Bruciare alberi e fare ‘leggi’

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.8.2017

 

“Ragusa: volontari dei Vigili del Fuoco appiccavano roghi per guadagnare soldi”.

Ora, uno sarebbe tentato di vedere questo come un problema di mele marce. E sicuramente, nel suo ambito ristretto, lo è. Tuttavia, dopo aver studiato la Scuola Austriaca di economia e la filosofia politica libertaria, diventa chiaro che questo episodio rappresenta di fatto l’attività principale dello stato moderno e dei suoi parassiti: creare problemi per poi tentare di risolverli ricevendo denaro “pubblico”, cioè estorto.

La differenza è che, nel caso specifico di cui sopra, il fuoco dopo viene effettivamente spento (anche se alcuni alberi ci metteranno decenni a ricrescere). Al contrario, la devastazione sistemica prodotta dalla macchina coercitiva statale nel lungo termine tende necessariamente a espandersi. Infatti quello che la produce è, in ultima istanza, la ‘legge’ intesa come strumento di potere coercitivo arbitrario. Questa di per sé rende il potere politico, chiunque sia a detenerlo, illimitato (in altre parole, rende il sistema politico, specie se democratico, totalitario). E la natura di un potere coercitivo illimitato è appunto espandersi. Sarebbe irrazionale pensare il contrario.

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