Quando i giornali mainstream lasciano intendere il falso

GIOVANNI BIRINDELLI, 4.4.2014

In un recente articolo Il Sole 24 Ore lascia intendere che la BCE non acquista titoli del debito pubblico:

“Per questo l’Eurotower pare maggiormente orientata a un programma di acquisti di asset privati. Una strategia diversa che avrebbe l’indubbio vantaggio di evitare alla banca centrale di uscire dal proprio mandato con operazioni di finanziamento diretto degli Stati. Questo infatti è ciò che succederebbe se la banca centrale decidesse di seguire la strada della Fed, della Bank of England o della Bank of Japan acquistando titoli di Stato sul mercato.” (Il Sole 24 Ore).

Per capire come stanno realmente le cose:

“La BCE, invece, per aumetare l’offerta monetaria di 1000 euro mette all’asta i 1000 euro tramite un’operazione di rifinanziamento a termine, accettando titoli di stato come collaterale” (Philipp Bagus, “La Tragedia dell’Euro”, p. 98-99).

“La BCE continua ad accettare come collaterale i titoli di stato greci a collaterale nonostante il governo greco sia stato classificato come emittente spazzatura, e da qualche tempo ha anche iniziato ad acquistarli direttamente” (ibid., p. 171)

“Per salvare il progetto della moneta unica la BCE è arrivata ad annunciare nel maggio 2010 l’acquisto diretto di titoli di stato” (ibid., p. 119)

“Trichet aveva attraversato il Rubicone con la decisione di acquistare direttamente titoli di stato (anche se sotto il profilo economico non c’è sostanziale differenza tra acquisti diretti e accettazione come collaterale)” (ibid., p. 151).

“L’11 marzo 2011, inoltre, è stato intrapreso un ulteriore passo verso la realizzazione di un’Unione europea dei trasferimenti … Nella sostanza si è costruito un procedimento non dissimile all’emissione diretta di Eurobond in cui i contribuenti dei paesi solvibili acquistano indirettamente il debito pubblico di quelli insolventi” (ibid., p. 162)

“L’Euro è un fallimento non perché i paesi partecipanti abbiano caratteristiche diverse, ma piuttosto perché permette redistribuzioni a favore di quesi paesi che, tramite il sistema bancario e i disavanzi di bilancio, inflazionano l’offerta di moneta più velocemente degli altri” (Ibid., p. 180).

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