Indottrinamento fiscale

GIOVANNI BIRINDELLI, 18.5.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute, MiglioVerde)

Il Sole 24 Ore: “[Per spiegare le tasse ai bambini] il professor Fichera distribuisce monete di cioccolato, in modo diseguale: cinque ad alcuni, dieci ad altri e ancora di più ad altri. Poi, tra il centinaio di bambini che ogni volta partecipano, alcuni vengono indicati come ‘governo’ e altri come ‘esattori’. E dovranno provvedere alle spese della comunità, tassando i compagni.
«I bambini discutono sul livello delle ‘tasse’, sulla necessità di esentare i più ‘poveri’, su quanto far pagare ai ‘ricchi’». E concetti come l’equità, la solidarietà, la progressività diventano… elementari.”

Io credo che chi ha fatto questa ‘lezione’ abbia bisogno di studiare molto per capire cosa sono le tasse, cosa è la legge, cosa è l’uguaglianza davanti alla legge, cosa è la libertà, cosa è l’individualità, cosa è la violenza.

Lo scopo della ‘lezione’ era quello di giustificare una particolare forma di aggressione e, nello specifico, di violazione della proprietà privata: la tassazione (che è una misura coercitiva).

Se una persona qualunque facesse quello che fa il ‘governo’ quando tassa sarebbe considerata un criminale. La necessità di discutere questo dettaglio è stata tuttavia abilmente evitata dal professore nella sua ‘lezione’ semplicemente presupponendolo come dato. In particolare:

a) in primo luogo, egli ha presupposto come dati i privilegi di alcuni bambini, cioè il fatto che alcuni di essi (quelli arbitrariamente “indicati” come ‘governo’ e ‘esattori’) potessero compiere azioni che se avesse compiuto uno qualunque degli altri bambini (quelli “non indicati”) sarebbero state considerate crimini (nella fattispecie, furti);

b) in secondo luogo, ha presupposto come dato che solo il ‘governo’ e gli ‘esattori’ potessero provvedere alle spese della comunità (così escludendo a priori gli scambi volontari di mercato).

Inoltre, fra le altre considerazioni accuratamente evitate, c’è stata quella che l’uguaglianza di posizione materiale (p. es. di risorse economiche), quando è ottenuta con mezzi coercitivi (p. es. con misure redistributive), è logicamente incompatibile con l’uguaglianza davanti alla Legge.

Dal fatto che le persone hanno qualità diverse, interessi diversi, priorità diverse, preferenze diverse, che si trovano in posti diversi in momenti diversi, hanno storie diverse, si trovano in situazioni diverse, discende infatti:

1) che se esse vengono trattate allo stesso modo finiranno necessaramente in posizioni materiali diverse;

2) che l’unico modo per farle finire in posizioni materiali uguali (o anche solo meno disuguali) sarebbe quello di trattarle diversamente.

In altri termini, durante la ‘lezione’ è stato opportunamente sottaciuto il fatto che la progressività fiscale richiede un’idea astratta di uguaglianza davanti alla legge (la disuguaglianza legale) che è la stessa che sta alla base, per esempio, delle ‘leggi’ razziali.

La disuguaglianza legale infatti consiste nel fissare un criterio arbitrario (p. es. la razza o il numero di monete di cioccolata); nel formare, sulla base di questo criterio, categorie altrettanto arbitrarie di persone (‘ariani’ e ‘non ariani’; ‘poveri’ e ‘ricchi’); e infine nel trattare allo stesso modo le persone che sono state raggruppate nella stessa categoria ma in modo diverso quelle che sono state raggruppate in categorie diverse.

Così, senza contraddittorio, su invito di un politico, alla scuola dell’obbligo, una persona il cui reddito deriva da prelievo fiscale fa una ‘lezione’ a favore di quest’ultimo e della disuguaglianza legale a dei bambini. Che coraggio da leone! Quando si dice l’assenza di conflitto d’interessi… Un’onestà intellettuale e un senso della giustizia e dell’onore davvero impressionanti.

Forse, quando si parla di tasse, soprattutto ai bambini, potrebbe essere opportuno sentire campane diverse; magari, fra le altre, anche una che abbia un minimo di familiarità con la cultura della libertà. Altrimenti il rischio di queste ‘lezioni’ è che appaiano troppo chiaramente come delle forme di indottrinamento non diverse da quelle di sistemi totalitari da cui chi le fa e le organizza si sente molto distante. In effetti, l’unica differenza che personalmente riesco a vedere fra questo caso e quello di bambini educati a forza per diventare sostenitori di regimi violenti come ad esempio quello nazista, quello sovietico o oggi quello della Corea del Nord, è la particolare forma di aggressione che si vuole giustificare e a cui li si vuole indottrinare.

2 thoughts on “Indottrinamento fiscale

  1. griago May 19, 2016 / 1:36 pm

    Non ho letto l’articolo del quotidiano, ma immagino che il professore abbia sorvolato sui motivi per cui un bambino si trovava ad avere più monete di cioccolato di altri.
    In questo modo il professore impiantava nella mente dei pargoli il concetto che la ricchezza è un privilegio caduto dal cielo al pari delle monete di cioccolato. Ha fatto leva su un sentimento naturale dei bambini applicato in un caso molto particolare per poi generalizzarlo.
    Le cose avrebbero tutto un altro sapore se avesse invitato preventivamente i bambini a fare un lavoretto sulla base del quale sarà adeguatamente pagato in monete di cioccolato.
    Non sarebbe ancora come funzionerebbe la realtà se gli scambi fossero liberi (in quanto è sempre l’insegnante che decide arbitrariamente come pagare il singolo bambino per il lavoro fatto), ma quantomeno toglierebbe alla retribuzione la caratteristica di essere indipendente dal lavoro svolto.
    Se anche solo venisse fatto questo primo passaggio vorrei vedere se il bambino che si è impegnato di più, che ha prodotto qualcosa di gradito, di unico verrebbe considerato un privilegiato. Vorrei vedere se quei bambini riterrebbero giusto spoliare coloro che hanno prodotto qualcosa di buono solo per avere tutti le stesse monete di cioccolato. E vorrei vedere quanto tempo impiegherebbero a capire che se la retribuzione è indipendente da quanto effettivamente prodotto gradualmente tenderanno tutti a non produrre più nulla.
    Che dire poi se si facesse l’ulteriore passo per cui a decidere quanto pagare i lavoretti fatti non sia più l’insegnante, ma i bambini stessi sulla base delle loro preferenze, dei loro gusti, dei loro apprezzamenti? I bambini smetterebbero di urlare all’insegnante che il loro lavoro è sottopagato rispetto a quello degli altri bambini e sarebbe giusto un aumento delle monete di cioccolato per loro, smetterebbero di perdere gran parte del tempo a cercare di convincere l’insegnante della bontà delle loro posizioni, e finalmente cercherebbero di produrre quel che effettivamente piace agli altri bambini, riuscendo finalmente tutti a raggiungere una maggior soddisfazione.
    E neanche mi meraviglierei di trovare tra quei bambini quelli che daranno volontariamente una moneta di cioccolato a quel loro compagno di classe che sanno bene non avere sufficienti capacità di fare qualcosa di buono per gli altri, sapendoli distinguere da quelli che sono scansafatiche ed opportunisti.

    • Catallaxy May 19, 2016 / 1:52 pm

      Grazie del commento. Perfettamente d’accordo su tutta la linea, naturalmente.

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