Mazzucco: “evasione vaccinale”, evasione fiscale e logica à la carte

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.9.2021 (aggiornato il 21.9.2021)

Da quando, quest’estate, per caso sono capitato su una trasmissione di Massimo Mazzucco sulle news della settimana (quasi tutte sul Covid), queste per me sono diventate un appuntamento imperdibile: l’unica fonte italiana di informazioni attendibile su questo argomento. Una sola trasmissione di Mazzucco su questo tema per me vale molto di più di tutto quello che è stato detto e scritto dall’intera stampa mainstream. Da una parte: fatti, logica e principi. Dall’altra: propaganda, “ordini di cavalleria”, e basta. 

Fatti, come quello della proporzione di persone vaccinate due volte che in Israele (il paese più vaccinato al mondo) sono ricoverate in ospedale: il 13% secondo il braccio destro del Generale Figliuolo; fra l’85 e il 90% secondo il direttore dell’ospedale di Gerusalemme (si veda questo video di Mazzucco, a partire dal min. 8:35).

Logica, come quella che, sulla base del fatto scientifico che chi è vaccinato può ammalarsi (vedi sopra) e contagiare altri, porta a dedurre con apodittica certezza che, quando Draghi ha detto che “il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi … con la garanzia di ritrovarsi fra persone che non sono contagiose” ha affermato il falso, per di più su una misura che limita la libertà delle persone (di una categoria di persone) come in Italia non era mai stata limitata dal Fascismo.

Principi, come quello che il corpo di una persona è inviolabile.

Purtroppo, questi stessi fatti, questa stessa logica e questi stessi principi Mazzucco li butta dalla finestra non appena si toccano temi relativi all’economia o agli aspetti economici della stessa libertà che lui difende in modo così egregio e coerente nel caso del Covid.

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Il meraviglioso mondo di quelli che “il Green Pass è costituzionale”

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.7.2021 (corretto il 24.7.2021)

In un recente articolo su Il Sole 24 Ore, Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani sostengono che l’arbitraria limitazione della libertà di movimento di coloro che hanno scelto di non vaccinarsi contro il Covid (il cosiddetto “Green Pass”) non è in contrasto con la costituzione. L’argomentazione di fondo è che “la costituzione tutela la salute come interesse della collettività”. Secondo una sentenza della corte costituzionale del 2018, la costituzione consentirebbe “l’imposizione di un trattamento sanitario se diretto ‘non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri’”. Questo, tuttavia, continuano gli autori, ad alcune condizioni. Prima fra tutte il fatto che “la scienza garantisca, entro i confini in cui può farlo, la sicurezza dei vaccini e la loro indispensabilità per superare la pandemia”. Gli autori dell’articolo sono del parere che tale violazione della libertà (il “Green Pass”) “corrisponda a un bilanciamento fra beni giuridici ben orientato dal punto di vista costituzionale … Come si opera questo bilanciamento? In base ad alcune regole note, declinate seguendo il principio di ragionevolezza. Possiamo ricordarne alcuni: i beni collettivi possono fare premio su quelli individuali; in base al principio di solidarietà, le persone più deboli debbono essere tutelate; in base a quello di responsabilità, chi si è posto in una posizione di rischio che avrebbe potuto evitare senza difficoltà, può essere, in una certa misura, meno tutelato di chi quella stessa posizione di rischio non ha potuto evitare; infine, situazioni emergenziali possono giustificare una maggiore compressione, per il tempo strettamente necessario, di alcuni diritti fondamentali”.

I problemi con la tesi esposta nell’articolo sono di due tipi: puntuali e strutturali. Questi due tipi di problemi sono uno il riflesso dell’altro ma per semplicità espositiva è meglio discuterli separatamente.

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Con questi “liberali”, chi ha bisogno dei comunisti?

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.6.21

Nella sezione “Economia e Finanza” del sito di Nicola Porro, curata da Leopoldo Gasbarro, c’è un articolo dello stesso Gasbarro in cui l’autore si chiede: “Perchè tutti gli allarmi [su bitcoin da parte dei governi e delle banche centrali di mezzo mondo, ndr] non sono stati lanciati in chiave preventiva? Perchè si è aspettato che il grosso rialzo del prezzo del Bitcoin [che nella recente correzione ha perso circa il 50%, ndr] “ingolosisse” un numero sempre più alto di persone?

Il problema sarebbe quindi il fatto che le banche centrali sono intervenute troppo tardi, invece del fatto che sono intervenute, e a monte del fatto che esse esistono ed esercitano un monopolio legale sul denaro. 

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Draghi e la “buona moneta”

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.2.2021 (aggiornato il 21.2.2021)

«Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta» (Mario Draghi, 17 febbraio 2021, primo discorso da Presidente del Consiglio al Senato). 

La questione ambientale, come quella monetaria, ha al centro lo stesso identico problema: l’aggressione sistematica e legale della proprietà privata da parte dello stato. Concentriamoci qui sulla questione monetaria. Approfondiamo un minimo il concetto di «buona moneta» che Draghi vuole vendere agli italiani.

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Absolute principles vs. absolute power

GIOVANNI BIRINDELLI, 11.2.2021

According to recent UK legislation imposed to enforce the new hotel quarantine rules, those who travel to red-listed countries such as Portugal, for example, and fail to report it, risk up to ten years in jail.

In a recent article, Lord Jonathan Sumption (a former judge of the UK Supreme Court) defined Matt Hancock, the minister who’s behind the hotel quarantine rules and this new legislation, a “tyrant”. Like all tyrants, Lord Sumption argues, Mr. Hancock believes that the end justifies the means: he will stop at nothing in order to pursue this end, whatever it takes (Draghi style): i.e. without any regard to the liberties, lives, wealth and humanity which are crushed in the process. 

In a previous article, Lord Sumption had already pointed out that new Covid legislation made the UK a “police state” and was the expression of a collective “hysteria”: surely, these are words which must have not been easy to write for a person who until only a few years ago was a judge of the UK Supreme Court.

