A vietare è capace qualunque imbecille

GIOVANNI BIRINDELLI, 30.12.2015

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

“Il piano del governo per l’emergenza smog: limiti a riscaldamento e velocità delle auto”

A vietare, così come a tassare, è capace qualunque imbecille.
L’imbecille è capace di vedere la causa diretta del problema: l’automobile che emette gas di scarico. Non è capace di vederne la causa primaria: l’assenza di diritti di proprietà, in questo caso nelle strade e nell’aria. Se questi diritti di proprietà fossero introdotti e difesi, l’inquinamento al di fuori dei rispettivi diritti di proprietà sarebbe una violazione degli stessi, allo stesso modo in cui costituisce una violazione dei diritti di proprietà del vicino il bruciare uno pneumatico quando il fumo prodotto dalla combustione lo danneggia. Difendere i diritti di proprietà (la libertà) ha due svantaggi:

  1. non è sempre facile a farsi e soprattutto
  2. richiede coraggio perché le masse, non essendo in grado di concepire un ordine spontaneo, non sono in grado di capire perché e come la difesa della libertà (che per ragioni etiche dovrebbe avvenire indipendentemente dalle sue conseguenze) migliora nel tempo i problemi (in questo caso l’inquinamento; in altri casi, per esempio, la povertà).


Al contrario, vietare e tassare (lo statalismo), sebbene sia la causa dei problemi che chi lo fa vorrebbe risolvere, ha due vantaggi:

  1. è molto semplice a farsi e soprattutto
  2. per gli stessi motivi di cui sopra è molto facile spiegarne le ragioni alle masse, quindi, in una ‘democrazia’ totalitaria, è la misura ideale.


Lo statalismo produce deresponsabilizzazione (cioè responsabilizzazione dello stato); la deresponsabilizzazione produce inquinamento (oltre che povertà diffusa). Pensare che sia possibile risolvere i problemi prodotti dalla deresposabilizzazione statalista con sempre maggiori dosi della stessa è una cosa che possono fare solo gli statalisti (p. es. i socialdemocratici), cioè gli imbecilli.

PS. Nel caso di eventuali obiezioni (p. es. relative ai cosiddetti ‘beni pubblici’), suggerisco di leggere “Proprietari di sé e della natura” di Novello Papafava (Liberilibri) e “Privatizziamo il chiaro di luna” di Carlo Lottieri e Guglielmo Piombini (Leonardo Facco Editore). Io non risponderò a eventuali obiezioni che non facciano riferimento anche a questi testi, che ritengo essere fra i migliori e più completi sul tema (p. es. segnalando quello che si dovesse ritenere essere un eventuale difetto nella loro argomentazione oppure il fatto che non includano una risposta all’eventuale obiezione).

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