del libertario

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.11.2018

A mia figlia

 

In The Road to Serfdom Friedrich von Hayek scrive di quel «sano disprezzo e antipatia nei confronti del potere»[1] che sono tipici di chi apprezza la libertà. A sua volta, tuttavia, quest’ultimo è spesso trovato antipatico e disprezzato da chi ha il culto dello stato; o almeno una parte di lui lo è. Al di là di fattori individuali, questa antipatia ha a che vedere, secondo me, con la conoscenza.

Chi apprezza la libertà è infatti sempre contemporaneamente in due posizioni a prima vista antitetiche fra loro:

  1. è consapevole di avere una conoscenza certa e assoluta;
  2. è consapevole dell’impossibilità assoluta di conoscenza.

La prima di queste due posizioni in cui si trova la persona che apprezza la libertà la rende antipatica a molti statalisti; la seconda la rende loro incomprensibile (e quindi generalmente disprezzata).

Questa antipatia e questo disprezzo “passivi” sono sani tanto quanto lo sono quelli “attivi” a cui faceva riferimento Hayek, in fin dei conti per le stesse ragioni.

Continue reading

Bitcoin tra Legge e Mercato: Video dell’incontro e diapositive dell’intervento di Giovanni Birindelli

  • Video dell’incontro Bitcoin tra Legge e mercato organizzato da Lodi Liberale, con Giovanni Birindelli, Alberto De Luigi, Lorenzo Maggi e Giacomo Zucco (Lodi, 6.3.2018):

 

Errata corrige:

1) nel video, alla diapositiva 28 c’è un errore: attualmente il block reward (la ricompensa in bitcoin per blocco registrato e verificato) è di 12,5 BTC, non di 25 BTC;

2) diapositiva 30: nel 2140 non sarà naturalmente l’ultimo blocco a essere minato ma l’ultimo bitcoin a essere ‘estratto’.

Nota: il video che durante la presentazione non partiva si può vedere cliccando sull’immagine della diapositiva nr. 23 oppure a questo link

 

  • Diapositive relative all’intervento di Giovanni Birindelli (versione online): aggiornato 18.3.2018:

 

 

  • Diapositive relative all’intervento di Giovanni Birindelli: versione .PDF (scaricabili): aggiornato 18.3.2018:

 

  • Diapositive presentazione G. Birindelli: "Bitcoin tra Legge e mercato" - Lodi, 6.3.2018
    Diapositive presentazione G. Birindelli: “Bitcoin tra Legge e mercato” – Lodi, 6.3.2018

Bitcoin, legislazione e processo di emancipazione dallo stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.1.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Bruno Leoni scriveva che «Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti»[1]. La ragione per cui nella lista Leoni non poteva includere “usare un tipo determinato di denaro” è che, all’epoca in cui scriveva, in questo campo lo stato non solo già da tempo interferiva nelle scelte individuali, ma già le vietava tout court.

E lo faceva senza che peraltro molti notassero che le ragioni di principio per le quali ognuno dovrebbe essere libero di usare il tipo particolare di denaro che preferisce sono esattamente le stesse di quelle per cui ognuno dovrebbe essere libero di indossare il tipo particolare di abbigliamento che preferisce. Queste ragioni hanno a che vedere col principio di autodeterminazione, che è l’altra faccia, quella positiva, del principio di non aggressione.

Tuttavia, le ragioni economiche per introdurre il libero mercato nel settore del denaro sono molto più forti rispetto a quelle per salvaguardarlo nel settore dell’abbigliamento. L’intervento statale nella produzione di vestiti produrrebbe seri danni economici settoriali. D’altro canto, la Scuola Austriaca di economia ha dimostrato col metodo adatto alla scienza economica che il monopolio legale del mezzo di scambio produce necessariamente crisi cicliche sistemiche.

Tuttavia, fino al 2009, non c’era alcuna strada realisticamente percorribile per difendere con successo il libero mercato nel settore del denaro. Nessuna delle due strade fino ad allora disponibili, infatti (e cioè la via politica e quella culturale), poteva riportare il denaro a casa.

Continue reading

Indipendenza, denaro e credito

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.12.2016

(Pubblicazione originale: Switzerland Institute in Venice, Quaderno n. 9)

 

  1. Introduzione
  2. Sistema monetario e del credito: tre concetti base
    • Il tasso d’interesse
    • Il denaro
    • La differenza fra deposito e prestito
  3. Il libero mercato nel settore del denaro e del credito
    • Cenni generali
    • Maggiore crescita da abbassamento delle preferenze temporali
  4. L’espansione artificiale del denaro e del credito
    • Come avviene
      • Riserva frazionaria
      • Banca centrale
      • Riduzione della domanda di contante
    • Gli effetti: il ciclo economico
  5. Scienza economica, metodologia ed “esilio”
  6. L’ambiente giuridico del libero mercato
    • La conservazione nel tempo del libero mercato
    • Il problema strategico della transizione
  7. Conclusioni: autodeterminazione, denaro e credito
  8. Bibliografia
  9. L’autore
  10. L’Istituto

  Continue reading

Strumenti per la privacy

ADMIN, 13.9.2019

Arguing that you don’t care about the right to privacy because you have nothing to hide is no different than saying you don’t care about free speech because you have nothing to say (Edward Snowden)

 

Se a qualcuno potessero interessare, si riportano di seguito alcuni strumenti utili per la privacy. Chi scrive, senza essere assolutamente un esperto, paragonandoli con altri li ha trovati nettamente migliori (e dal punto di vista tecnico alla sua portata: quindi generalmente facili da usare): Continue reading

“La casa di carta” non parla di libertà

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.8.19

Seguendo un suggerimento qui su fb, tempo fa ho iniziato a vedere la serie TV La casa de papel (“La casa di carta”).

Una bella serie. Ringrazio chi la ha segnalata. Tuttavia, arrivato alla scena ‘filosofica’, ancora non riesco a capire perché alcuni ritengono che il messaggio della serie TV sia libertario.

In sintesi, questo messaggio ‘filosofico’ può essere riassunto in quattro punti:

1. dato che il denaro che rubiamo è stato creato dal nulla, noi non rubiamo a nessuno;
2. noi facciamo esattamente quello che fa la banca centrale, solo che nel suo caso voi dello stato lo chiamate “iniezione di liquidità” mentre nel nostro caso lo chiamate furto;
3. nel caso della banca centrale, il denaro viene trasferito alle banche, quindi ai ricchi; noi invece lo trasferiamo a noi stessi quattro disgraziati;
4. il denaro di carta è semplicemente carta.

Continue reading

The author of The Bitcoin Standard has not understood the principle of decreasing marginal utility

GIOVANNI BIRINDELLI, 7/8/2019

Wow, what a mistake! It came completely out of the blue in an otherwise truly wonderful book!

In The Bitcoin Standard, the author Saifedean Ammous writes:

The marginal utility of money does in fact decline, as evidenced by the fact that an extra dollar of income means a lot more to a person whose daily income is $1 than one whose daily income is $1.000.

Continue reading

L’autore di The Bitcoin Standard non ha capito il principio di utilità marginale decrescente

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.8.2019

Cavolo, che errore madornale! Una scivolata così profonda non me l’aspettavo in questo peraltro stupendo libro.

In The Bitcoin Standard, Ammous scrive: “L’utilità marginale del denaro in effetti diminuisce, come è evidenziato dal fatto che un dollaro di reddito in più ha un’importanza molto maggiore per una persona il cui reddito giornaliero è di 1$ che per una persona il cui reddito giornaliero è di 1000$” (p. 84). Continue reading