However laudable are Lord Sumption conclusions, his reasoning expresses some fundamental, logical inconsistencies which are quite typical of those who would like to defend liberty but cannot make the necessary intellectual step to actually do it.

In fact, at one point Lord Sumption states that “There are no absolute principles, but only pros and cons”. 

Really?

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“When facts change, I change my mind”

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.2.2021

In a recent article, Daniel Hannan defended the right of politicians to change their mind (and the kind/amount of coercion they apply to individuals) on the grounds of new empirical evidence: “When the facts change, I change my mind … If that is true of experts, it is true, too, of politicians”.

Even though this position sounds lovely, it ignores a fundamental difference between natural and social sciences.

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Can a rule be less arbitrary if it is imposed by parliament rather than by the police?

GIOVANNI BIRINDELLI, 15.1.2021

In a truly beautiful article, Jonathan Sumption (a former judge of the UK supreme court) makes two statements.

The first is that today the UK is a police state: “What is a police state? It is a state in which individuals are answerable to the police for the most routine acts of daily life. It is a state in which the police and not the law decide what is allowed. It is a state in which people have to hide their doings from their neighbours for fear of the twitching curtain and anonymous call to the police. It is a state in which ministers denounce activities of which they disapprove and the police are their compliant instruments. … We are unfortunate to live at a time of national hysteria, when that tradition [of of rule of law] has been cast aside and every one of these classic symptoms of a police state can be seen all around us

The second statement is that a police state is opposite to the rule of law: “If the law says that it is reasonable to go out to take exercise, it is not for a policeman to say that it isn’t. If the law does not forbid driving somewhere to take exercise, then it is not for the police to forbid it. … It is not the function [of the police] to enforce the wishes of ministers. It is not [its] function to do whatever is necessary to make government policy work. [Its] function is to apply the law. If the law is not tough enough, that is not a matter for them but for ministers and Parliament“.

While the first statement is not problematic, the second one in my opinion is.

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Dalla sovranità dei legislatori allo stato di polizia

GIOVANNI BIRINDELLI, 13.1.2021 (aggiornato 14.1.2021)

Il livello di coercizione, di arbitrarietà, di assenza di base scientifica, di censura e di propaganda che, anche se in modi e in misura diversi, si sono accompagnati al lockdown un po’ dappertutto in occidente (con l’eccezione della Svezia e in parte della Norvegia) hanno fatto arrabbiare molti dei pochi amici della libertà (intesa in senso non-arbitrario). 

In una situazione di positivismo giuridico, la ‘legge’, in quanto provvedimento particolare (comando dell’autorità), è lo strumento di potere coercitivo arbitrario a disposizione di chi controlla lo stato. All’inverso, la Legge della libertà, in quanto principio logico e generale (principio di non aggressione), è il limite giuridico non arbitrario alla coercizione che chiunque può esercitare su chiunque altro.

Ora, non è che questi pochi amici della libertà che si sono arrabbiati per il lockdown, conoscendo la differenza fra la ‘legge’ positiva e la Legge della libertà, non sapessero che, in una situazione di positivismo giuridico, il potere coercitivo arbitrario dello stato non può che aumentare nel tempo (sarebbe una contraddizione logica se non lo facesse); e che ogni ‘emergenza’ viene usata dallo stato come scusa per aumentare questa coercizione in misura ancora maggiore e in tempi ancora più rapidi. Tuttavia, nessuno di loro probabilmente si aspettava un aumento della coercizione arbitraria di questo ordine di grandezza, in così poco tempo, sulla base di argomenti così nulli.

Confesso di essere rimasto un po’ spaesato e sorpreso da questa rabbia. Non tanto perché io mi aspettavo un aumento della coercizione statale di questo ordine di grandezza e anche superiore (anche se con una scusa diversa da quella di un virus) quanto perché arrabbiarsi adesso per la coercizione arbitraria del lockdown e non (o più di) prima per la ‘semplice’ coercizione arbitraria dell’imposizione fiscale o del denaro di stato, mi sembrava quasi un segnale di assuefazione al livello di coercizione precedente: al quale io tuttavia non mi sono mai assuefatto. Mi sembrava in altre parole quasi un modo di dire: “la coercizione arbitraria precedente era accettabile, adesso però avete esagerato” mentre per me quella era inaccettabile tanto quanto questa e, come questa, la logica conseguenza del potere illimitato che il positivismo giuridico dà allo stato. L’assuefazione al livello precedente di coercizione statale (a mio modo di vedere espressa con l’arrabbiatura maggiore per il livello di coercizione attuale) mi sembrava cioè una roba da rane bollite. 

Tuttavia, un bellissimo articolo scritto oggi sul Telegraph da Jonathan Sumption (ex giudice della Corte Suprema britannica e storico) mi ha fatto capire meglio la natura di quella maggiore rabbia, anche se io continuo a non averla (maggiore di prima).

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Sovereignty of the state vs. sovereignty of the individual

GIOVANNI BIRINDELLI, 5.12.2020

I strongly suggest the following article by Janet Daley for The Telegraph (what a great writer!) on why the EU’s reaction to the UK’s approval of a Covid vaccine is the expression of the communist principles it was based on.

Here a short extract:

Have you got that? It is, apparently, more important for all the EU member states to be seen to act together than it is to make the speediest possible decision on a vaccine that could save lives. At the present mortality rate in Europe, a delay of a further month might mean an extra death toll of hundreds of thousands – and still more delay to the economic recovery that can only follow once restrictions have ended, with all the further damage to the quality of life that will involve. So European unity is worth more than anything – even life itself?
It is difficult to understand how such a view could be uttered without any embarrassment. To comprehend the set of beliefs from which it springs, you need to recall the origins of this whole idea: European unity was the post-war antidote to the mass murder of one another’s people that had been such a feature of the last century. But it was also the milder form of that other monumental twentieth century phenomenon: the communist principle (note the small “c”) that social benefits must always be collective and equally distributed. Everybody has to have precisely the same advantages as everybody else at the same time. This is what Brussels calls “solidarity”.

The EU, where I still live, is and has always been a political-bureaucratic structure based on communist (and therefore totalitarian as well as economically catastrophic) ‘principles’.

However, doesn’t the same general, logical principle of liberty which applies in the relation between a sovereign state (e.g. the UK) and a superstate (the EU) also apply in the relation between the individual and a national state?

For example, aside from communist ‘principles’ (fully equivalent to those on which the EU is based) and ‘government economics’ (e.g. Keynesian economics, which is no economics at all), why shouldn’t an individual decide for himself which kind of money to use? Why not a free market in the money sector? On the ground of which general, logical principle shouldn’t the individual be sovereign in this and other areas where the national state imposes its own sovereignty upon him?

I have the impression that national states (just like anyone else) can be rightly inclined to defend the principle of sovereignty (which is an important part of the principle of liberty: the non-aggression principle) when it’s their sovereignty, but (each state to a different degree in different sectors) are utterly unwilling to defend the same principle when it is the sovereignty of the individual.

Because liberty is a logical principle, it is not compatible with arbitrary, double standards.

L’Unione Europea è vaccinata contro il virus (buono) della competizione istituzionale

GIOVANNI BIRINDELLI, 3.12.2020 (aggiornato 4.12.2020)

L’autorità regolamentatrice britannica ha approvato un vaccino contro il Covid prima di quella europea (EMA), che dovrebbe approvarlo il 29 dicembre. Naturalmente, essendo in ritardo, l’autorità europea ha cercato di denigrare il lavoro di quella britannica dicendo che la procedura seguita dalla prima era migliore in quanto richiedeva più dati e controlli. (Curiosa questa pretesa relazione lineare fra qualità e quantità, per cui maggiori dati e controlli comporterebbero automaticamente un vaccino migliore e, più in generale, una soluzione migliore: seguendo questa logica, se uno raccogliesse dati e facesse controlli per altri dieci anni avrebbe una soluzione migliore di quella britannica, anche se nel frattempo questa soluzione “migliore” avrebbe prodotto molti più morti da mancato vaccino di quella britannica).

Se ai britannici fosse mancata un’ennesima conferma del fatto che uscendo dall’UE hanno fatto (da un punto di vista statalista) la cosa migliore, questa è arrivata forte e chiara. I parlamentari conservatori hanno giustamente preso in giro l’Europa perdente nella corsa al vaccino ma “sniffy” (con la puzza sotto il naso).

Un portavoce della Commissione Europea ha detto: «Siamo convinti che le autorità regolamentatrici UK siano molto buone, ma sicuramente non stiamo facendo il gioco di mettere a confronto regolamentatori di diversi paesi, né stiamo giocando a stabilire quale sia il migliore. Questa non è una competizione sportiva. Stiamo parlando della vita e della salute delle persone».

Ecco, questa frase esprime non tanto il peggio dell’Europa, ma il peggio dello statalismo (e quindi riguarda anche il Regno Unito).

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Is the ‘Balmoral test’ compatible with the rules of hospitality?

According to the Netflix series The Crown, there is an informal ‘Balmoral test’ which guests of the Royal family, when invited at their Scottish country house, are expected to pass. This ‘test’ is a lot about wearing the right clothes, enjoying the right activities and doing the right things in different particular situations.

Apparently, the then prime minister Margaret Thatcher, by joining the hosts at 6 pm dressed up for dinner while everyone else was dressed informally for the drinks, has dramatically failed the ‘test’. While Mrs. Thatcher’s ‘failure’ is probable (after all she came from a different background: less privileged and more free-market oriented), it is quite unlikely that she failed it in that way.

British newspapers are currently filled with quiz-articles asking readers if they would pass the ‘Balmoral test’.

A ‘Balmoral test’ surely exists in one form or another, and not only in the Scottish residence of the Queen. Most importantly, it exists in the minds and even in the instincts of many individuals. And I venture to say that the more elevated individuals are in their own field (whether it is aristocratic background or bitcoin expertise; alpinism or sailing; etc.) the more they will tend to impose the ‘Balmoral test’ on their guests.

But is this test (or rather its more or less explicit disclosure to the guest) compatible with the rules of hospitality?

First of all, what kind of rules are these?

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Le uniche azioni altruiste sono quelle che si fanno sotto coercizione (p. es. pagare le imposte)

GIOVANNI BIRINDELLI, 13.11.2020

I termini “individualista”, “egoista” e “altruista” vengono comunemente usati per indicare delle qualità di persone. Si dice cioè che una persona è “altruista”, “individualista” o “egoista”. Dal che segue che se una persona è egoista, per esempio, per definizione non può essere altruista. 

Tuttavia, questo uso delle parole mi sembra scorretto. Non sono infatti le persone che possono essere qualificate come “individualiste”, “egoiste” o “altruiste” ma solo le loro azioni. E ogni giorno ogni persona compie sia azioni individualiste, che azioni egoiste che (purtroppo) azioni altruiste.

Quello che distingue questo tipo di azioni sono le loro conseguenze intenzionali (come noto, le conseguenze inintenzionali delle azioni possono essere largamente predominanti nel processo economico, ma qui non discutiamo di questo aspetto):

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Una corte di Cassazione senza etica accusa Tiziano Ferro di esserlo

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.10.2020 (aggiornato 10.10.2020)

«Evasione fiscale, la Cassazione contro Tiziano Ferro: “Chi è famoso deve avere più etica”» titola ilsole24ore.com. «La Suprema corte ricorda che, per i personaggi pubblici, è più stringente il dovere di comportarsi eticamente. … Per i giudici di legittimità Tiziano Ferro ha un elevato livello economico e culturale, è certamente un personaggio famoso nel mondo della musica e dunque in possesso «degli strumenti necessari per valutare la giustezza di un determinato comportamento». E la Cassazione non manca di ammonire i personaggi pubblici le cui azioni sono sotto gli occhi di tutti, circostanza che impone il dovere di una condotta più etica, rispetto ad altri contribuenti». 

In questo articolo, ricorrendo al metodo della logica (che è un metodo terzo, oggettivo e indipendentemente verificabile – “falsificabile” nelle parole di Karl Popper) dimostrerò che, nel suo accusare Tiziano Ferro di essere senza etica, la Cassazione dimostra di esserlo (senza etica). 

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Economic Cycles

Giovanni Birindelli (guest lecturer), June 2020

Economic Cycles. The perspective of the Austrian School of Economics

University of Milan, Course in Economic Geography (Prof. Alessandro Vitale)

LLM in Sustainable Development, Faculty of Law

Cosa intendo per libertà, in due parole

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.5.20

Un amico mi ha chiesto di scrivergli cosa intendo per libertà. Non è la prima volta che capita. Inoltre, capita spesso che io debba ricorrere a questa parola. Per evitare di dover ripetere ogni volta cosa intendo con questo termine, e per evitare malintesi, cerco qui di sintetizzarne il significato che gli dò nel modo più estremo di cui sono capace.

Molti discutono di “quali leggi”. Tuttavia, quasi nessuno discute di “quale legge”.

Il positivismo giuridico (la legge intesa come decisione particolare e arbitraria dell’autorità) è il DNA del totalitarismo e della povertà relativa. Infatti, di per sé rende il potere coercitivo arbitrario dello stato illimitato. E dal fatto scientifico che il valore economico può essere creato solo attraverso il libero scambio, segue logicamente che, maggiore è il potere dello stato, minore sarà la prosperità.

Viceversa, la Legge scientifica (o “naturale”) è il DNA della libertà e della prosperità. Per capire cosa sia la Legge scientifica, è necessario preliminarmente chiarire il significato che qui darò a tre termini. Continue reading

Book review: Edward Snowden’s “Permanent record”

GIOVANNI BIRINDELLI, 26.11.2019

(Italian version here)

While reading Edward Snowden’s Permanent Record, I was astonished by the qualities of the author. Notwithstanding his understatement, these qualities clearly emerged from the details of his story: his courage, above all. His intelligence. His computing abilities, which to me seem almost supernatural. His rectitude. His profound kindness that is revealed in every line of his book. His great humaneness.

While each one of these qualities in itself would have already been extraordinary because of its intensity, the contemporary presence of all of them in the same person at the same time made me rethink the limits of what I once considered to be humanly possible.

In this article I will not discuss these qualities. I think that the best way to appreciate them is to buy the book and read it.

I’m so much humbled by them and by Snowden’s purely heroic gesture that I’m instinctively inclined to censor my own criticism of some aspects of his thought that I believe are logically inconsistent. In fact, in relation to the choices, the capabilities, the actions and the qualities of a hero of this magnitude, these inconsistencies have such little importance that they appear to be almost negligible. However, they are about the very ideas on which his gesture was based: namely, the very concept of privacy and the difference between what is legal and what is right. Therefore, perhaps a discussion of these inconsistencies may be not entirely useless. In addition, I do not believe that self-censorship would be the best way to homage the person who, at the beginning all alone, has defied the most powerful nation in the world (and its allies) to denounce its mass surveillance programs and start a debate on these issues.

Criticizing from the comfort of one’s desk, on a theoretical level, the ideas of someone who risked his own life to defend them (and who’s living in exile for having defended them), is not usually an aesthetically beautiful thing to do, I believe. However, in this particular case, I consider this criticism a tribute to the man who has risked his own life to start a much-needed debate on privacy and on the difference between what is legal and what is right. This criticism is for me a way to acknowledge the debt that I, together with my family, have with Edward Snowden and that I know I will hardly ever manage to pay back.

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Recensione libro: “Permanent Record” di Edward Snowden

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.11.2019

(English version coming soon)

Nel leggere il libro Permanent Record di Edward Snowden sono rimasto di sasso di fronte alle qualità della sua persona che, nonostante il suo understatement, emergono dai dettagli della sua storia: il suo coraggio, prima di tutto; la sua intelligenza; le sue capacità informatiche, che a me appaiono strabilianti; la sua rettitudine; la profonda gentilezza che traspare in ogni riga del suo libro; la sua grande umanità. Sono qualità che, mentre ciascuna di esse presa singolarmente già sarebbe stata straordinaria per la sua intensità, tutte insieme contemporaneamente nella stessa persona mi hanno fatto rimettere in discussione i limiti di quello che ritenevo possibile.

In inglese esiste un termine per descrivere uno stato d’animo che la lingua italiana non credo sia in grado di esprimere con altrettanta precisione: “humbled”. “I’m humbled” significa scoprire una nuova percezione di sé più modesta e meno importante di prima a causa di un evento esterno, come appunto il venire a conoscenza di qualità straordinariamente belle di una persona. Un ridimensionamento di sé che tuttavia non è frustrazione, ma apertura all’esempio. Occasione di imparare. Di migliorare.

Ecco, io sono “humbled” dalle qualità di Edward Snowden. In questo articolo non le discuterò perché credo che l’unico modo per apprezzarle sia comprare il libro e leggerlo.

Sono talmente “humbeld” dalle sue qualità e da quelle del suo gesto puramente eroico che istintivamente sono spinto a censurare le mie stesse critiche ad alcuni aspetti del suo pensiero che a me sembrano essere contraddittori. In rapporto alle scelte, alle capacità, alle azioni e alle qualità di un eroe di questa grandezza, queste contraddizioni hanno un peso talmente piccolo da sembrare quasi trascurabili. Tuttavia esse riguardano le idee di fondo che stanno alla base del suo gesto: il concetto stesso di privacy e la differenza fra legale e “giusto”. Quindi forse una discussione di queste contraddizioni non è totalmente inutile. Inoltre, non credo che l’autocensura sia il modo migliore di omaggiare la persona che, inizialmente da sola, ha affrontato lo stato più potente del pianeta (e i suoi alleati) per denunciarne i sistemi di sorveglianza di massa e iniziare un dibattito aperto su questi temi.

Così, per quanto esteticamente brutto sia criticare dalla propria scrivania, su un piano teorico, alcuni aspetti delle idee di chi ha messo in gioco la sua stessa vita per difenderle (e vive in esilio per averle difese), in questo caso considero questa critica un tributo a Snowden. Un modo per riconoscere il debito che io ho, insieme alla mia famiglia, nei suoi confronti e che non riuscirò mai a estinguere. Continue reading

Protezionismo, trade deficit e guerre commerciali

GIOVANNI BIRINDELLI, 25.8.2019

«Donald Trump annuncia nuovi dazi sul Made in China. A partire dall’1 ottobre saliranno al 30% i dazi su 250 miliardi di dollari di prodotti cinesi sui quali al momento gravano dazi al 25%. Sui restanti 300 miliardi di dollari di prodotti dalla Cina i dazi che scatteranno l’1 settembre saranno al 15% e non al 10%»[1].

Fin dal suo discorso di insediamento, Trump è stato molto chiaro sul fatto che la sua amministrazione avrebbe adottato misure protezioniste in misura ancora maggiore di quanto abbiano fatto le amministrazioni precedenti: «A partire da oggi, sarà solo America first, America first». «Seguiremo due semplice regole: compra americano e assumi americano». «Il protezionismo porterà grande prosperità e ricchezza».

Il 22 dicembre del 2018, quasi un anno dopo l’inizio della guerra commerciale con la Cina a forza di dazi da lui iniziata, ha twittato: «I’m a tariff man», come se a qualcuno potesse essere rimasto qualche dubbio.

Questa posizione ancora più protezionista di quelle dei suoi predecessori ha la sua origine nel trade deficit che gli USA hanno nei confronti di altri paesi, e in particolare della Cina: «noi perdiamo 800 miliardi di dollari all’anno, ogni anno» dice Trump, implicando che esista un “noi”, che il deficit della bilancia commerciale sia una “perdita” e che questa vada corretta attraverso misure protezioniste.

Nella prima sezione di questo articolo discuto il rapporto fra trade deficit e prosperità. Questo è un punto delicato su cui c’è spesso confusione, anche da parte di alcuni economisti che hanno familiarità con la Scuola Austriaca di economia.

Nella seconda sezione discuto rapidamente il protezionismo nel caso particolare del commercio internazionale, con particolare riferimento ai dazi.

Nella terza e ultima sezione, faccio alcune brevi considerazioni sulla dimensione monetaria del protezionismo.

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Protectionism (2019)

Slides of the lectures on the subject of protectionism given at the Course in Economic Geography (Prof. A. Vitale) LLM in Sustainable Development, Faculty of Law, University of Milan.

To download the .pdf file click on image

Main changes from previous version (2018) include:

  • added section on the structure of thought (section: Introduction)
  • added section with data on new protectionist measures by US (global), between US and China, and between the US and the EU (section: 4.b)
  • added section on ‘free trade’ areas (section 4.h)
  • general revision and update

Hoppe’s anti-scientifc drift

GIOVANNI BIRINDELLI, 12.3.2019

This article is a comment to the 2017 speech by H. H. Hoppe titled Libertarianism and the Alt-Right. In Search of a Libertarian Strategy for Social Change.

This speech is, in my opinion, a drift in the direction opposite to science. More precisely, it is the expression of a thought which, though starting from consistent scientific premises, in moving from theory to practice (or strategy) becomes inconsistent with these premises. This inconsistency is not about some accessory detail: it is about the very foundations of the science of liberty and of economic science.

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La deriva anti-scientifica di H. H. Hoppe

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2019

(English Version here. Questo articolo è stato modificato l’8.3.19  [°]).

Salve Giovanni […] le chiedo la cortesia di commentare sul suo sito […] il recente articolo (*) di Hoppe sulla necessaria alleanza dei libertari con il populismo. Personalmente apprezzo il paleolibertarismo, ma credo che Hoppe abbia esagerato davvero nella sua accettazione di metodi autoritari (se non totalitari) nei confronti dei dissenzienti, siano essi culturali o politici. Sarebbe molto utile una sua critica ragionata. Grazie (Stefano)

Non credo che si tratti di esagerazione, ma di deriva anti-scientifica. Più precisamente, di un pensiero che, pur partendo da coerenti premesse scientifiche, nella sua applicazione pratica (strategica) le contraddice. E queste contraddizioni non riguardano un elemento accessorio ma le fondamenta stesse della scienza della libertà e di quella economica.

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Unabomber, la ‘decrescita felice’ e l’ambientalismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 2.12.2018

Il bel film Manhunt: Unabomber (Netflix, 2017) è basato sulla storia vera di Theodore Kaczynski, un matematico straordinariamente intelligente in diversi campi (e ordinariamente stupido nel campo delle scienze sociali) che, avendo sviluppato una sorta di ‘filosofia’ della ‘decrescita felice’ secondo la quale l’industrializzazione capitalista rende l’uomo schiavo e distrugge la natura, vive da eremita in un bosco. Per far ascoltare le sue idee, spedisce bombe per posta a persone-simbolo. Ottiene col ricatto la pubblicazione, da parte di un grande quotidiano nazionale, della sua ‘teoria sociale’ che vorrebbe fosse imposta a (o accolta da) tutti e che prevede il ritorno a una sorta di condizione pre-industriale. Questa pubblicazione è in realtà una trappola tesa dell’agente dell’FBI James Fitzgerlad, che nelle sue indagini ricorre a tecniche di linguistica comparativa mai usate prima grazie alle quali riuscirà a catturare Kaczynski. Fitzgerlad è l’eroe buono che tuttavia condivide la ‘filosofia’ della sua preda.

Questo è un aspetto interessante: la tesi della ‘decrescita felice’ viene esplicitamente difesa nel film. Quello che viene condannato è naturalmente il modo in cui questo messaggio è stato diffuso da Kaczynski, non il messaggio in sé, che al contrario sembra essere condiviso dagli autori. Anche se etichettato come ‘puerile’ e ‘dilettantesco’ da alcuni personaggi negativi, infatti, questo messaggio è condiviso esplicitamente dall’eroe buono e dagli altri personaggi positivi.

In effetti, questo messaggio oggi (e da qualche tempo) è molto di moda. Il pregiudizio positivo per il cibo a “Km 0”, quello negativo per il cibo OGM, il divieto di lavorare la domenica, la diffusa ostilità nei confronti dei giganti della distribuzione (e di quella online in particolare), il divieto di Uber Pop a operare, le deliranti regolamentazioni edilizie, sono solo alcuni esempi di questo messaggio che in Occidente è vivo e vegeto fra i socialisti, specie quelli di ‘sinistra’, ambientalisti e ‘di protesta’, i radical-chic e i fricchettoni.

  1. L’immagine dell’incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso

Il messaggio di Kaczynski è simbolizzato da un’immagine che ricorre più volte nel film e che è usata per l’ultima potente scena. L’immagine è quella di un incrocio deserto in cui un’automobile è ferma davanti al semaforo rosso. Dal punto di vista della ‘filosofia’ che il film vuole difendere, il conducente è costretto da quel semaforo (simbolo dell’industrializzazione capitalista) ad agire come se fosse una persona senza mente.

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La nascita delle banche centrali

MURRAY N. ROTHBARD*

«La chiave per capire la storia inglese nei secoli XVII e XVIII sono le guerre perpetue in cui lo stato inglese era continuamente coinvolto. Le guerre implicavano spese finanziarie gigantesche per la Corona. Prima della comparsa delle banche centrali e del denaro statale cartaceo, ogni governo che non volesse tassare il paese per l’intero costo della guerra faceva affidamento su un corposo debito pubblico. Tuttavia, se il debito pubblico continua a crescere e le tasse non vengono aumentate, da qualche parte il denaro per pagare il pifferaio deve essere trovato.

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Bitcoin tra Legge e Mercato: Video dell’incontro e diapositive dell’intervento di Giovanni Birindelli

  • Video dell’incontro Bitcoin tra Legge e mercato organizzato da Lodi Liberale, con Giovanni Birindelli, Alberto De Luigi, Lorenzo Maggi e Giacomo Zucco (Lodi, 6.3.2018):

 

Errata corrige:

1) nel video, alla diapositiva 28 c’è un errore: attualmente il block reward (la ricompensa in bitcoin per blocco registrato e verificato) è di 12,5 BTC, non di 25 BTC;

2) diapositiva 30: nel 2140 non sarà naturalmente l’ultimo blocco a essere minato ma l’ultimo bitcoin a essere ‘estratto’.

Nota: il video che durante la presentazione non partiva si può vedere cliccando sull’immagine della diapositiva nr. 23 oppure a questo link

 

  • Diapositive relative all’intervento di Giovanni Birindelli (versione online): aggiornato 18.3.2018:

 

 

  • Diapositive relative all’intervento di Giovanni Birindelli: versione .PDF (scaricabili): aggiornato 18.3.2018:

 

  • Diapositive presentazione G. Birindelli: "Bitcoin tra Legge e mercato" - Lodi, 6.3.2018
    Diapositive presentazione G. Birindelli: “Bitcoin tra Legge e mercato” – Lodi, 6.3.2018

Bitcoin, legislazione e processo di emancipazione dallo stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.1.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Bruno Leoni scriveva che «Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti»[1]. La ragione per cui nella lista Leoni non poteva includere “usare un tipo determinato di denaro” è che, all’epoca in cui scriveva, in questo campo lo stato non solo già da tempo interferiva nelle scelte individuali, ma già le vietava tout court.

E lo faceva senza che peraltro molti notassero che le ragioni di principio per le quali ognuno dovrebbe essere libero di usare il tipo particolare di denaro che preferisce sono esattamente le stesse di quelle per cui ognuno dovrebbe essere libero di indossare il tipo particolare di abbigliamento che preferisce. Queste ragioni hanno a che vedere col principio di autodeterminazione, che è l’altra faccia, quella positiva, del principio di non aggressione.

Tuttavia, le ragioni economiche per introdurre il libero mercato nel settore del denaro sono molto più forti rispetto a quelle per salvaguardarlo nel settore dell’abbigliamento. L’intervento statale nella produzione di vestiti produrrebbe seri danni economici settoriali. D’altro canto, la Scuola Austriaca di economia ha dimostrato col metodo adatto alla scienza economica che il monopolio legale del mezzo di scambio produce necessariamente crisi cicliche sistemiche.

Tuttavia, fino al 2009, non c’era alcuna strada realisticamente percorribile per difendere con successo il libero mercato nel settore del denaro. Nessuna delle due strade fino ad allora disponibili, infatti (e cioè la via politica e quella culturale), poteva riportare il denaro a casa.

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Indipendenza, denaro e credito

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.12.2016

(Pubblicazione originale: Switzerland Institute in Venice, Quaderno n. 9)

 

  1. Introduzione
  2. Sistema monetario e del credito: tre concetti base
    • Il tasso d’interesse
    • Il denaro
    • La differenza fra deposito e prestito
  3. Il libero mercato nel settore del denaro e del credito
    • Cenni generali
    • Maggiore crescita da abbassamento delle preferenze temporali
  4. L’espansione artificiale del denaro e del credito
    • Come avviene
      • Riserva frazionaria
      • Banca centrale
      • Riduzione della domanda di contante
    • Gli effetti: il ciclo economico
  5. Scienza economica, metodologia ed “esilio”
  6. L’ambiente giuridico del libero mercato
    • La conservazione nel tempo del libero mercato
    • Il problema strategico della transizione
  7. Conclusioni: autodeterminazione, denaro e credito
  8. Bibliografia
  9. L’autore
  10. L’Istituto

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Privacy preliminare all’uso di bitcoin: dalla teoria alla pratica

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Il corso è preliminare rispetto all’operatività su bitcoin, la quale richiede tecniche di privacy specifiche che si aggiungono a quelle oggetto del corso ma che saranno comunque accennate.

Docente: Giovanni Birindelli

Data: 16 novembre 2021

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[GLOSSARIO]: Totalitarismo

Col termine totalitarismo intendo l’assenza di limiti non arbitrari all’esercizio di coercizione legale di alcuni su altri.

Un sistema totalitario non è quindi quello in cui un dittatore fa legalmente cose atroci, ma un sistema in cui l’autorità (sia essa un dittatore o una maggioranza parlamentare o altro) può aggredire legalmente altri (anche facendo cose non atroci), indipendentemente dal fatto che lo faccia o meno.

Perfino una situazione del tutto irrealistica in cui l’imposizione fiscale da parte dello stato fosse nulla, in cui ci fosse piena libertà monetaria, di espressione ecc. sarebbe un sistema totalitario se questa assenza di coercizione legale fosse una scelta delle maggioranze parlamentari o dei governi (cioè se il sistema fosse basato sul positivismo giuridico) invece che il risultato del riconoscimento della legge naturale, la quale rende questa assenza di coercizione non una fortunata concessione ma un oggettivo diritto scientifico che nessuna maggioranza o autorità può mai violare legalmente.

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[GLOSSARIO]: Rule of law

La Rule of law (malamente tradotto in italiano con “Stato di diritto”) letteralmente significa sovranità della legge ed è l’antitesi alla rule of men (la sovranità degli uomini). L’opposizione fra la rule of law e la rule of men è quindi quella che c’è fra una legge non arbitraria (la legge naturale) e una arbitraria (la “legge” positiva).

Purtroppo, oggi il termine rule of law ha cambiato significato e questo cambiamento di significato riflette quello del concetto di arbitrarietà della legge.

Una legge è logicamente non-arbitraria se non può essere fatta o disfatta per volontà di qualcuno, indipendentemente dal fatto che questo qualcuno sia una maggioranza (p. es. rappresentativa). Oggi, tuttavia, una legge viene generalmente considerata non-arbitraria (non se non può essere fatta o disfatta per volontà di qualcuno, ma) se è fatta da una maggioranza rappresentativa secondo le procedure burocratiche previste. Questo è logicamente assurdo in quanto non c’è nulla, nel fatto che una legge sia decisa da una maggioranza e seguendo particolari procedure burocratiche, che possa renderla meno arbitraria.

La rule of law (sovranità della legge) si oppone alla rule of men solo se la law in questione non è fatta dagli uomini: cioè solo se è la legge naturale. La sovranità della “legge” positiva, essendo questa sempre fatta dagli uomini, è sempre la rule of men, cioè l’antitesi della rule of law.

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[GLOSSARIO]: Certezza della legge

Nel caso della “legge” positiva, la certezza della legge è la sua precisione: l’assenza di punti poco chiari rispetto ai soggetti ai quali si rivolge la “legge”, ai tempi e alle modalità della sua applicazione, alle situazioni particolari a cui si applica e come, ecc.

Nel caso della Legge naturale, la certezza della legge è l’impossibilità che essa cambi da un momento all’altro, per esempio a seconda della volontà dell’autorità di turno.

E’ chiaro che per definizione questi due concetti di certezza della legge sono opposti e reciprocamente incompatibili come lo sono i relativi concetti di legge.

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[GLOSSARIO]: Legge naturale (o Legge)

La “naturalità” della legge riguarda le sue caratteristiche strutturali. Dato che queste, come vedremo, la rendono non arbitraria, esse determinano anche il suo contenuto: questo infatti non può essere (come è per la “legge” positiva, che è arbitraria) qualsiasi cosa.

La caratteristica strutturale fondamentale della Legge naturale (quella che la rende tale) è la sua compatibilità col principio di uguaglianza davanti alla legge. Tale compatibilità infatti, essendo logica, non è arbitraria: essa è valida sempre, in ogni momento, in ogni luogo, indipendentemente dalla volontà e dalle visioni del mondo di chiunque. Una legge è naturale se è logicamente compatibile, senza eccezioni, col principio di uguaglianza davanti alla legge.

Esiste un’unica legge che è compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge: il principio di non aggressione (NAP). Questo è il principio secondo il quale non si deve violare la proprietà di alcuno mediante il ricorso iniziale (non di risposta) a coercizione fisica, violenza fisica, minaccia delle stesse, violazione di obblighi contrattuali, inganno e simili.

Il principio di non aggressione ha molte espressioni particolari, in genere a seconda del tipo di proprietà che è violata (p. es. corpo, denaro, ecc.) e di come è violata: il divieto di stuprare, di rubare, di tassare, di imporre l’uso di una particolare moneta, di vaccinarsi ecc. sono tutte espressioni particolari diverse dello stesso principio di non aggressione.

Il NAP è logicamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge in quanto è possibile dedurre logicamente (e osservare empiricamente) che non lo viola mai né ne presuppone mai la violazione da parte di alcuno.

Il fatto che il principio di non aggressione sia l’unica legge compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge può essere, di nuovo, dedotto logicamente (approccio scientifico) oppure osservato cercando in vano una legge diversa dal NAP e dalle sue espressioni particolari che sia compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge (approccio empirico)*.

Il NAP è quindi l’unica legge non arbitraria e, in questo senso, naturale.

Essendo una legge logicamente definita (non arbitraria, naturale), ed essendo la logica indipendente dal tempo, dallo spazio e dalle opinioni/volontà di chiunque (inclusa ovviamente la maggioranza), il NAP è una legge valida senza limiti di tempo (era valida 100 miliardi di anni fa come lo sarà fra 100 miliardi di anni) né di spazio (è valida in ogni punto della Terra così come lo è in qualsiasi altro punto dell’universo) ed è indipendente dalla volontà e dalle opinioni di alcuno (inclusa ovviamente la maggioranza).

La legge naturale o non arbitraria (il principio di non aggressione con tutte le sue particolari espressioni) è quindi il limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque.

La sovranità del principio di non aggressione la chiamiamo Libertà.

(*) Per esempio, la legge che impone di pagare le tasse non è compatibile col (e viola il) principio di non aggressione per varie ragioni, la prima delle quali è che presuppone che un particolare soggetto possa compiere legalmente azioni (nella fattispecie: sottrarre del denaro a qualcuno con la minaccia della violenza fisica) che se compiesse chiunque altro sarebbero considerate dei crimini.

Un caso meno evidente è quello di una regola che consentisse a chiunque (senza eccezioni) di prendere con la forza la proprietà di chiunque altro. Questa regola, che è incompatibile col principio di non aggressione, è invece compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. A prima vista, questo sembrerebbe invalidare l’affermazione secondo cui il NAP è l’unica legge compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. In realtà non viola quest’affermazione perché tale regola, a differenza del NAP, non è una legge: non è cioè una regola coercitiva di comportamento individuale (una regola la cui violazione giustifica, dal punto di vista di chi la fa o la difende, il ricorso alla coercizione fisica): la regola infatti non obbliga con la forza le persone a rubare. Quindi l’affermazione secondo cui il NAP è l’unica legge compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge è confermata.

Si potrebbe allora proporre il caso della regola che obbliga tutti con la forza di rubare: questa sarebbe una legge ma non sarebbe compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge in quanto, fra le altre cose, presuppone che qualcuno possa legalmente fare qualcosa (in questo caso imporre a tutti, anche a chi non lo volesse, di rubare) che altri (chi non volesse rubare) non può fare.

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[GLOSSARIO]: “legge” positiva (o fiat)

La “positività” della legge riguarda le sue caratteristiche strutturali, non i suoi contenuti.

Il termine “positivo” deriva dal latino positus: participio passato del verbo ponere che significa “porre, collocare, fabbricare” (etimo.it).

La “legge” positiva (o fiat o più semplicemente “legge”: fra virgolette e con la “l” minuscola) è quindi la legge fatta, fabbricata, decisa. Essa è il provvedimento particolare deciso dall’autorità: il suo comando. Il fatto che questa autorità sia un dittatore o un parlamento democraticamente eletto, in relazione alla positività della “legge”, è del tutto irrilevante.

Esistendo solo in quanto decisa da qualcuno, la “legge” positiva non è valida prima di essere stata decisa (pensiamo al lasciapassare chiamato “Green Pass”) né dopo che è stata abrogata. In altri termini, la “legge” positiva è precisamente limitata nel tempo dalle decisioni di chi ha il potere di farla e di disfarla.

Inoltre, la “legge” positiva è precisamente limitata anche nello spazio: essa è cioè valida solo all’interno dello spazio fisico in cui chi la impone ha il potere di farlo. Per esempio, il governo italiano può imporre il lasciapassare in Italia ma non in Svizzera.

La “legge” positiva (p. es. le “leggi” razziali, il lasciapassare, l’obbligo di allacciare le cinture, l’obbligo di pagare le tasse, l’obbligo di accettare il denaro fiat di stato, ecc.) è sempre decisa in funzione di uno scopo particolare che chi la decide ritiene essere buono, giusto, necessario o addirittura nell'”interesse pubblico” (*).

Il limite alla “legge” positiva è quindi la volontà di chi ha il potere di farla. In questo senso, la “legge” positiva è sempre arbitraria e di per sé non solo garantisce l’assenza di alcun limite non-arbitrario al potere coercitivo di chi la fa ma è strumento di quel potere coercitivo arbitrario. E un potere coercitivo illimitato (o, il che è lo stesso, arbitrariamente limitato) ha la tendenza naturale e logica a espandersi nel lungo periodo (sarebbe irrazionale aspettarsi il contrario).

L’obiezione comune che la costituzione costituirebbe questo limite è fondamentalmente errata. Infatti la costituzione, ove presente, spesso (come nel caso della costituzione italiana) con tutte le sue assurdità, contraddizioni logiche e violazioni della libertà, è essa stessa necessariamente una “legge” positiva (quindi arbitraria), anche se la più alta in grado. In altri termini, essa può essere un limite al potere coercitivo delle “leggi” positive di grado inferiore (anche se di solito un limite più formale che sostanziale: basti vedere quello che è successo col lockdown imposto via “dpcm”, col lasciapassare “Green Pass”, con lo stato di sorveglianza e così di seguito) ma non alla “legge” positiva in quanto tale in quanto la costituzione non può limitare sé stessa.

Dato che solo l’autorità ha il potere di fare e di disfare la “legge” positiva (inclusa l’eventuale costituzione), la “legge” positiva per definizione viola il principio di uguaglianza davanti alla legge: essa stessa presuppone che qualcuno (p. es. l’autorità) possa compiere azioni che se compiesse chiunque altro sarebbero considerate dei crimini (p. es., se la persona comune avesse fatto quello che ha fatto il governo con lockdown sarebbe stata incriminata per sequestro di persona).

La “legge” positiva è quindi, in sintesi, lo strumento di un potere coercitivo arbitrario e illimitato di alcuni su altri. In questo senso, è un concetto di legge puramente totalitario.

(*) Voce del glossario di prossima pubblicazione

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